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Tar, risarcimento per lo studente bocciato Cronaca

Strano ma vero, nella giornata di ieri, 10 gennaio, la legge è sembrata essere davvero uguale per tutti. Il risultato? Delle sentenze davvero inconsuete. Partiamo da Firenze. Il Tar (Tribunale amministrativo regionale), come riportato dal quotidiano Repubblica Firenze, ha condannato il Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) al pagamento di 5.000 euro a titolo di risarcimento ad uno studente che, nel 2004, venne bocciato all’esame di maturità. Il giovane fiorentino affrontò per la prima volta la prova per conseguire il diploma nel luglio del 2004, ma venne bocciato dalla commissione esaminatrice del Liceo artistico Leon Battista Alberti e decise di ricorrere al Tar per avere giustizia. Nel frattempo si iscrisse, a settembre, ad un istituto privato e conseguì il titolo a luglio del 2005. Nel 2006 la prima sentenza del Tar: bocciatura annullata. Contrariamente a quanto previsto da un’ordinanza ministeriale (la n. 35 dell’8 aprile 2003), riconobbe infatti il tribunale amministrativo, lo studente non era stato interrogato in tutte le materie dell’ultimo anno, ma soltanto in Italiano, Anatomia artistica e Storia, non potendo così dimostrare le sue conoscenze negli altri insegnamenti. Di fronte alla decisione del Tar, il Miur decise di non presentare appello e, così, la sentenza della revocata bocciatura divenne definitiva. Ma il giovane non si è accontentato ed ha chiesto, in seguito, anche un risarcimento per le spese sostenute presso la scuola privata per ottenere il diploma. Di ieri, 10 gennaio, la notizia che il Tar gli ha dato ragione anche in questo secondo caso, condannando il Miur. La giornata delle strane condanne è continuata ad Arezzo. Qui i giudici hanno condannato un vigile urbano che, nel 2008, aveva illegalmente arrestato un automobilista. Ormai più di tre anni fa l’agente della polizia municipale aretina aveva notato un’auto posteggiata in doppia fila e si era approssimato all’auto per effettuare la multa. Il proprietario della vettura, però, si presentò per spostarla ed intraprese un diverbio con il vigile. La discussione si concluse con le manette ai polsi dell’automobilista, che venne anche condotto presso il Comando comunale dei vigili di Arezzo. L’accaduto non fu mai verbalizzato, ma l’uomo decise di denunciare l’agente della polizia municipale e ieri è arrivata la sentenza. Per aver arrestato illegalmente l’automobilista dopo un alterco, il vigile aretino è stato condannato a 7 mesi di carcere con pena sospesa. Spostiamoci a Grosseto. Anche qui va di scena un giudizio alquanto singolare da parte della Corte grossetana. Un’ex insegnante di 63 anni, infatti, è stata condannata al pagamento di una multa di 400 euro per diffamazione nei confronti della preside di una scuola della città maremmana. In un articolo apparso su un giornale locale la dirigente dell’istituto scolastico presso il quale l’ex docente insegnava, la preside aveva parlato dei cambiamenti in atto nella propria scuola. Non gradendone le dichiarazioni, la sessantatreenne ed una collega hanno iniziato uno scambio di opinioni sulla bacheca di Facebook e l’ex insegnante è arrivata a definire la dirigente scolastica un «scimmia panzuta e nana». Visti i commenti sul social network, la preside ha però denunciato la donna. Sempre nella giornata di ieri, 10 gennaio, si registra però anche una sentenza che non ha davvero niente da far sorridere. Ad Arezzo, infatti, un cinquantenne ha patteggiato con il giudice per le udienze preliminari aretino, Annamaria Loprete, una pena di 2 anni e 6 mesi per le molestie alla nipotina di 10 anni. Secondo l’accusa, rappresentata in aula dal pubblico ministero Roberto Rossi, lo zio di Montevarchi (Arezzo) avrebbe compiuto ripetute violenze sessuali palpeggiando, nel 2009, la nipotina.

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