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2012. L’anno per una crescita ecologica, anche in Italia Opinion leader

L’Onu dedica il 2012 all'energia sostenibile puntando all'obiettivo di raggiungere la disponibilità e l'accesso universale all'energia pulita entro il 2030. Divenuto insostenibile il fatto che un miliardo e mezzo di persone nei paesi in via di sviluppo ancora non abbia accesso all'elettricità, i presupposti di questo cambiamento, che sarebbe una svolta epocale per il pianeta, sono quelli di un modello di crescita nuovo, quello della “crescita ecologica”. Basata in buona sostanza sulla riduzione dell'impronta ecologica delle attività umane sulla natura e sulle sue risorse, ossia su una riduzione della pressione delle attività e consumi antropici sui sistemi ambientali, una crescita ecologica ne preserva gli equilibri biofisici di funzionamento e rigenerazione ciclica. L' ecological footprint è appunto definito come l'indicatore che misura la richiesta umana nei confronti delle risorse naturali, e mette in relazione il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle.
Sul nuovo fronte internazionale della crescita ecologica, che dovrebbe dare una veste nuova alle strategie di sviluppo sostenibile e di contrasto alle emergenze del pianeta per il 2012 , l'Italia è in prima linea. Il nuovo Ministro dell'ambiente Corrado Clini parla di “crescita ecologica, da un lato per vincere la crisi, dall'altro per contenere il surriscaldamento del pianeta causato dai gas serra". Su questi ultimi non ha perso tempo ed ha pensato ad introdurre il calcolo dell'impronta di carbonio (carbon footprinting) nelle aziende. Detto anche contenuto di CO2 è la misura, analogamente all'impronta ecologica, dell'impatto che le attività umane hanno sull'ambiente in termini di ammontare di gas serra prodotti, misurati in unità di diossido di carbonio.  Applicata all'azienda e ai suoi processi produttivi fornisce una nuova label di identificazione dell'impegno per la protezione dell'ambiente e del clima. Già un gruppo di aziende italiane ha abbracciato l'iniziativa. Sono le aziende che il 20 dicembre scorso hanno firmato accordi volontari con il Ministero dell'ambiente per sottoporsi all'esame “carbon footprinting”: Autostrade, Coop, Acqua San Benedetto, la prima impresa a partecipare al processo di riduzione volontaria dell'impronta di carbonio), Pirelli, Antinori, Gancia, Tasca d'Almerita, Palazzetti, Lefey, San Marco group ed altre aziende ancora.
Inoltre priorità assoluta del ministro Clini è la sicurezza del territorio, divenuta con il bilancio di vittime e disastri delle alluvioni di questo autunno, un'emergenza nazionale di vastissime proporzioni, anche in Toscana, che non può più attendere. Pare di capire che abbia promesso battaglia all'abusivismo, esprimendosi a favore del divieto assoluto di condono,  e al dissesto idrogeologico con un piano anti-dissesto da 40 miliardi di euro, forse ventennale, da definire entro la fine di gennaio. “Negli ultimi vent’anni – ha dichiarato – i danni da dissesto idrogeologico sono ammontati, in media, a 2,5 miliardi di euro all’anno. Se non si inverte il trend  i danni continueranno a crescere perché gli eventi diventano più frequenti”.

A scala globale la rivoluzione "energetica" è un passaggio obbligato – afferma Ban Ki-moon segretario generale delle Nazioni Unite – per rendere «minimi i rischi climatici, per ridurre la povertà e migliorare la salute del Pianeta, la crescita economica, la pace e la sicurezza». A dire che nel 2012 queste sfide non possono più attendere e devono essere traguardate. Quale anno migliore a livello globale? A giugno l'Earth summit tornerà a Rio de Janeiro dopo 20 anni: Rio+20, il più atteso incontro mondiale per la sostenibilità, a vent’anni anche dalla nascita della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici. L'auspicio è che, in vista di un accordo sulla riduzione delle emissioni di CO2 al prossimo vertice mondiale Onu sul clima che nel 2012 si terrà in Qatar, non si indugi più sulle emergenze e siano concertati programmi e risoluzioni efficaci per sanare gli squilibri di scala globale come deforestazione, desertificazione, riscaldamento dell'atmosfera, ritiro dei ghiacciai, fame, accesso all'energia, erosione della biodiversità.
Segnali favorevoli ci sono anche in Italia per una rivoluzione "ecologica", più generale. Il ministro Clini è determinato e chiaro: in un intervento pubblicato sul Sole 24 Ore sottolinea che con il carbon footprinting "vince l'ambiente, vince l'impresa che ha uno spunto competitivo in più sul mercato, e vince il consumatore che ha uno strumento in più di scelta tra un prodotto convenzionale e un prodotto a basso impatto ambientale".
 

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