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Palazzo Vecchio, chi paga la crisi? L’accordo non chiude le polemiche Cronaca

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La lettera ai dipendenti di Matteo Renzi, sindaco di Firenze, all'indomani dell'accordo raggiunto per pagare ai lavoratori di Palazzo Vecchio i premi incentivanti e le indennità notturne e festive (queste ultime riguardano circa un migliaio di lavoratori) spinge forte sul tema della crisi. Crisi economica internazionale, italiana e fiorentina, cui tutti sono tenuti a "dare" del loro. "Credo che lo sforzo di questa amministrazione chiamata ad affrontare delicate vicende del presente ma anche del passato, meriterebbe da parte dei rappresentanti dei lavoratori un atteggiamento diverso – è l'incipit della lettera di Renzi ai dipendenti comunali, ricordando con "amarezza" i toni della discussione dell'assemblea tenuta dai lavoratori comunali e dai rappresentatnti sindacali giovedì scorso – ma non ho voglia di alimentare polemiche. In questo momento di crisi economica e finanziaria e soprattutto di sfiducia verso le Istituzioni, abbiamo il compito di mostrare l’orgoglio di lavorare insieme per la Pubblica Amministrazione. E sotto questo aspetto, ho potuto apprezzare come la maggioranza dei dipendenti abbia sempre mostrato un grande impegno, nonostante la difficoltà di questi anni, in cui lo scarso turn-over ha chiesto a tutti un maggiore impegno, senza riconoscimento economico a causa del blocco degli stipendi imposto a livello nazionale fin dal 2010". Insomma, saranno pagati ai dipendenti i premi incentivanti come le indennità, ma serve uno sforzo comune e un sacrificio di tutti perchè i soldi sono pochi e, prevedibilmente, saranno ancora di meno.

Una paterna raccomandazione che riguarda i dipendenti comunali. Vale a dire, buona parte di coloro che mandano avanti l'attività di Palazzo Vecchio, che stanno allo sportello mettendoci la faccia e prendendosi gli improperi, i malumori, le male parole (è successo anche di più) di cittadini spesso giustamente esasperati dalle lentezze delle trafile burocratiche del Palazzo, dai sistemi obsoleti di comunicazione, e via dicendo. Di quelli che lavorano senza apparire negli uffici, competenti e silenziosi, preparati e continuamente aggiornati, senza i quali spesso il "capo" non saprebbe neppure di che natura sia l'atto sottoposto alla sua firma. Ma da dove vengono i soldi che i lavoratori di Palazzo Vecchio reclamano come propri?

Ebbene, quei soldi, sostengono i lavoratori, "sono previsti dal contratto". Ed è uno di loro, che chiede l'anonimato, a spiegare il meccanismo: provengono infatti da un Fondo per la produttività dei lavoratori che viene accantonato e previsto per contratto come voce di bilancio. Ma a quanto ammontano, questi famosi Incentivi?
"Arrivano a un tetto di circa 800, massimo mille euro lordi, che vengono ricevuti una volta all'anno – continua il dipendente comunale – poca cosa si dirà. Certo, ma quegli ottocento euro (lordi) sono per molti di noi una o due rate di mutuo, il canone dell'affitto, i soldi per pagare gli studi al figlio. Vale a dire, soldi necessari per riuscire a far quadrare un bilancio famigliare che spesso, di questi tempi, è sull'orlo della catastrofe". Del resto, come viene riportato anche da una nota dell'Usb,  persino il sindaco, in sede di confronto sindacale, ha ammesso che, in questa fase economica, per "campare" normalmente servono almeno 2mila euro al mese. Che per molti, anche in Palazzo Vecchio, sono ancora e resteranno un miraggio. Lo stipendio medio di un impiegato comunale è infatti di 1300 euro mensili circa.

