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Operatori cimiteriali a rischio, dopo 3 anni il Comune li manda via Breaking news, Cronaca

Palazzo Vecchio, sede storica del Comune di Firenze

 

Firenze – Non si sono ancora sopite le polemiche sollevate dalle ultime assunzioni “a chiamata” messe in atto dall’amministrazione, che un nuovo caso sembra essere in grado di scuotere di nuovo il Palazzo. Questa volta, non si tratta di assunzioni ex art.90 o 110, bensì di una storia che coinvolge tre operatori cimiteriali assunti a tempo determinato, che rischiano di vedersi “licenziare” alla scadenza del rapporto lavorativo, il 5 maggio prossimo. Sebbene, ed è questo l’elemento che fa divampare la polemica, siano trascorsi 3 anni di lavoro nel corso dei quali i loro contratti sono sempre stati rinnovati; elemento, questo, che li metterebbe nelle condizioni di poter usufruire del “decreto Madia” (nei cui requisiti, grazie ai tre anni di attività svolta, rientrano) che potrebbe portarli alla stabilizzazione.

I protagonisti sono tre uomini di 62, 57 e 41 anni. Un’età in cui, se possibile, la precarietà e la cessazione di un rapporto di lavoro fa ancora più male, in quanto è, se possibile, ancora più difficile ritrovare occupazione. Un’età in cui si è già formata una famiglia, si hanno figli e spesso si è anche il principale percettore di reddito famigliare. La vicenda prende inizio qualche anno fa, quando, per motivi di sottorganico, i tre furono “pescati” dalla graduatoria del concorso, scaduto il 31 dicembre scorso, che aveva selezionato lavoratori a tempo indeterminato. I nostri tre protagonisti furono dunque assunti, a tempo determinato, il 6 maggio 2015. Tuttavia, man mano che il contratto scade, il rapporto viene sempre rinnovato, sempre per motivi legati alla carenza di personale.

Eppure, la notizia, in questo mese d’inizio 2018, è di quelle che i tre pensavano ormai di non dovere più sentire: alla scadenza, il 5 maggio prossimo, il loro contratto non sarà rinnovato e dovranno “levare le tende”. Non perché ormai non siano più necessari gli “operatori cimiteriali”, che continuano a essere pochi rispetto al fabbisogno; ma perché nel fabbisogno organico comunale non è stata prevista questa figura. Quindi, sebbene a maggio maturino i tre anni necessari per l’applicazione della legge Madia, per loro non ci saranno santi in paradiso e al posto della stabilizzazione su cui contavano le tre famiglie, verrà dato luogo a tre non rinnovi. Fuori dal linguaggio burocratico, si ritroveranno senza lavoro. Per di più, in un’età in cui la perdita del lavoro è uno dei peggiori incubi che possa realizzarsi.

“La situazione è a questo punto perché sono “figli di nessuno” – dicono dall’Usb – si tratta di una situazione simbolica, in cui i tre protagonisti non sono e non saranno i soli a trovarsi. Una situazione “simbolo”, di cui ci chiediamo come mai l’amministrazione comunale non faccia lo sforzo di prendersela a cuore come invece è stato fatto in altre occasioni. E le occasioni di perplessità sono tante: perché, ad esempio, non è stato previsto, nel fabbisogno dell’organico, la figura di operatore cimiteriale, posto che la carenza è ben nota a tutti e si tratta di figure necessarie per il mantenimento dei servizi cimiteriali a gestione diretta?”.

Il paragone con altre vicende scatta spontaneo – conclude Stefano Cecchi, Usb comunale temo che ormai ci si trovi di fronte a due categorie, quella “degli amici” e quella dei “figli di nessuno” e per questi ultimi manca la volontà di intervenire. Come al solito, si usano, al di là delle promesse da campagna elettorale, due pesi e due misure. Ciò che chiediamo, in questo caso come in altri casi che dovessero presentarsi, è l’applicazione del decreto Madia”. Insomma, se questa è la vicenda, e questa la richiesta del sindacato, resta insoluto, ad ora, l’interrogativo più pauroso che una famiglia si possa porre, come dicono i tre protagonisti: “Cosa succederà, dopo?…”.

 

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