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Come la Toscana difese il suo patrimonio artistico durante la guerra Notizie dalla toscana

Prato – Cosa accadde al patrimonio artistico pratese e toscano durante la seconda guerra mondiale? Ce lo racconta BOMBING ART, la mostra che ricostruisce l’impegno per la difesa dei capolavori toscani che dopo la presentazione alla villa rinascimentale del Mulinaccio lo scorso autunno arriva a Prato, a Palazzo Buonamici, per narrare un pezzo della storia del patrimonio artistico della nostra città attraverso foto, documenti inediti e filmati d’epoca.

La mostra sarà inaugurata sabato 21 febbraio alle 16,30 al piano terra di palazzo Buonamici (entrata da via Ricasoli 17). A tagliare il nastro il presidente della Provincia Matteo Biffoni, il sindaco di Vaiano Primo Bosi, la direttrice della Fondazione CDSE Alessia Cecconi. A cura della Fondazione CDSE, con la collaborazione di Archivio Fotografico Toscano, Biblioteca Roncioniana, Laboratorio per Affresco “Elena e Leonetto Tintori”, la mostra ha il patrocinio di Regione Toscana, Provincia di Prato e Comune di Vaiano ed è stata realizzata in occasione del 70° anniversario della Liberazione.

Molti i temi toccati dall’allestimento, per esempio le misure per la difesa delle opere d’arte in Toscana (1940-1943), illustrate da foto inedite sul Duomo di Prato, il pulpito di Donatello, il Museo del Bargello, il David di Michelangelo e gli Uffizi di Firenze. Oppure i bombardamenti dei centri storici di Prato e Firenze. Una video installazione permetterà di approfondire la storia del bombardamento del tabernacolo di Filippino Lippi e del suo “avventuroso” recupero per opera di Leonetto Tintori. Altro tema sono le ville di campagna, preziosi rifugi per le opere d’arte. Gli esempi sono la villa del Palco di Prato e il tesoro della sinagoga di Firenze, ma anche le ville rinascimentali di Poggio a Caiano e Carmignano.

Se il tema “arte e guerra” negli ultimi anni ha riscosso un crescente interesse, grazie al successo mediatico di pubblicazioni e pellicole dedicate al contributo degli Alleati nel recupero dei capolavori europei, meno nota è la dedizione alla causa della protezione e salvataggio del patrimonio artistico da parte della comunità civile toscana: dipendenti della soprintendenza, uomini di cultura, partigiani, parroci di campagna.

La straordinaria concentrazione in Toscana di opere d’arte disseminate capillarmente in tutto il territorio impose, già dal 1940, l’adozione di misure eccezionali: l’individuazione di rifugi in campagna, ritenuti in quel momento più sicuri che la città, come ricovero per le opere d’arte di chiese e musei e la protezione con coperture di legno e sacchi di sabbia delle opere inamovibili.

Tra il novembre del 1942 e il gennaio del 1943, partirono da Firenze ben 174 convogli con 3107 casse contenenti dipinti e altre opere, nonché 4.170 fra dipinti e sculture imballate singolarmente. Tra la fine del 1943 e l’estate del 1944, quando la guerra si inasprisce con l’occupazione tedesca della penisola e i bombardamenti sulle città, si registrano alcuni tra gli episodi più commoventi e significativi nella difesa del patrimonio artistico toscano. A Prato, il giovane restauratore Leonetto Tintori, dopo i bombardamenti del 7 marzo 1944, che avevano frantumato anche il venerato tabernacolo di Filippino Lippi, gioiello della città, rimase per più giorni sul luogo per ricercare fra le macerie i frammenti di affresco e portarli in salvo nella sua casa di campagna.

Con i tedeschi in ritirata, il più grande pericolo per le opere d’arte divennero le razzie che i nazisti iniziarono a compiere sistematicamente avanzando verso nord. Centinaia di opere furono prelevate dai vari rifugi e trasportate con avventurosi viaggi in depositi in Alto Adige e in alcuni casi in Austria e Germania. Ai furti i nazisti aggiunsero la requisizione di intere collezioni alle famiglie ebree e quella del Tesoro della Sinagoga di Firenze, invano nascosto dalla famiglia Forti negli scantinati della Villa del Palco a Prato. Solo nel luglio del 1945, grazie a un lavoro congiunto tra Alleati e italiani, in particolare Rodolfo Siviero, iniziarono a tornare “a casa” i primi capolavori. Tra gli applausi e le lacrime, tutti i cittadini scesero in piazza per salutare il ritorno di un patrimonio che di fatto costituiva, così come oggi, l’identità di molte città toscane e in particolare di Firenze.

L’allestimento di PALAZZO BUONAMICI sarà visitabile fino al 14 marzo con orario: lunedì-venerdì 9-18, sabato 15-19 (chiuso la domenica) a ingresso libero. Il 7 marzo, alle 16.30, si terrà la presentazione del libro “Resistere per l’arte” di Alessia Cecconi.

INFO www.fondazionecdse.it, eventi@fondazionecdse.it, tel. 338 7852105, Facebook e Twitter FondazioneCDSE.

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