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10 giugno 1918: quei coraggiosi che affondarono la Santo Stefano Cultura

Firenze – Due motosiluranti (MAS)  italiane salpate da Ancona nella notte fra il 9 e il 10 giugno 1918 al comando del capitano Luigi Rizzo per un’operazione di ricognizione che doveva accertare la presenza di campi minati intercettarono una grande squadra navale austroungarica e con una mossa audace compirono la più brillante impresa marittima nel corso della prima guerra mondiale

Infatti una potente flotta austriaca composta da un gruppo di attacco di sette incrociatori e da una flotta di sostegno forte di sette corazzate con numerose unità minori  stava discendendo l’Adriatico per sorprendere le unità italiane che presidiavano in tratto fra Otranto e Valona e per eliminare la postazione che impediva il transito in quello stretto sia alle navi che ai sommergibili.

I due MAS comandati dal capitano di corvetta Luigi Rizzo (che nel dicembre 1917 aveva affondato la corazzata Wien nella rada di Trieste e nel febbraio 1918 era stato tra i protagonisti della Beffa di Buccari) e dal guardiamarina Giuseppe Aonzo scorsero la flotta di sostegno che si trovava al largo della Dalmazia, nelle acque di Premuda, un’isola a sud di Lussino, nella regione di Zara, si avventurarono tra le navi militari austorungariche dirette a Otranto e affondarono la corazzata Szent Istvan (Santo Stefano).

I due Mas per agire a colpo sicuro giunsero con grande audacia a breve distanza dalle grandi corazzate, manovrando tra i caccia che le circondavano   Poi da una distanza di circa 300 metri Rizzo lanciò entrami i siluri del MAS che colpirono la S.Stefano mentre Aonzo lanciò contro la Tegetthoff   i suoi siluri che colpirono il bersaglio ma per inconvenienti tecnici non esplosero.

Quindi le motosiluranti presero il largo inseguite de due torpediniere ma riuscirono a sganciarsi e rientrarono ad Ancona. La S.Stefano colpita e prua e a poppa imbarcò acqua, cominciò a sbandare e a inclinarsi finì’ per capovolgersi e per affondare alle 6,12

L’azione dei due equipaggi italiani ottenne un risultato assai più grande del pur rilevante affondamento di una corazzata perché il comando austroungarico, essendo venuto meno il fattore sorpresa, decise sospendere a tempo indeterminato l’attacco a Otranto

Infatti, anche se i comandanti delle due unità non lo sapevano, era in atto un’ imponente azione che doveva oltre a forzare il blocco italiano che faceva perno su Otranto avrebbe tentato di accerchiare la flotta attraverso un’azione combinata di forze di superficie e di sommergibili e distruggerla prima che potessero intervenire le altre unità di stanza a Taranto.

Anche l’effetto psicologico fu molto forte. Tenne alto il morale della nostre truppe che sul Piave stavano aspettando la spallata austroungarica passata alla storia come battaglia del Solstizio mentre la marina asburgica accusò il colpo: non effettuò più alcuna operazione e fino alla fine del conflitto tenne le sue navi al riparo nei porti lasciando all’Italia il controllo dell’Adriatico.

In ricordo di tale azione l’annuale Giornata della Marina Militare viene celebrata in questa data e quest’anno ad Ancona da dove partirono i due MAS , lunedì 11 giugno sarà ricordato il centenario dell’impresa di Premuda in occasione della festa della Marina militare

 

Foto: la corazzata austriaca Santo Stefano affonda nell’Adriatico

 

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