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Banche sotto tiro, Firenze come l’Europa Cronaca

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L'austerità ha fallito, basta con il predominio delle banche e con i tagli ai servizi essenziali: queste le parole, questi gli slogan più frequenti uditi stamattina dagli oltre 30mila partecipanti allo sciopero generale europeo a Firenze, finalmente baciata da un bel sole, organizzato dalla Ces (Confederazione Europea dei sindacati) in tutta Europa contro le politiche di austerità. Due cortei distinti, quello dei Cobas, collettivi e mondo delle associazioni e quello della Cgil, partita da Piazza Indipendenza per terminare in Piazza Santissima Annunziata, dove sono confluite le manifestazioni delle province di Arezzo e Pistoia, le uniche ad essere confermate dopo l'annullamento per le province colpite duramente dal maltempo, alle quali è stato dedicato un minuto di silenzio. Un fiume di persone, dagli studenti ai dipendenti pubblici e comunali, ai lavoratori delle industrie toscane e disoccupati, con bandiere e striscioni, si è snodato lungo le vie del centro storico per chiedere una fiscalità più equa, più lavoro per i giovani e i disoccupati, e il mantenimento del welfare, dalla scuola alla sanità.
In piazza del Duomo, la Fiom Firenze ha steso uno striscione di oltre cento metri: “Il Duomo è a passo d'uomo la democrazia non è al passo con i lavoratori, no ai licenziamenti”. Contro la sede della Bankitalia, invece, sono state lanciate delle uova piene di vernice, al passaggio del corteo dei Cobas.

Ma sono i volti delle persone a parlare. “Non sappiamo che fine faremo, siamo 210 persone in attesa di conoscere il nostro destino- commenta Irene, dipendente del comune di Firenze, maestra dell'infanzia- Le nostre colleghe, assunte con l'ultimo concorso, sono state già mandate a casa e anche noi temiamo di fare la stessa fine”. Sono donne, quasi tutte oltre i 40 anni, con famiglie e figli da mantenere. La preoccupazione si dipinge sul volto, e non sono le sole. Più avanti c'è un gruppo di giovani, età compresa tra i 20 e i 30 anni, che gridano “Il futuro è nostro” con foga e rabbia: “Sono laureato, ho fatto anche un master- precisa Antonio, siciliano ormai stabilitosi a Firenze- ma di lavoro serio neanche l'ombra. Una volta ho avuto un contratto per due settimane. Forse la soluzione è andare all'estero?” si chiede con un sorriso amaro. Ma il precariato non riguarda solo i più giovani, ci sono anche gli ultra cinquantenni che si sono ritrovati senza lavoro per la chiusura, o riduzione del personale, delle aziende, come la Richard Ginori, la Elettrolux, la Menarini ed Edison. La voglia di parlare è poca, preferiscono ascoltare il comizio conclusivo del segretario della Camera del Lavoro di Firenze, Mauro Fuso, che esordisce: “Oggi è una giornata di azione e di solidarietà tra i popoli d'Europa. L'alternativa c'è ed è possibile”. Uno di loro, operaio cassaintegrato, capelli bianchi e profonde rughe sul volto, si volta e commenta: “Ecco, speriamo che siano solidali anche con noi. Non vogliamo fare la fine dei greci e dei portoghesi”. Presenti sul palco anche il presidente della Regione Enrico Rossi, della provincia Andrea Barducci e il sindaco di Sesto fiorentino, Gianni Gianassi. Non è mancato nemmeno un affondo contro gli altri sindacati, Cisl e Uil, che hanno preferito non scendere in piazza.

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