Presidio Educatori, in 300 sotto la Prefettura: “Non è che l’inizio” | StampToscana
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Presidio Educatori, in 300 sotto la Prefettura: “Non è che l’inizio” Breaking news, Cronaca, Opinion leader

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Firenze – Un presidio affollato, una rabbia che è anche determinazione, la voglia di lottare per il proprio diritto a condurre “un’esistenza libera e dignitosa – come dice Piera, laureata come la maggioranza assoluta, educatrice dal 2002 presso la cooperativa Di Vittorio, eppure sempre appesa al filo dei cosiddetti “contratti part time verticali” – perché è un diritto primario sancito dalla Costituzione. E come possiamo condurre un’esistenza libera e dignitosa, se, pur occupandoci di fasce fragili e problematiche, siamo “sospesi” dal servizio per i mesi estivi, senza alcun ammortizzatore sociale, senza speranza di mutare il contratto?…”. Con conseguenze “letali” anche sui contributi Inps, dal momento che, lavorando a singhiozzo e pur essendo a tempo indeterminato, i tempi di “congelamento” si sommano fino a decurtare dalla pensione (“chi ci arriverà”, dicono altre colleghe che intervengono nell’affollato presidio che si è tenuto stamattina sotto la Prefettura di Firenze) anche dieci anni contributivi. “Significa – dicono gli esponenti sindacali presenti, Stefano Cecchi dell’Usb e Jacopo Geirola della Cgil – che questi lavoratori, col regime part-time verticale/misto, vedono il riconoscimento dei contributi non sulle 52 settimane annue, ma su quelle di lavoro. Con l’ovvio risultato di “perdere” anche 10 anni di contributi”. Insomma, becco e bastonato, come si dice comunemente: lavorano i mesi invernali, sono in “sospensione” nei mesi estivi, e lì dovrebbero smettere di mangiare, bere, pagare le tasse e le bollette, affitti e mutui: perché per il sistema del part time verticale, nei mesi estivi è come se non esistessero, se entrassero in “frigorifero”. Tant’è vero che non godono neppure di ammortizzatori sociali, come ad esempio capita nei casi in cui i contratti a tempo indeterminato sono a tempo pieno, se putacaso succede di dover rimanere a casa per “mancanza” di lavoro. Dunque, doppia perdita: contributiva e di mancanza di stipendio.

educatori 3Il nerbo del presidio di stamattina (che ha contato almeno trecento persone) era costituito da  lavoratori negli appalti educativi scolastici di assistenza all’handicap, educativa domiciliare, pre e post-scuola, accompagnamento scuolabus. Con la presenza di una delegazione di Bologna, a testimonianza che il problema è grosso ed è a livello nazionale. Dai lavoratori di Bologna poi viene accesa anche un’altra preoccupazione, vale a dire il fatto che, non essendo più “stringente la “clausola sociale” (vale a dire, quella che assicura il riassorbimento dei lavoratori al cambio di appalto) si aggiungono ancora altre preoccupazioni. Ma senz’altro, continua Fabio, di Bologna, “uno dei problemi principali è proprio la sospensione estiva, la scelta di dividere i servizi estivi da quelli scolastici”. 

Non solo. In mezzo agli educatori, anche una rappresentanza di operai metalmeccanici della Piaggio. Il loro problema è inverso: loro lavorano principalmente d’estate e sono “sospesi” d’inverno. Di fatto sono circa 7 mesi di lavoro (da marzo a settembre) più 5 di congelamento. Senza nessun ammortizzatore sociale, anche in questo caso. “Fino a qualche tempo fa, questo contratto, comunque a tempo indeterminato, era il primo passo per avvicinarsi al full time – dicono i lavoratori della Piaggio – e questa era anche la nostra speranza. Ma da sette anni ci troviamo di fronte questa situazione senza che si sia fatto un passo avanti”. Una scelta aziendale, quella di concentrare il lavoro in sette mesi e diradare gli impegni negli altri mesi, che tuttavia, se anche va ad incidere sui colleghi full time, vede questi ultimi godere dei paracaduti previsti, ad esempio la cassa integrazione. Ma per i lavoratori a tempo indeterminato e part time verticale, ciò non succede. Anche nell’azienda privata.

Un problema che comunque appare anche legato alla spinta “esternalizzante” che viene dalla “riorganizzazione” del welfare, almeno per quanto riguarda il sistema pubblico, tant’è vero che, come assicurano sindacati e lavoratori, ormai la totalità dei servizi educativi di “supporto” è affidato alle cooperative e al sistema degli appalti. A Firenze, in particolare, la Di Vittorio, l’Agorà mentre si affaccia l’Aurora. Così, se da un lato si gioisce per il crescere dei numeri e l’espandersi dell’importanza delle cooperative in particolare nel settore dei servizi, tuttavia il rischio che segnala in particolare l’Usb è che, espandendosi la tendenza e diventando sistema, di fatto ci vadano di mezzo i diritti dei lavoratori. E l’esempio dei lavoratori della Piaggio, pur appartenendo all’ambito produttivo dei privati, secondo il sindacato di base è la riprova che si sta parlando di una modalità non temporanea, magari dovuta alla crisi, bensì a una vera e propria “ristrutturazione” del lavoro. Chi ci guadagna e chi ci perde, dicono dall’Usb, è cosa facile da registrare.

Ma la questione dei part time verticali e degli appalti rischia di spostarsi anche in altre direzioni. “Ormai ci si trova di fronte a situazioni in cui, nella stessa scuola, convivono insegnanti di ruolo con contratti nazionali, nuclei precari, educatori delle cooperative, “bidelli” e addetti alle pulizie e alle mense appaltati. A quanto ammonta il risparmio? … “.

Del resto, ciò che guadagnano questi lavoratori nel corso dell’anno spesso non supera i 10mila euro. Troppo poco, per pagare mutui, bollette e affitti. E anche per “spesarsi” nel momento del “congelamento”, estivo o meno. Si torna al problema posto dall’educatrice in primis: “Vorrei assicurarmi, col lavoro, un’esistenza libera e dignitosa”. Ma il problema, incalzano ancora i lavoratori, è che non metti al sicuro neppure la vecchiaia. “E poi – conclude Piera – dal momento che siamo a contratto indeterminato, lo vogliono anche far passare per “lavoro buono” …”.

educatori 2Infine, in delegazione, con Stefano Cecchi, Jacopo Geirola e alcuni lavoratori, viene portata una lettera al Prefetto. A riceverli, una dirigente, che assicura loro che la missiva verrà portata a conoscenza di chi di dovere. Perché in realtà, sebbene i lavoratori continuino a fare cause nei confronti dell’Inps per la questione contributiva e magari a vincerle, l’Inps ha le mani legate in quanto prima di qualsiasi cosa è necessario cambiare la norma. E questo solo la politica può farlo. Fra le varie iniziative, dicono i sindacati, ci sarà anche quella di sottoporre la vicenda ai parlamentari toscani affinché se ne facciano carico nei confronti del governo centrale.

Sul tema, http://www.stamptoscana.it/articolo/toscana-cronaca/pensioni-difficili-per-i-lavoratori-a-singhiozzo-vertenza-pronta

 

 

 

 

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