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Screening oncologici, la Regione Toscana nel gruppo delle più virtuose Breaking news, Cronaca, STAMP - Salute

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Firenze – La Regione Toscana continua a registrare un’ottima performance per quanto riguarda la prevenzione secondaria. I dati relativi al 2016 sono stati presentati stamani nel corso di un convegno organizzato dall’Ispo (Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica) dedicato, appunto, ai programmi di screening oncologico della Regione Toscana, che si è tenuto a Firenze nell’auditorium di Sant’Apollonia. Nel corso del convegno, è stata annunciata anche la fusione tra Ispo e Itt: dal 1° gennaio 2018 ci sarà un unico ente, che si chiamerà Ispro (Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica).

I risultati confermano che l’indicatore LEA, Livelli essenziali di assistenza (rapporto tra aderenti al test di screening e popolazione eleggibile all’invito) si mantiene costante rispetto al biennio precedente, raggiungendo un punteggio di 13 su un valore massimo di 15. La nostra Regione si colloca quindi tra le 4-5 più virtuose d’Italia. Nello specifico, il dato di estensione medio regionale (rapporto tra invitati e popolazione eleggibile all’invito) di tutti e tre i programmi di screening (mammella, collo dell’utero e colon-retto) si posiziona, analogamente al 2015, sempre al di sopra del 90%, evidenziando una pressoché totale copertura della popolazione.

“Il risultato del 2016 è un valore stabile ormai da tre anni – ha sottolineato l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi nel saluto che ha fatto al convegno – noi ci auguriamo, non solo che rimanga tale, ma che raggiunga il massimo valore. Sappiamo che i tumori aumentano con l’aumentare dell’età, e che in Italia, e in Toscana in particolare, la popolazione anziana è costantemente in crescita. In uno scenario come questo, la prevenzione oncologica in generale, e gli screening in particolare, devono fare la loro parte e devono farla bene. Per i tre tumori oggetto dei programmi di screening i dati epidemiologici parlano chiaro: riduzione della mortalità per il tumore della mammella, riduzione di mortalità e incidenza per i tumori del colon-retto e del collo dell’utero. Vogliamo dunque – ha detto ancora Saccardi – continuare su questa strada, e migliorare ancora. Per esempio, chiediamo che le a ziende si organizzino per estendere lo screening mammografico dai 45 ai 74 anni. E che individuino modalità in grado di attrarre maggiormente la popolazione maschile per quanto riguarda la partecipazione al programma di screening colo-rettale”.

Questi i risultati degli screening oncologici in Toscana nel 2016 (l’estensione è il rapporto tra invitati e popolazione eleggibile all’invito; l’adesione è il rapporto tra aderenti al test di screening e invitati):

Screening mammografico: estensione 95,7%; adesione 72,9%

Screening cervicale (collo dell’utero): estensione 100%; adesione 56,6%

Screening colo-rettale: estensione 93,6%; adesione 49,3%.

Il valore medio di adesione è molto buono sia per lo screening mammografico (72,9%) che per quello del collo dell’utero (56,6%), attività di prevenzione ormai ben consolidate e apprezzate dalle donne. Mentre il dato di adesione del colon-retto si mantiene stabile ormai da anni intorno al 50% (in linea con i dati medi italiani); come osservato anche a livello nazionale, nell’adesione a questo screening ci sono differenze di genere, con una maggiore partecipazione delle donne (51,8%) rispetto agli uomini (46,5%).

Si continua a osservare ancora una grande variabilità tra un’azienda e l’altra (i dati sono ancora elaborati in base alle 12 ex Asl). Mentre per alcune Asl il dato è buono e costante nel tempo, per altre è fluttuante, con cause diverse: personale insufficiente, inadeguatezze organizzative, carenza di risorse tecnologiche.

Da qualche anno si analizzano i dati di adesione agli screening anche per la popolazione migrante: complessivamente i valori medi di adesione della popolazione proveniente da Paesi a forte pressione migratoria sono inferiori a quelli della popolazione appartenente a Paesi a sviluppo avanzato, ma si osservano anche vistose differenze tra un’azienda e l’altra.

Nel corso del convegno, il direttore di Ispo Gianni Amunni ha annunciato una novità: l’istituzione di un nuovo istituto, che nasce dalla fusione di Ispo e Itt (Istituto Toscano Tumori): “Dal 1° gennaio 2018 - ha detto Amunni – sarà operativo un nuovo ente, che si chiamerà Ispro (Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica). Non sarà una semplice unione giuridica tra Ispo e Itt, ma piuttosto l’espressione di una volontà forte di governo dell’oncologia regionale, in cui i modelli siano massimamante condivisi e strutturati. Con il nuovo ente, intendiamo essere più vicini alle singole realtà e condividere più profondamente azioni migliorative, protocolli, iniziative di ricerca. Non solo, con il nuovo ente vogliamo avere un filo più diretto con le direzioni aziendali, che, trovandosi a dirigere contesti molto vasti, possono non a vere sempre una fotografia tempestiva della situazione”.

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