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1945-66 fra cinema e storia: per raccontare Firenze serve lo sponsor Cinema, Cultura, Opinion leader

Firenze – Un progetto non solo  stupefacente, ma che ha già alle spalle un altro “episodio” stupefacente. Si tratta di ciò che hanno intenzione di realizzare Renzo Martinelli, storico e scrittore ben noto, e Massimo Becattini, regista di chiara fama. Due fiorentini “col pallino” di prestare orecchio e macchina da presa a quell’enorme mole di documentazione originale che “racconta” la città di Firenze in presa diretta, si potrebbe azzardare, negli anni cruciali che vanno da dopo la Liberazione all’anno di svolta rappresentato dalla Grande Alluvione del ’66.

Si tratta della seconda tappa nella storia della città che ha già visto uno straordinario esordio nell’opera “Firenze 1944”, un film nato dal documentario sonoro di due giornalisti della Rai, Amerigo Gomez e Victor De Sanctis che, nel giorno della Liberazione, uscirono in strada recandosi appresso un magnetofono e registrando ciò che avveniva intorno a loro, tutte le voci di una città in piena ribellione, rivoluzione liberazione. Così, sulla base di quel documento di carattere unico, il regista Massimo Becattini ricostruì, ritrovando le immagini originarie della Liberazione, la consonanza fra immagini e sonoro. Fu un risultato straordinario sia a livello di pubblico che di critica, che conobbe una diffusione enorme e che fu rilanciato varie volte non solo a livello cinematografico e documentaristico, ma anche nelle reti Rai nazionali, oltre a conoscere decine di proiezioni nelle scuole. Un film, commenta il regista, che “nacque all’arrovescio”, rispetto al solito: “Prima il “sonoro”, poi le immagini”.

Ma Firenze non finì dopo la Liberazione. Anzi, cominciò in quegli anni lo sviluppo, a volte disordinato, a volte fecondo, che portò la città “a correre” negli anni del grande boom economico, quando tutto, risorgendo con fatica dalle macerie della guerra (non solo fisiche) sembrava possibile. Anche di quel periodo, come dicono il professor Renzo Martinelli e il regista Becattini, esistono straordinari documenti originali, dell’epoca, in “presa diretta”. E anche questi rappresentano una magnifica opportunità per far parlare Firenze, anche se “questa volta la modalità sarà più “classica”, come precisa il regista.

Dunque, qual è il problema? “Il problema in buona sostanza è trovare istituzioni, privati, amatori, associazioni che vogliano dare la possibilità a questo “sogno” di camminare – dicono i due ideatori del progetto – dal momento che si tratta di una sorta di “servizio pubblico”, un recupero storico da un lato ma anche artistico, che porterebbe a dare la misura di come questa città si evolva, di cosa sia”.

Il costo del progetto, tutto sommato contenuto (si parla di un minimo che si aggira sui 40mila euro), riguarda in buona parte il “pagamento” delle fonti di archivio, oltre a tutto ciò che tecnicamente serve per girare il film. Fra le varie possibilità messe in campo, oltre a uno sponsor importante o a un gruppo di sponsor, i due attori principali lanciano l’idea di un crowdfunding, che coinvolga direttamente i cittadini di Firenze in primo luogo, ma anche tutti coloro che amano questa città.

“Il motivo per cui riteniamo che un film di questo genere potrebbe essere una “necessità” per la città – concludono Martinelli e Becattini – è innanzitutto un recupero della storia del suo popolo e dei suoi protagonisti. Il film contemplerebbe infatti interviste con La Pira, Mattei, materiali di cronaca, di costume come il matrimonio di Anita Ekberg con Anthony Steel avvenuto a Palazzo Pitti, utilizzando sia materiali per così dire “alti” che quotidianità fiorentina”. Un film insomma che racchiuderebbe in se’ sia la natura di un grande documento storico e di testimonianza, sia quella dell’affresco artistico di una città complessa e a tratti dura, che può essere spiegata e compresa solo conoscendola in profondità.

 

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