Per molti, ma non per tutti. Infatti, le figure apicali dell'amministrazione di Palazzo Vecchio non hanno certo di questi problemi. Cominciamo dal fondo per "i premi di risultato". "Si chiama in un altro modo, ma il principio è lo stesso: si tratta di un fondo separato, e che serve ai dirigenti per i risultati di gestione" continua il dipendente. Ammontare? 20mila euro circa, "liquidati" alla fine del 2011 (ora stanno predisponendo quelli del 2012) agli apici amministrativi. Sono somme dovute per la realizzazione degli obiettivi prefissati e corrispondono ai premi incentivanti degli impiegati.  Nonostante i soldi che scarseggiano, i sacrifici sono richiesti ai dipendenti (quelli che prendono 800 euro lordi di incentivi, è bene ricordarlo): una crisi che vale dunque in modo diverso. Consegnati a dirigenti con un ammontare lordo di stipendio annuo che va spesso oltre i 100mila euro. "Un fondo su cui non è stato richiesto neppure il controllo del Mef che invece è stato "invocato" dall'esponente Pdl Gabriele Toccafondi sul fondo dei dipendenti – ricorda -  controllo che si è concluso con una dichiarazione di "illeggittimità" circa il metodo di "progressione orizzontale"  che ha fatto fronte per anni al blocco degli stipendi".

Il meccanismo applicato fu questo: dal momento che gli stipendi dei dipendenti comunali rischiavano di rimanere "congelati" per l'assenza di concorsi pubblici sia interni che esterni (vale a dire il blocco della progressione di tipo verticale, ovvero la scala gerarchica) si pensò di creare fasce orizzontali per cui non si assumevano posizioni di livello maggiore bensì si "avanzava" nella stessa posizione attraverso percorsi di formazione. Lo "scatto" di stipendio prevedeva somme minime (anche 20 euro) per assicurare un minimo di adeguatezza agli stipendi.
Tranne che, all'indagine del Mef (reclamata solo sul fondo dei dipendenti, è bene ricordarlo) risultò che il sistema non era congruo a quello nazionale. Dunque, bisognava rendere i soldi ricevuti "indebitamente". Primo interrogativo: chi paga? Il dipedente che ha ricevuto le somme o i dirigenti che hanno avvallato il sistema e firmato gli atti, assicurandone così legittimità ed efficacia? .. "Questione ancora sospesa – dice il dipendente comunale – con il tentato congelamento del fondo per la produttività dei lavoratori, viene il sospetto: non sarà mica che si pensava di "rendere" le somme dovute dopo le conclusioni del Mef con quel fondo?". Se il sospetto fosse fondato, in un modo o nell'altro, a pagare erano solo gli "operai" della pubblica amministrazione. Dubbio e domanda conseguente: nessuna responsabilità dunque per chi ha firmato gli atti e avallato la procedura dandole non solo avvio e concretezza, ma anche legittimità ed efficacia? …

Intanto, proprio per la crisi, sotto il mirino dell'amministrazione ci sono alcuni fra i servizi pubblici più importanti, come asili nido e scuole materne. In effetti, tornando al sindaco, una cosa è indiscutibile: al giorno d'oggi, una famiglia con figli deve avere almeno un'entrata di duemila euro per avere un minimo di sicurezza economica. Non grandi cose, intendiamoci, ma almeno per assicurare il soddisfacimento dei bisogno primari: alimentare, educazione, casa, bollette.
Perfetto. D'altro canto però si arriva a decidere che l'esternalizzazione è il principio base della fornitura di servizi pubblici del Comune di Firenze. Motivo: costa meno. E' vero. Ma quel costo minore si traduce per gli operatori delle cooperative, in uno stipendio più basso rispetto a quello dei degli operatori assunti (sebbene precari ) dal comune: ci si aggira intorno agli 800-900 euro mensili per un servizio che dovrebbe essere uguale a quello prestato in precedenza dai lavoratori comunali. Ben lontani dunque dai duemila euro "necessari", conseguenza tuttavia (gli ottocento euro) di una scelta precisa dello stesso Comune. Insomma, si predica bene e si razzola male. Un momento: allora, chi paga la crisi?!… 

 

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