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Sindaco e Imam firmano Patto di Cittadinanza. “Rispettare le regole non basta, occorre sentirsi tutti fiorentini” Cronaca

Firenze – “Un momento storico”. Con queste parole Izzedin Elzir, imam di Firenze, ha salutato la firma del Patto di cittadinanza tra la Comunità islamica della città e della Toscana e il sindaco Nardella, siglato oggi, 8 febbraio, in Sala di Lorenzo di Palazzo Vecchio.

Primo caso in Italia, l’accordo punta a rafforzare le maglie della convivenza e dell’integrazione tra cittadini di fede islamica e i toscani di primo stampo attraverso piccoli gesti, per lo più simbolici, ma che molto possono fare per scardinare paure e scetticismi. “Il Patto – ha detto il sindaco – ci impegna reciprocamente a compiere un passo in avanti in termini di trasparenza, apertura e disponibilità per arricchire l’un l’altra le nostre culture”.

Sono tre gli impegni più importanti contemplati dall’accordo, che fonda il suo stesso significato sulla condivisione dei valori della Costituzione italiana. Due di questi ruotano attorno ai luoghi di culto: saranno aperti a tutti e ospiteranno una bacheca informativa che “racconterà” la città, una sorta di veicolo comunicativo del Comune con cui portare informazioni e promuovere iniziative culturali, sociali e civiche. “È uno strumento attraverso cui la città di Firenze possa essere presente e mostrare cosa svolge, ma anche uno modo per far sentire i cittadini musulmani parte attiva della società”.

Sempre con riguardo ai luoghi di culto, il Patto conferma poi il tavolo permanente sulla costruzione della moschea in città. Infine, ribadisce l’impegno a parlare e promuovere la lingua italiana, fuori e dentro le moschee, quale “gesto di concreta volontà a non rimanere chiusi nel proprio cortile”. Con il crescere dei cittadini musulmani di seconda generazione, del resto, quella dell’introduzione della lingua non è una novità. “Il sermone del venerdì – ha dichiarato l’imam – già da vent’anni è fatto anche in italiano. Oltre il 50% della comunità islamica è composta da cittadini che non parlano arabo e il mio compito è quello di comunicare, di confrontarmi con loro”.

Nardella:C’è la volontà di valorizzare quanto fatto finora per dimostrare che è possibile promuovere una vera convivenza nella nostre città con le comunità islamiche. Non uso a caso la parola “convivenza”; il concetto di tolleranza è sbagliato e non basta dire che vanno rispettate le regole. È troppo poco, e dai tanti fallimenti del modello di integrazione europeo abbiamo capito che limitarsi a rispettarle non basta. Devono anche essere vissute e arricchite da un’esperienza di convivenza civile e sociale. Riteniamo che alla base degli episodi di razzismo in Italia c’è spesso ignoranza, cioè il fatto di non conoscersi abbastanza e che la comunità islamica che vive democraticamente la nostra città sia la nostra più grande alleata nel contrastare le forme di intolleranza e violenza. Quindi, con questo accordo, diciamo qualcosa in più: oltre a rispettare le regole crediamo nella nostra comunità e ci sentiamo tutti fiorentini. È un dato che serve anche a tutti quei cittadini che non sono di religione musulmana perché siano meno sospettosi e più disponibili a comprendere, più aperti”.

Izzedin Elzir:Questo Patto è stato voluto da entrambi le parti e non è stato imposto. Possiamo vivere anche senza, come cittadini islamici di religione musulmana, ma di fronte alla situazione che viviamo a livello nazionale e internazionale è un atto di responsabilità verso i nostri concittadini. Non serve a dimostrare che siamo buoni o bravi ma perché siamo cittadini di questo paese. Non solo la nostra lingua è italiana ma lo sono anche la nostra cultura, la nostra arte, e l’ordinamento giuridico. Tocca a noi costruire una realtà multietnica e multi-religiosa nel modo migliore”.
Il Patto non è vincolante. Non istituisce, cioè, un obbligo. Come porsi, allora, nei confronti dei più refrattari?
Chi non condivide la nostra Costituzione, la nostra cultura, ha tutta la libertà di lasciare il paese. Sono valori da rispettare. Lo dice il Corano, non lo dico io”.

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