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Tre seminari contro la violenza di genere, linguaggio primo passo per la prevenzione Breaking news, Cronaca, Società

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Firenze - Istituzioni, politica e giornalisti. Tre energie unite per dar vita a un progetto la cui battuta d’inizio saranno tre seminari, con una finalità importante: quella di costruire la consapevolezza del linguaggio rispetto alla violenza di genere. Un linguaggio attraverso cui, in uno scambio simbiotico con la società, si tenta una vera e propria educazione culturale e rivoluzione di approccio, che tenti di dare un senso educativo e di distruzione di stereotipi duri a morire quando si parla di donne. Perché, come dice il consigliere dell’Ordine dei giornalisti toscano Domenico Guarino, “se le parole sono pietre, è bene che queste pietre siano scagliate contro chiunque ritiene giustificabile la violenza sulle donne e, in senso allargato, sull’essere umano”, inteso come portatore di genere. E magari ritiene che sia proprio la sua identità sessuale, in qualche modo, a giustificare la violenza.

E’ questa, in sintesi, la mission che si prefigge l’inedita alleanza che oggi, nella sede regionale di palazzo Strozzi-Sacrati, è stata sottoscritta fra i rappresentanti dell’accordo: la vicepresidente regionale Monica Barni, il consigliere dell’Odg toscano Domenico Guarino, la presidente della Commissione Pari Opportunità Rosanna Pugnalini, oltre al presidente dell’Ast Sandro Bennucci. Con un “fuori sacco” annunciato dalla giornalista Chiara Brilli: nel primo incontro, ci sarà anche una donna che ha subito violenza e che narrerà non solo il dolore fisico e psicologico, ma anche tutto ciò che avviene a livello di cambiamenti e relazioni sociali, per una donna la cui vicenda è rimbalzata sui media.

“Si tratta della costruzione di una squadra – comincia la vicepresidente Barni – che agisce nel quadro generale della violenza di genere, costituitasi su un’esigenza profondamente sentita dalle istituzioni, dalla politica, dagli operatori dell’informazione. Attraverso i termini, si può sviluppare un cambiamento culturale, l’unico che possa davvero sviluppare una seria prevenzione della violenza. Del resto, i media fanno educazione, ed è questo ruolo che deve essere esplicitato in particolare, ad esempio, nell’evitare l’uso di stereotipi, anche quelli più consolidati. La rappresentazione stessa delle donne, nella narrazione delle violenze, può diventare rappresentazione di un modello che continua lo stereotipo. Espressioni irrispettose, denigratorie o lesive dell’identità e della dignità femminili, l’uso di termini fuorvianti come “raptus”, “follia”, “gelosia”, che suggeriscono attenuanti e giustificazioni dell’omicida, sebbene involontarie, rientrano in questi stereotipi che sono prima di tutto culturali, e che mettono in ombra la vera natura di questi gesti, che sono crimini dettati dalla volontà di possesso e annientamento”.

Ed è la presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, Rosanna Pugnalini, a mettere il punto sulla necessità di dare una visione delle donne nella loro completezza, di vittime sì, ma anche di sopravvissute, e di donne di “coraggio”, capaci di denuncia e di rinascita, senza trascurare il ruolo fondamentale svolto dalle associazioni. Una “svolta” di consapevolezza del linguaggio in primis, ma con importanti e auspicate ricadute sullo stesso approccio culturale e dunque comportamentale rispetto alle donne, sostenuta con forza dal presidente dell’Ast Bennucci. Del resto, è proprio Bennucci a ricordare che data solo al 5 settembre 1981 l’abolizione nel codice penale del delitto d’onore e di un istituto come il “matrimonio riparatore” che riconducendo lo stupro nell’alveo del “matrimonio”, dava di fatto una patente di “giustificazione” come di “accesso amoroso” all’atto criminale. Un’operazione che potrebbe, come hanno auspicato tutti i presenti, non fermarsi ai tre incontri seminariali, bensì proseguire nelle scuole, proprio in omaggio a quella rivoluzione culturale che, sola, garantisce la prevenzione delle violenze. Infine, l’intervento di Guarino mette in luce la connessione fra scelta e informazione. “Fare informazione significa scegliere – dice Guarino – scegliere fra fatti da riportare e parole. Il che significa una maggiore consapevolezza del nostro mestiere, un lavoro che, per proiettarsi nel futuro lasciandosi alla spalle la crisi attuale, ha bisogno non solo di competenze, ma di consapevolezza”.

I seminari si terranno il 23 ottobre a Firenze, il 13 novembre a Livorno, e il 21 novembre a Siena. Oltre alla giornalista Chiara Brilli, saranno della partita anche le giornaliste Lucia Aterini e Ilaria Bonuccelli, oltre a Cecilia Robustelli, professore di linguistica italiana presso l’Università di modena e Reggio Emilia e Lucinda Spera, professore di letteratura italiana presso l’Università per stranieri di Siena.

 

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