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Ricerca sul DNA: siamo tutti anche un po’ longobardi STAMP - Università

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Firenze – Realizzato per la prima volta uno studio del genoma completo di individui appartenenti alle popolazioni barbariche Longobarde. La ricerca sul DNA degli antichi Longobardi è stata condotta su 63 campioni provenienti da due cimiteri del VI secolo d.C. – a Szólád in Ungheria e a Collegno (TO) in Italia –, a cura di un team internazionale guidato da ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, del Max Planck Institute di Jena, dell’Università Stony Brook di New York e dell’Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey).

Lo studio – che ha coinvolto in un’ottica interdisciplinare antropologi, genetisti, storici ed archeologi ed è stato pubblicato su Nature Communications  (“Understanding 6th-century barbarian social organization and migration through paleogenomics” DOI: 10.1038/s41467-018-06024-4) – getta nuova luce sulle invasioni barbariche, un momento chiave della storia europea ancora poco conosciuto anche a causa delle molteplici interpretazioni delle fonti scritte , e  contribuisce alla ricostruzione storica della vita delle comunità longobarde e della loro interazione con le popolazioni locali.

“L’esame delle sepolture – spiega David Caramelli, capo del team fiorentino composto anche dalle ricercatrici Stefania Vai, Martina Lari e Alessandra Modi – suggerisce che entrambe le comunità contenevano un mix di individui con background genetici diversi”. Infatti, individui sepolti insieme a elaborati corredi funebri – spade e scudi per gli uomini, collane di perline e spille per le donne – hanno rivelato un’eredità genetica associata ai moderni europei centro-settentrionali, oltre che il consumo di una dieta alimentare ricca di proteine. Mentre altri individui, con genomi più simili a popolazioni attuali del sud Europa, erano accompagnati nella sepoltura da una minore abbondanza di beni ed erano caratterizzati da un regime alimentare più povero.

La ricerca sul DNA ha consentito di ricostruire l’elenco completo degli ascendenti delle persone sepolte: ambedue i cimiteri, a più di 1000 km di distanza, erano organizzati attorno a uno/due grandi gruppi di parenti, la maggioranza dei quali individui di sesso maschile, con ricco corredo armato e riconducibili al ceppo centro-settentrionale. “I dati ricavati– commenta Caramelli,  docente di Antropologia all’Università di Firenze  - sono compatibili con l’ipotesi della migrazione a lunga distanza dei longobardi dalla Pannonia (la moderna Ungheria) all’Italia settentrionale nel VI secolo d.C. e comprovano il mescolamento non solo culturale ma anche genetico dei barbari con le popolazioni italiche, a parziale correzione di una lettura storica dell’insediamento longobardo, che sottolineava un netto distacco fra le popolazioni germaniche e quelle locali”.

Lo studio, partecipato da numerose istituzioni di ricerca internazionali, ha visto il contributo anche dell’Università di Padova, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e degli atenei di Sassari e Ferrara.

Nella foto:  un momento della ricerca

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