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11 giugno 2011 Rubriche

“Referendum, corsa al quorum. Bersani: possiamo farcela. Berlusconi: non ci sarà una spallata”, è il titolo principale della prima pagina de “La Repubblica” dell’11 giugno del 2011 che giaceva serena su un mio mobile. Sotto si legge “Ancora festini, Silvio è malato, le telefonate Briatore-Santanchè”, più in piccolo “Battisti: il mio non è un trionfo. Frattini richiama l’ambasciatore in Brasile”. In nove mesi si fa un figlio che certamente ti cambia la vita, anche il “figlio” nato in questi nove mesi e spiccioli dall’11 giugno la vita ce l’ha cambiata. Non so a voi ma a me i quattro referendum vinti sembrano una cosa vecchia, importante certamente, ma molto lontana nel tempo, molto più di quanto stabilisca il calendario. E’ vero che alle cose buone si fa presto ad abituarsi, infatti quello che sembrava un incubo dal quale non c’era verso di riuscire a svegliarsi, Berlusconi al governo, adesso sembra davvero una barzelletta. E’ bastato che fosse nominato Monti, che lui chiamasse accanto a sé dei professori, che nessuno raccontasse più stupidaggini né facesse più festini o “serate eleganti” e per qualche giorno ci è sembrato di essere in paradiso e poi di essere tornati un paese normale. Avevamo anche un ministro che non riusciva a dire sacrifici senza mettersi a piangere! E soprattutto non c’era più Frattini il cui abbandono della Farnesina ha senz’altro fatto tirare un sospiro di sollievo al Brasile tutto. Che tenerezza! Parlo di noi che gira e rigira avendo ritrovato un caro, rassicurante governo democristiano toccavamo il cielo con un dito. E poi è stato bello festeggiare la fine del 2011, anno orribile, con quel bel blitz a Cortina fra scontrini desaparesiti, pellicce e suvvoni intestati a nullatenenti. E’ vero che lo spread non collaborava, che i professori maltrattavano le pensioni, che le liberalizzazioni venivano fatte in dosi omeopatiche, “ma vi ricordate prima?” ci si diceva e un brivido ci percorreva la schiena. E comunque aspettavamo fiduciosi che so, una nuova legge sulla RAI, l’abolizione del “Beauty Contest” per assegnare le frequenza televisive, tanto per far capire a tutti che l’aria era cambiata. Invece il ministro piangente non solo non sembra commuoversi più ma accorda, sul diapason di Marchionne, l’insopportabile coro contro l’articolo 18 e la CGIL rei di essere anacronistici e superati, testimonianze polverose di culture morte per sempre, insomma poco moderni. Ho l’impressione che davvero in questi nove mesi siamo tornati ad essere un paese abbastanza normale, ma normale non vuol dire che non è inaccettabile che esista anche chi non è d’accordo, che le trattative vanno fatte proprio perché non si è d’accordo? Sarò bastian contrario ma a me la Camusso e Landini mi stanno simpatici: saranno anche delle vecchie cariatidi ma siamo sicuri che non sia almeno altrettanto vecchio cercare di levarsi di torno, anche in fabbrica, chi non è d’accordo, chi non ci sta?

Gianni Caverni

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