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150°, il “mosaico Italia” ha retto alle sfide della storia Opinion leader

Un incontro legato ai contenuti della Carta di Teano. Un importante documento che interpreta la ricorrenza dei 150 anni della nostra storia unitaria come occasione per rilanciare un patto solidale di coesione nazionale in risposta alle tentazioni “secessioniste” e alle istanze anacronisticamente antirisorgimentali. Un testo (firmato da importanti studiosi) che si  richiama alla storia per parlare dei problemi dell’oggi. Soprattutto della mai risolta divaricazione fra Nord e Sud del Paese. Una contraddizione di fondo che rimanda alle forme in cui la nostra unità nazionale trovò il modo di concretizzarsi all’insegna di una via realisticamente praticabile.  Quella di cui il memorabile incontro di Teano è simbolo e mito costitutivo. “Saluto il re d’ Italia”: le parole  che il radicale Garibaldi avrebbe rivolto a Vittorio Emanuele II ne sono il condensato. E rendono il senso di un evento-simbolo. Che rende chiara la presa di distanza dal repubblicanesimo intransigente e coerente di Mazzini, riconoscendo alla dinastia sabauda il ruolo-guida del processo risorgimentale. E’ a partire da Teano che l’Unità si fa e si fa con una determinata impronta e con ben evidenti limiti. Il 17 Marzo dell’ anno successivo (150 anni fa), il nuovo Stato riceve il crisma dell’ufficialità. E’ una conquista, che ci consegna un patrimonio da difendere con cura. Come l’attuale presidente della Repubblica, instancabilmente, ricorda.
L’ Italia unita nacque, però, contrassegnata da un impianto centralistico ed elitario. Si è costruita, all’interno di un percorso irto di contraddizioni, in un controverso processo di inclusione/esclusione.
A sentirsi esclusi, o inclusi forzatamente, furono spesso settori importanti dei ceti popolari e pezzi d’Italia che si sentivano “piemontesizzati”. Sulla “guerra civile” nel Mezzogiorno e sulla repressione del brigantaggio Gramsci scrisse pagine di fuoco. E, alcuni decenni più tardi, Don Milani ne “L’obbedienza non è più una virtù” difese non solo l’obiezione di coscienza al servizio militare, ma propose una sorta di “controstoria” degli anni del nostro percorso unitario visto dalla parte dei diseredati. Anche nel sud della Toscana, nella seconda metà dell’ Ottocento, la vicenda di David Lazzaretti, l’eretico “profeta dei poveri” del Monte Amiata ucciso dalla fucilata di un regio carabiniere (e oggi sepolto a Santa Fiora a due passi da padre Ernesto Balducci), può essere letta come un episodio-simbolo del tormentato rapporto  delle istituzioni  post-unitarie con le aree più disagiate della società.
Ad ogni buon conto, il “Mosaico Italia” (come evidenzia il volume di “Testimonianze”) ha retto alla sfida della storia. E’ importante che se ne consolidino, specularmente , i due elementi costitutivi: l’unitarietà dell’impianto ed il rispetto delle diverse “anime” (culturali, regionali e identitarie).
E’ la sfida dei nostri giorni: quella del rapporto fra coesione nazionale ed articolazione delle differenze. Politicamente ha il nome di federalismo.
Un’istanza che, nel processo risorgimentale, fu nobilmente difesa dallo sconfitto (ed oggi, spesso, citato a sproposito) Carlo Cattaneo.
Di un nuovo patto unitario e solidale fra le diverse “Italie” parla anche la “Carta di Teano”.
Un tema che già lo scorso 2 Giugno  era stato al centro di un incontro presso il Comune di Fiesole in cui Pasquale Iorio (che del prossimo incontro di Teano è l’animatore) aveva sostenuto l’istanza di una “rete di comunità”.
Scambi e incontri che testimoniano dell’imprevedibile rispondenza ad un bisogno diffuso e congiunto di coltivazione della memoria e di apertura al futuro delle manifestazioni legate al centocinquantesimo dell’Unità. Non semplice ricorrenza celebrativa, ma occasione di riscoperta di un sentimento (quello dell’unità nazionale) che sia non chiusa ed angusta esaltazione di un’identità  ripiegata su se stessa. Un momento di riconoscimento, piuttosto, di una comunità che tiene ben aperte le finestre sul mondo.Ancorandosi alla “comune casa europea” ed alla piena consapevolezza dell’ appartenenza dell’intera umanità ad un’unica “terra-patria”.
                                                                          Severino Saccardi

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