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Presidio al cantiere Foster: “Lavoriamo senza essere pagati” Breaking news, Cronaca

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Firenze – Ci vogliono risposte, per i circa sessanta lavoratori del cantiere Foster oggi in presidio in via Circondaria, che domani mattina si recheranno “in passeggiata” alla sede dell’RFI mentre giovedì saranno a un incontro in Regione.

I lavoratori infatti hanno spiegato, stamattina, che la mensilità di febbraio deve ancora essere corrisposta, ma nessuno dice quando questo avverrà; che dovranno da ora in poi  anticiparsi il pagamento dei viaggi (sono quasi tutti trasfertisti dal sud) “perché l’azienda non lo fa più direttamente promettendo rimborsi futuri” e da giovedì anche i pasti, “perché i ristoranti convenzionati dicono di non essere stati pagati e quindi non li forniranno più”.

Per questo, le azioni sono state messe in campo da Filca-Cisl, Fillea-Cgil e Feneal-Uil “per cercare di ottenere una risposta per i lavoratori Nodavia (ad oggi una sessantina) impegnati sul cantiere della stazione Foster di Firenze e che vivono giornate di angoscia”, causa le difficoltà dell’azienda, la Condotte Spa, che controlla Nodavia, che ha chiesto di essere ammessa al concordato. Del resto, la realizzazione dell’infrastruttura va avanti a rilento, e le conseguenze ricadono proprio sui lavoratori.

Una nota di solidarietà ai lavoratori di Condotte spa giunge dal Comitato No Tunnel Tav, che ricorda: “Tutto questo è frutto di scellerate scelte dei decisori politici e della dirigenza di Condotte stesse; le molte inchieste della magistratura sulla società hanno reso evidente il “sistema” devastante alla base delle grandi opere inutili”.

Inoltre, attacca il Comitato, “Non sono esenti da responsabilità neanche i sindacati confederali che hanno difeso acriticamente la realizzazione di un’opera sbagliata e dannosa rifiutando sistematicamente ogni confronto.
Il Comitato ricorda – prosegue la nota – che se si fossero realizzate opere di cui ci sono effettive necessità (messa in sicurezza del territorio, potenziamento delle linee esistenti, realizzazione di una rete di treni metropolitani, eccetera) con gli stessi soldi buttati nel ventre della città si sarebbero creati molti più posti di lavoro e reso un servizio alla collettività. Invece la scelta di un progetto sbagliato solo per finanziare grandi imprese – che oggi possiamo documentatamente dichiarare parassitarie – comporta lo sperpero di enormi risorse pubbliche senza alcun vantaggio se non per la proprietà e la dirigenza delle imprese costruttrici”.

Per quanto riguarda il destino dei lavoratori, “una politica intelligente – dicono dal Comitato – favorirebbe l’auto-organizzazione di questi lavoratori in imprese di vero impianto cooperativo e li impiegherebbe nella realizzazione di strutture di cui i cittadini hanno bisogno, nella manutenzione di un territorio bellissimo ma fragile, nella conservazione di un patrimonio artistico e culturale che fa invidia al mondo, nella realizzazione di un efficiente servizio di trasporto pubblico che liberi la città dall’assedio dell’inquinamento”.

Infine, ecco i numeri del sottoattraversamento, secondo il Comitato No Tunnel Tav:

Costi: alla fine del 2016 il valore di quanto realizzato era di circa 275 milioni di euro; i costi ulteriori (riserve) pretesi dal costruttore al 2014 ammontavano a quasi 400 milioni, nel 2018 è presumibile siano almeno nell’ordine di 600 milioni. I cantieri, anche se fermi o con lavori rallentati, costano molto, così siamo arrivati a quasi 1 miliardo di euro.

I posti di lavoro: nel periodo di maggior attività dei cantieri – alla fine del 2016 – sono stati presenti nel cantiere 63 operai e negli uffici 44 impiegati. La presenza media nel 2016 è stata di 47 operai e 40 impiegati.

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