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Usb: “Firenze, fra bastone e carota le privatizzazioni vanno avanti” Breaking news, Cronaca, Società

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Firenze – L’incontro è avvenuto giovedì sera, fra le Rsu del Comune di Firenze e l’assessore all’istruzione comunale, la vicesindaca Cristina Giachi. Sul tavolo, il quadro del settore educativo fiorentino alla luce del decreto sugli enti locali, secondo cui la spesa impegnata nel settore non grava sulle spese generali. Un principio fondamentale, che permetterebbe, almeno secondo i sindacati, di mutare in corsa alcune delle scelte politiche e gestionali dell’amministrazione comunale che vanno verso l’allargamento dell’affidamento dei servizi educativi (scuole dell’infanzia ed asili nido) alle cooperative, di fatto privatizzando il settore. Non solo: uno degli effetti del decreto enti locali fa cadere, secondo quanto spiega Stefano Cecchi, Usb, il principale assunto dell’amministrazione, vale a dire, che la “privatizzazione è “forzata” dalla mancanza di risorse. Dopo il decreto, questa posizione si svuota e rimane, evidente, solo quella di una precisa scelta politica”.

Tornando all’incontro di giovedì, un passo molto positivo da parte dell’amministrazione è stato compiuto con la decisione di impiegare una parte delle risorse nel settore educativo, assumendo otto insegnanti della scuola dell’infanzia e dieci educatori degli asili nido, “passando” inoltre trenta educatori da part time a full time.

“Una buona notizia? – spiega Cecchi – senz’altro e siamo contenti per i lavoratori. Ma il problema rimane: infatti, nel prossimo anno scolastico altre 14 sezioni della scuola dell’infanzia verranno appaltate, più un asilo nido. E qui casca l’asino: anno dopo anno si procede in realtà a ridurre sempre più i servizi a gestione diretta, in particolare nel campo del welfare. Basti pensare che ora gli asili nido sono passati a 32, da oltre 40 che erano”.

Non solo.Un’altra ricaduta “velenosa” per il lavoro – continua Cecchi – deriva dal meccanismo messo in moto: anno dopo anno, infatti, le persone vanno in pensione. Siccome non si fanno le assunzioni che potrebbero essere attuate con il decreto enti locali, si continua, per mantenere i servizi, a dare appalti alle cooperative, allargando di fatto lo sfruttamento del lavoro: i lavoratori delle cooperative hanno, come ben si sa, non solo minori tutele, ma spesso lavorano con contratti a tempo determinato, a orario ridotto, in una situazione di grave precarietà. Con le scelte compiute, anche quest’anno viene messo in atto un ulteriore impoverimento dei servizi a gestione diretta”.

Dunque, dice Cecchi, al di là della “carota” è evidente il “bastone”: una scelta politica precisa, che conduce alla perdita di “pezzi” importanti del welfare a favore delle cooperative, “indebolendo il lavoro, allargando la precarietà”, con una ricaduta anche sulla qualità dei servizi stessi.

La strategia in atto è evidente anche dai numeri, dice Cecchi:A livello generale, per quanto riguarda i dipendenti comunali, si sta arrivando al minimo storico di dipendenti : al 31 dicembre si parlava di 4024, ma quest’anno si avranno tantissimi pensionamenti a fronte di poche assunzioni. Ciò significa di fatto svuotare i servizi a gestione diretta per implementare gli appalti. E’ necessario anche aggiungere un’altro punto: se si facessero le riassunzioni “pari” alle cessazioni, si metterebbe in moto un meccanismo virtuoso che aiuterebbe ad avere una minore incidenza dei costi che gli anziani hanno attualmente, inquadrati come sono a livelli retributivi più alti e considerando il fatto che i neo assunti “costano” meno. Senza dimenticare che esistono ancora anche graduatorie in essere da cui si potrebbe attingere il personale”.

Insomma nonostante tutto, siamo davanti, secondo l’analisi dell’Usb, a una vera e propria svolta che non si arresta: “Svendita di tutti i servizi alle cooperative, privatizzazione dei settori appetitosi per le stesse (in particolare del welfare), con una forma di lavoro che mette i lavoratori sotto ricatto, che sdogana la minore tutela, la precarietà, l’orario ridotto, la sospensione estiva, ecc. Insomma, la precarietà del lavoro diventa scelta politica e metodo di gestione amministrativa”. E dunque? “Noi non ci si sta – conclude Cecchi – nei prossimi giorni si organizzeranno delle assemblee dei lavoratori asili nido e scuola dell’infanzia, per dare la giusta risposta a queste scelte che non condividiamo”.  

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