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Quelle torri orgogliose io le ho viste così Opinion leader

Pistoia – Io l’ho vista così l’area del WTC, non ho avuto la fortuna di averla vista con le due imponenti torri che si stagliavano verso il cielo, crocevia di umanità, lavoro e affari. Un simbolo, sicuramente, per l’America operosa, attiva e tenace. Era un viaggio sognato da tempo, questo, un viaggio di cui avevo il biglietto aereo esattamente con partenza 1 Ottobre 2001, un viaggio che era nel cassetto da anni.  Ma quell’11 settembre, ascoltando la TV, ho capito con dolore e sgomento che quel viaggio sarebbe stato rimandato a chissà quando.

Ricordo ancora l’immagine mia e della mia famiglia sul divano, incollati allo schermo, increduli, addolorati, sbigottiti e con le lacrime che scendevano. Abbiamo fatto quel viaggio, due anni dopo, prima tappa in assoluto questo luogo, e sotto a quella “croce”,unico elemento intatto rimasto a Ground Zero ( il piano del nulla), ho pianto nuovamente di commozione ed ho pregato quel Dio, rappresentato simbolicamente da queste due longarine rimaste in piedi ( chissà perché ?), che non c’è stato e che non ha protetto abbastanza le migliaia di persone che hanno perso la loro vita senza averne avuto alcuna colpa. Accanto a me c’era una bambina di colore con la sua mamma. In silenzio, con un fiore in mano.

Ed in silenzio l’ho ammirata per la sua fierezza e la forza che esprimeva con quello sguardo, diretto a quel luogo protetto da rete metallica con migliaia e migliaia di foglietti attaccati in memoria di chi non c’era più. E poi, quel gesto, ricco di amore e di ricordi, quel fiore consegnato ad un operaio al di là della rete con la preghiera di posarlo al centro del luogo della immane tragedia. In quel fiore mi sono riversata, sarei voluta essere lui per poter entrare e “sentire” ancora di più il mio cuore battere all’impazzata.

Ho voltato le spalle, invece, guardando gli altri grattacieli ancora in piedi e la moltitudine di operai che stavano lavorando alacremente, giorno e notte, per ricostruire. Avvicino uno di essi, un nostro connazionale immigrato molti anni prima, e mi parla dell’Italia con un pò di nostalgia, ma si sentiva fiero di essere lì, e di poter contribuire al “Rebuilding”, scritta che si leggeva, ovunque. Perché questo grande popolo sa come fare a rialzarsi e ricostruire, con un senso di comunità esemplare che non sente la fatica ma sente l’onore di far parte di una nazione. God bless you, America .

 

 

 

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