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Teatro della Toscana, i numeri della salute Breaking news, Spettacoli

Firenze – I numeri forse non dicono tutto. Ma certo, snocciolati in sequenza, inquadrano lo stato di salute. Che per il Teatro della Toscana sembra ottimo. La nuova stagione, articolata a Firenze fra la Pergola (Sala grande e Saloncino) e il Niccolini, più Scandicci teatro Studio e Pontedera teatro Era, mette sul piatto cifre da record, esplicitate e contraddette dall’affermazione pasoliniana, “Il teatro dovrebbe essere ciò che il teatro non è” messa a cartiglio del prossimo cartellone 19/20. Che comprende più di 50 titoli, di cui 13 prime nazionali e 19 produzioni, aspettando i Nuovi del Niccolini. “Con questa pasoliniana illuminazione, tratta dal ‘Manifesto per un nuovo teatro’ – spiega il direttore Marco Giorgetti – ci misuriamo da tempo. E, contemporaneamente, con quelle di Goldoni, Copeau, Strehler, Costa, Spadoni, Eduardo. Ovvero di tutti quei grandi che hanno messo al centro della loro esistenza la ricerca di un nuovo teatro. Con tutto questo ci misuriamo da quando, all’inizio dell’avventura del Teatro della Toscana, abbiamo con tutti noi stessi tentato di capire, giorno dopo giorno, dove indirizzare la ricerca, ossia come poter creare le condizioni nelle quali far nascere davvero una nuova, autentica possibilità espressiva, un futuro di reale novità per questo ‘meraviglioso strumento di comprensione fra gli uomini’ che è il Teatro”.

Ed è giusto sottolineare che, giunto a metà del secondo triennio ministeriale, quello della Toscana è l’unico Teatro Nazionale a essere stato premiato dal costante incremento di contributo da parte del MiBAC e dalla costante crescita di punteggio nella “classifica” di merito. Insomma l’algoritmo messo a punto dallo Stato chiedeva delle risposte concrete e Firenze l’ha date. E quindi giustamente ricompensate. Ieri, sul palcoscenico della Pergola, durante la presentaione ufficiale del programma, tirava aria di festa. Infoltita da prestigiose presenze (assessori a parte). Glauco Mauri e Roberto Sturno, Gabriele Lavia, Giulio Scarpati, Giuliana De Sio, Pino Micol, Carolina Rosi, Enzo Decaro, Giancarlo Sepe, Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini. Un parterre che anticipava quelle che saranno alcune delle punte di diamante della prossima programmazione. Orientarsi nella quale è compito che lasciamo alla rete (www.teatrodellatoscana.it).  

Ma qualche spunto va dato, qualche titolo segnalato, qualche traiettoria individuata. E allora coi corsi, le scuole, i laboratori, gli eventi e gli appuntamenti collaterali, le collaborazioni, gli intrecci, i cantieri, i festival, il territorio, la formazione e le ospitalità internazionali, le nuove generazioni, la lingua italiana, la drammaturgia, i progetti e i mestieri del teatro, la Pergola mette a fuoco molte scintille. A partire da Isabelle Huppert che apre il sipario l’11 ottobre diretta da Bob Wilson (in esclusiva per l’Italia) con “Mary said what she said” di Darryl Pinckney e proseguendo in ordine con Gabriele Lavia (“I giganti della montagna”), Silvio Orlando (“Si nota all’imbrunire”), Renato Carpentieri (“La tempesta”), Mauri/Sturno (“Re Lear”), il Winston Churchill di Giuseppe Battiston e le “Signorine” di Isa Danieli e Giuliana De Sio, i “Soliti ignoti” riletti da Vinicio Marchioni e il “Processo a Gesù” di Diego Fabbri rivisto da Paolo Bonacelli e Marilù Prati, l’Adriano della Yourcenar visto da Pino Micol e l’Emily Dickinson vestita da Daniela Poggi, per finire con Gleijeses padre e figlio (Geppy e Lorenzo) impegnati nel classico Amadeus di Peter Shaffer, per la regia di Andrei Konchalovsky. Su Pontedera si incrociano fra gli altri Pippo Delbono (“La gioia”), Lino Musella e Tonino Taiuti, Luisa Ranieri, Eros Pagni, Lisbeth Gruwez, Silvia Calderoni, Emma Dante, l’Odin Teatret di Eugenio Barba, per finire con il “Progetto Oblomov” firmato da Roberto Bacci e Stefano Geraci.

 

     

 

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