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Il blog di Francesco Colonna
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Rifugiati rilanciano: “Via a un tavolo condiviso in cui ci siamo anche noi” Cronaca

somali

Firenze – Rilancia, l’occupazione di via Spaventa, quella dei somali nella casa dei Gesuiti a Firenze, di fronte alla lettera che padre Ennio Brovedani ha inviato sia al Comune che all’assemblea degli occupanti e al Movimento di Lotta per la Casa che li ha sostenuti. Rilancia la richiesta primaria, quella iniziale, vale a dire la convocazione di un tavolo condiviso in cui, insieme a Prefettura, Comune, proprietà dell’immobile, siano presenti anche loro, i rifugiati,quelli che vedono su quel tavolo decidere dei propri destini.

Perché una cosa almeno, in questo grande caos che sembrerebbe risolversi solo con uno sgombero da più parti invocato ma mai richiesto dai Gesuiti, è chiara per gli occupanti: prima di uscire chiedono che sia loro assicurato il fondamento di un’esistenza dignitosa: almeno, una sistemazione sotto un tetto finalmente stabile. Non vogliono, i rifugiati, essere di nuovo preda di “progetti di accoglienza” costosi e inutili, che, alla scadenza, li lasciano ogni volta un po’ più disperati e un po’ più soli.

Così, dopo aver ricordato l’episodio scatenante di tutto ciò, vale a dire la morte di Alì Muse, il 20 gennaio scorso, dentro il rogo dell’ex-Aiazzone, l’assemblea spiega: “Non siamo più disponibili ad essere usati e poi scaricati da un sistema dell’accoglienza che arricchisce le cooperative che la gestiscono Abbiamo bisogno di lottare per affermare la nostra vita di esseri umani, per non essere più trattatti come strumenti per il loro business dalle cooperative, come schiavi da caporali e padroni, come cittadini di serie B dalle istituzioni. Dopo anni di sfruttamento in Italia vogliamo i nostri diritti, a partire da un soluzione abitativa stabile e dignitosa”. Non solo, aggiunge l’assemblea di via Spaventa, “le nostre proteste, anche quando il corpo di Alì Muse era ancora caldo, hanno sempre ricevuto porte chiuse in faccia da parte del Comune e della Prefettura, oltre che le manganellate della polizia”.

Stanchi delle ipocrisie. E’ questo, che ribadiscono gli occupanti di via Spaventa, che alle istituzioni ricordano i soldi spesi per “costose mostre”, mentre i migranti vengono trattati “come cani”,ai politici “che si fanno belli con i discorsi sull’accoglienza” ma “da mesi si rifiutano di incontrarci”, all’assessore Funaro il suo rifiuto di parlare “con chi vive nell’illegalità”, alla proprietà stessa di aver detto “di mettere le persone prima dei soldi”, mentre “si prepara ad invocare il nostro sgombero”. Forse, la dignità che padre Brovedani ha richiesto tante volte per loro, “è anch’essa a tempo determinato, come le “accoglienze proposte dal Comune?”.

La lettera dell’assemblea di via Spaventa conclude: “Sui i giornali si parla di un “ultima proposta” che verrà presentata agli occupanti, un ultimatum prima dello sgombero. La attendiamo e la valuteremo con attenzione, ma è chiaro che noi da qui non ce ne andremo senza un soluzione abitativa stabile e dignitosa. Ognuno si assuma le proprie responsabilità: il Comune, la Prefettura, la proprietà dell’immobile. Come abbiamo fatto fin dal primo giorno, ribadiamo la richiesta di un tavolo inter-istituzionale in cui venga accettata una nostra delegazione per trovare una soluzione condivisa”.

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