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A cento anni dalla nascita, intatto il lungo “volo” di Fausto Coppi, l’Airone Sport

Firenze – Oggi  ricorre il centenario della nascita di Fausto Coppi  (15 settembre 1919) uno dei più grandi ciclisti di tutti i tempi, non a caso soprannominato “il Campionissimo”. Il palmarès di altri campioni è stato altrettanto ricco ma Coppi impersona il mito del ciclismo sia perché come gli eroi della mitologia alternava soddisfazioni ed eventi dolorosi, sia perché  oltre al numero dei suoi successi era il modo con cui li otteneva a consacrarne la fama: quando si staccava dal gruppo come se volasse e volava, appunto, sulle salite impervie.

Al tempo di Coppi il ciclismo era  lo sport più popolare ma i media non avevano ancora un ruolo centrale. Certo, la radio, i giornali diffondevano la cronaca delle competizioni  ma mancava l’ hic et nunc  della televisione  (nei suoi primi anni le dirette erano  per lo più da postazioni fisse. Le interviste erano rare.) Anche per questo , le  imprese sportive divenivano subito leggendarie. 

Contribuivano all’epos altri fattori :  l’epoca di Bartali e Coppi ci riporta all’asprezza delle salite, alle insidie delle discese, delle condizioni atmosferiche. Con la pioggia date le condizioni delle strade di allora   il percorso diveniva arduo . E c’era il fattore aleatorio dei molti contrattempi. Perché erano gli anni in cui passaggi a livello, forature, guasti meccanici compromettevano il risultato.  

Oggi, la televisione attraverso le immagini, le interviste, fa entrare personaggi famosi in casa nostra, ce li avvicina rendendoceli familiari. La radio ha, invece, una forza evocativa che conferisce una sorta di aura mitica perché  ha bisogno dell’immaginazione per essere fruita”. Pensiamo alla famosa radiocronaca di Mario Ferretti che iniziava con le parole “Un uomo solo è al comando della corsa, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome Fausto Coppi”. Un progressivo disvelamento accresceva la souspense e dava risalto alla titanica performance del campionissimo che vinse dopo una fuga di 192 km!  

All’epoca il flusso di informazioni era più scarso. Perciò   i vari eventi imprese venivano poi commentate, discusse per giorni e giorni nei bar, sui luoghi di lavoro, tra amici e conoscenti. Attualmente,  il tumultuoso affollarsi di eventi, sportivi e non, li rende più caduchi. Il sistema dell’informazione produce incessantemente notizie e “divora” quelle precedenti tanto che in questo sovraffollamento ci stiamo avviando ad una società frenetica sempre in “tempo reale” ma con una memoria sempre più sbiadita.  Specie per gli avvenimenti del passato e anche nello sport la cronaca sopravanza la storia: ecco perché è particolarmente importante il recupero della memoria , il ricordo dei grandi campioni del passato.

E proprio  questa caratteristica di Fausto Coppi come campione leggendario, di uomo  la cui vita è stata smile a un romanzo emerge dal recente libro del giornalista e scrittore  Maurizio Crosetti, Il suo nome è Fausto Coppi (Einaudi editore) . I  trionfi, le sconfitte, gli amori, le tragedie di Fausto Coppi  sono raccontati con la voce dei personaggi che gli sono stati vicini: dai familiari ai fedeli gregari, dalla  Dama bianca all’amico-rivale Bartali.

“Vicino alla mia bicicletta passano il verdegiallo dei prati e delle rocce. E sopra, il cielo azzurro: correre è come attraversare un dipinto. I compagni vanno in cerca delle fontane di pietra per catturare l’acqua nelle borracce, poi la corsa precipita e non c’è piú tempo nemmeno per bere. Guizzano trote d’argento nei torrenti, ma tanto chi le vede. Sulla punta delle montagne la gente è un pizzo, un merletto”. 

A ognuno di loro Maurizio Crosetti affida un pezzo di storia, e attraverso di loro affresca l’avventura sportiva e umana di un’anima inquieta che ha incarnato l’essenza stessa di un’Italia fiaccata dalla guerra ma in cerca di nuovo entusiasmo. Una società in vorticoso cambiamento, con le sue ipocrisie e le sue nobiltà, sfila in bianco e nero accanto alla leggendaria bicicletta dell’Airone, del Campionissimo. Che avrà, infine, l’ultima parola.

Abbiamo  approfondito  alcuni argomenti del libro con  Maurizio Crosetti . 

D. Perché la figura di Coppi  è divenuta epica più di quelle di altri grandi campioni ?

R.  Dipende, credo, dallo scenario storico, dall’irripetibile (speriamo) dopoguerra con l’Italia che grazie ai suoi campioni (Coppi, Bartali, il Grande Torino) capiva e sentiva di poter rinascere. Gli atleti diedero forza a un intero Paese ferito e sconfitto, ma non perduto.

D. Un mito che resiste anche per le nuove generazioni ?

R. Un mito resiste se viene tramandato, altrimenti si perde. Il senso di Coppi, per i ragazzi di oggi, è intatto, ma va spiegato bene.

D. Coppi e  Bartali i  rivali per antonomasia  ma in realtà la loro è storia di un’amicizia come emerge anche  dal tuo libro ..   

R. Fausto e Gino erano complementari, e alla fine della loro carriera (e per Coppi, della sua stessa vita) erano diventati anche amici veri. Bartali è stato molto vicino alla prima famiglia di Fausto dopo la tragica morte del Campionissimo. La valenza politica, nel senso di una presunta rivalità (Bartali cattolico, Coppi ateo di sinistra) non è mai esistita. Tutti e due, tra l’altro, votavano Democrazia Cristiana.

D. Perché  hai scelto questo  format narrativo ?  Una biografia, un racconto o entrambe le cose ?

R. Non m’interessava scrivere una biografia classica, su Coppi tra l’altro è stato scritto di tutto. L’idea di un romanzo corale in prima persona mi ha coinvolto molto di più. Questo non è un libro di ciclismo, è il ritratto di un uomo.

D. Perché Coppi era soprannominato l’ Airone ?

R.  Lo chiamarono così per il suo modo di spiegare le ali e volare, letteralmente, nelle tappe di montagna dove le sue fughe solitarie sono diventate leggenda. Fausto Coppi è stato una figura gloriosa e dolente, fortissima e fragile. Nei trionfi, ma anche nelle sconfitte. Compresa quella morte assurda.

 

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