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Toscana, nello Statuto entra la tutela dei beni comuni, via libera dal consiglio regionale Breaking news, Cronaca

consiglio regionale Toscana

Firenze – Beni comuni, la Toscana è la prima regione italiana a inserirne la tutela nello Statuto. Passa infatti in aula la modifica che introduce nella Carta regionale la disciplina dedicata al tema dei beni comuni, una delle conquiste giuridiche più recenti quanto a consapevolezza, ma fra le più antiche quanto a storia del principio. Tant’è vero che il concetto stesso di “bene comune” ovvero bene “funzionale” alla comunità (collettività, mutatis mutandis) sprofonda nell’alto medioevo, con l’introduzione sul corpus romano di alcuni principi propri delle consuetudini franco-germaniche. Un concetto che attraversa in modo più o meno sotterraneo, a seconda delle epoche e della temperie sociale, storica e quindi giuridica, tutto il concetto stesso di proprietà e appartenenza (possesso), fino ad approdare, mutato nella forma e anche in parte nella sostanza (recupera infatti, oltre al profilo “collettivo” dell’uso del bene anche il profilo di medium dei diritti della persona), alle riflessioni giuridiche contemporanee ed ora nello Statuto della Regione Toscana.

La modifica apportata allo Statuto in seguito all’approvazione dell’aula consigliare ha avuto una genesi plurima che ha visto il confluire, in un tavolo di lavoro comune, varie appartenenze politiche. Infatti, come ricorda la prima firmataria della modifica, la consigliera del Pd  Elisabetta Meucci, la legge contiene anche passaggi importanti della modifica presentata, subito dopo la prima, anche dal capogruppo di Sì Toscana Tommaso Fattori (in particolare, laddove si specifica che i beni comuni esprimono utilità funzionali “alla coesione sociale” e “la promozione di forme diffuse di partecipazione nella gestione condivisa e nella fruizione dei medesimi”) Visto l’obiettivo comune, i due gruppi decisero di procedere con un tavolo solo, da cui è emersa la modifica odierna. Il testo approvato, votato oggi dopo sei mesi secondo il regolamento, è dunque un testo unificato che deriva dalla sintesi di due proposte di legge a firma del gruppo del Partito democratico e di Sì Toscana a sinistra.

L’impianto di fondo della proposta di legge statutaria mette in luce, come si legge nel testo, la funzione dei beni comuni in quanto “risorsa per le esigenze e per i bisogni della comunità e l’attività di cura degli stessi da parte dei cittadini, applicando a pieno il principio di sussidiarietà orizzontale e di cittadinanza attiva, contribuisce al perseguimento dell’interesse generale, al miglioramento della vita e della collettività, all’accrescimento della coesione sociale nonché al rafforzamento del legame fra i cittadini medesimi e l’amministrazione”. Se questa è la funzione dichiarata, ecco la modifica, che si inserisce  come lettera m bis al comma 1 del’art.4 dello Statuto fra le finalità principali “la tutela e la valorizzazione dei beni comuni, intesi quali beni materiali, immateriali e digitali, che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali della persona, al benessere individuale e collettivo, alla coesione sociale e alla vita delle generazioni future e la promozione di forme diffuse di partecipazione nella gestione condivisa e nella fruizione dei medesimi”. Insomma, al di là della difficoltà di definire in maniera precisa la natura di bene comune, l’introduzione della modifica rappresenta in un certo senso il coronamento di una maturazione giuridico-sociale che è rimasta sottotraccia ma non per questo si è persa, almeno a partire dal dopoguerra.

Dell’evoluzione che riguarda al contempo la sensibilità sociale, l’affermarsi di nuove forme di democrazia rappresentativa ergo anche la sensibilità giuridica, ha parlato la consigliera del Pd, prima firmataria, Elisabetta Meucci, sottolineando che la proposta  “muove dalla riconosciuta necessità di un aggiornamento dello statuto in vigore dal 2005 e dunque una vita fa se si pensa all’evoluzione della sensibilità sociale insieme all’affermarsi di nuove forme della democrazia rappresentativa pur nell’ambito e nel rispetto della Costituzione e dello statuto. Come si sa – prosegue Meucci – il tema dei beni comuni certamente non è nuovo, tant’è vero che da tempo è stato riconosciuto quale valore fondante di una comunità territoriale in numerosi statuti comunali italiani (Torino, Bologna, Napoli) e anche toscani (Lucca) ma in questi ultimi tempi ha assunto un rilievo sempre crescente in relazione all’affermazione, allo sviluppo e all’evoluzione del principio di sussidiarietà orizzontale che concerne il rapporto fra lo Stato inteso come insieme dei pubblici poteri e le formazioni sociali, principio già introdotto in costituzione con la riforma del titolo V del 2001. Tutti valori,  che rendono opportuna questa modifica statutaria proprio per favorire e direi quasi modernizzare le modalità di attuazione dei principi di sussidiarietà sanciti dall’art.118 introducendo il concetto di “cittadinanza attiva”.

“Con la modifica statutaria approvata oggi la regione Toscana non solo ha tagliato il traguardo della regione prima in Italia ad inserire nel suo statuto la tutela dei beni comuni – conclude Meucci -  ma interviene non solo a consolidare un indirizzo già presente in molti Comuni del nostro territorio  ma anche a sostenere  l’azione del governo regionale già da tempo concretamente vicino e attento a quelle forme innovative di collaborazione civica che costituiscono l’essenza del principio di sussidiarietà’sancito in Costituzione”.

Viva soddisfazione è stata espressa anche dal presidente della prima commissione Giacomo Bugliani, “Provo grande soddisfazione nell’annunciare che il Consiglio Regionale della Toscana, primo in tutta Italia, ha appena modificato il proprio Statuto inserendovi la valorizzazione dei Beni Comuni. In un momento storico come quello in cui viviamo, è un atto di grande significato prevedere la tutela di risorse che soddisfano i bisogni della comunità e che esaltano il senso di solidarietà e di partecipazione attiva dei cittadini alla realizzazione dell’interesse generale. Sono orgoglioso di una Regione che esalta i veri valori dell’uomo e si attiva per far riemergere il senso di comunità”.

 

 

 

 

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