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2014 – 2050: i grandi dilemmi dell’umanità Opinion leader

Le vittime furono 18 milioni nella prima e 50 milioni  nella seconda. Dopo il 1945 le due potenze egemoni dell’alleanza vincitrice: USA  ed URSS,  sostennero la costituzione di alleanze fra gli stati in funzione della politica internazionale ed economica. Si ebbero tre raggruppamenti di stati, uno collegato agli USA, uno all’URSS ed un terzo costituito da stati non specificatamente collegati ad una delle due potenze egemoni. Tutti gli stati entrarono a far parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), tutt’ora operante.

Dopo alcuni decenni si attenuò  il collegamento tra gli USA e gli stati collegati, e si annullò “l’Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche”.
In sostanza nella seconda metà del ‘900, si realizzò il superamento degli stati chiusi  e lo sviluppo di una politica internazionale di apertura ed interazione tra gli Stati. Al di là di contrasti, dovuti a problemi politici ed economici specifici, gli stati del pianeta si trovano ormai nella necessità d’interagire pacificamente. Questo anche perché la popolazione della terra, che era di 1 miliardo e 600 milioni nel 1900 e 2,5 miliardi nel 1950, è passata a 5,2 miliardi nel 1990 ed a 7 miliardi nel 2011. E’ aumentata cioè di 3 volte circa in 61 anni. Per i prossimi 36 anni sono poi previsti: 8 miliardi nel 2028 e 9 miliardi nel  2050.

Questo imprevedibile aumento della popolazione pone al pianeta, quindi alla responsabilità dei suoi abitanti,  problemi di livello significativo. Quello che il pianeta forniva gratuitamente, a partire dalla stessa aria che si respira, è diventato sempre meno gratuito. Si è ormai  alla società globale senza però avere gli strumenti per governarla. L’unica forza coesiva, presente al momento nel pianeta, sembra essere quella dei mercati finanziari, che si sono inseriti nel vuoto di “governance”,    non occupato dalla politica.
E’ necessario invece che  l’uomo modifichi la propria presenza sul pianeta in funzione: dei livelli che la crescita demografica ha raggiunto e del processo di cambiamento climatico ormai avviato.

Il cambiamento climatico , come viene sottolineato dai tecnici, è in gran parte determinato dalla tipologia delle risorse energetiche utilizzate che, già nella seconda metà del ‘900,  hanno provocato l’aumento di un grado della temperatura del pianeta. L’aumento delle attività produttive – si pensi all’ulteriore sviluppo della Cina, India, Brasile etc.- è destinato a crescere progressivamente in funzione delle esigenze crescenti della realtà del pianeta.
Questo determina la necessità di utilizzare risorse energetiche diverse dagli idrocarburi che sono responsabili dell’inquinamento atmosferico. L’effetto serra che ne deriva da tempo  sta manifestando i suoi effetti. Oltre all’accennato aumento di un grado della temperatura, nel corso dell’estate del 2013 ha avuto luogo lo scioglimento del ghiaccio al Polo Nord. Sono i primi ed   inequivocabili segnali di un processo ormai già avviato.

Sempre nel 2013, il 9 maggio, per la prima volta nella storia dell’uomo, la concentrazione di Co2 nell’atmosfera ha superato la soglia di 400 parti per milione. Un livello che la terra non aveva più toccato negli ultimi tre milioni di anni. Da quando cioè l’estensione dei ghiacci era molto limitata ed il livello dei mari era tra i cinque ed i 30 metri più alta di quello attuale
Dal 1987  le risorse che il pianeta produce vengono esaurite prima della fine dell’anno solare. Si calcola che ormai  il rapporto tra le risorse naturali che la terra  produce e le risorse che l’umanità richiede è giunto ad una differenza di 1,5. Come dire che nel tempo in cui la terra produce un pesce od un albero, l’uomo ne ha bisogno di uno e mezzo. Anche la disponibilità dell’acqua potabile, dagli anni ’80 è inferiore alle necessità. Nel 2000 è stato calcolato che oltre un miliardo di persone non ha potuto avere un sufficiente  accesso all’acqua potabile. Questo ha determinato la morte di 2 milioni e 200 persone, in gran parte bambini. 

Un’altra realtà di questi ultimi decenni è costituita dalle discariche galleggianti -di fatto delle isole che talvolta hanno dimensione di stati-  che si formano negli oceani. La più nota per le sue dimensioni, si trova al largo delle coste della California,  è formata da circa 100 milioni di tonnellate di spazzatura ed ha una estensione  pari a quella degli USA. E’costituita,per il 90% circa, da plastica non biodegradabile. Altri grandi isole si trovano: una ad ovest delle coste del Cile ed un’altra nell’Atlantico tra l’Argentina ed il Sudafrica.  
Nel 1972 quando gli abitanti del Pianeta erano 3,7 miliardi -sostanzialmente la metà dei 7 miliardi attuali- Aurelio Peccei, presidente del Club di Roma, indicava nella prefazione del volume “I Limiti dello viluppo” la necessità di accendere un grande dibattito sui dilemmi dell’Umanità allo scopo di “ampliare in senso temporale ed in senso spaziale l’orizzonte dei nostri interessi spostandoli dalle questioni immediate e locali alla complessità che concerne la vita di quattro, cinque ,sei  sette miliardi di abitanti del nostro pianeta”.
Attualmente vivono sul pianeta 7 miliardi e 216 milioni di persone.

Franco Gentile

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