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Casa, Spinelli: “Più alloggi Erp e housing sociale, sugli sfratti serve impegno nazionale” Breaking news, Cronaca

Firenze – Casa, emergenza abitativa, contributi all’affitto, alloggi vuoti, edilizia popolare, accesso ai bandi. Sono svariati e tutti di estrema importanza, perché capaci di cambiare il corso dell’esistenza per migliaia di nostri concittadini, i temi che possiamo raccogliere nella definizione “politiche abitative”. Tanto più importanti e necessarie le risposte da parte delle istituzioni, in quanto l’emergenza sanitaria della pandemia da covid 19 sta minando futuro, prospettive e coesione dell’amaglama sociale italiano. Una ricaduta che anche in Toscana rischia di essere durissima. Ne parliamo con la neo assessora regionale Serena Spinelli, che, fra le altre, ha le deleghe a welfare, marginalità sociali, edilizia residenziale pubblica e politiche per fronteggiare l’emergenza abitativa e gli sfratti.

1 – Una delle preoccupazioni più incombenti in questo momento, che sono state espresse sia dai sindacati che dai cittadini, riguarda il blocco degli sfratti, che a mesi, se non interverrà una proroga, potrebbero aggiungere a un quadro già degenerato economicamente l’ulteriore difficoltà di riportare gli sfratti alla ribalta. Secondo dati del Sunia, si parla di una prima tranche, a Firenze, di mille sfratti eseguibili immediatamente dopo lo sblocco, con il rischio di riportare la città (la regione segue) all’incubo dei 130 sfratti al mese che erano calati, negli ultimi tempi, a una media di circa 50. La Regione ha un piano B per affrontare l’emergenza?

“La Regione ha strumenti limitati per intervenire in materia di sfratti. C’è uno specifico contributo utilizzabile nei casi di sfratto per morosità con provvedimento esecutivo, che può essere utilizzato per sanare gli arretrati dei canoni non pagati nei casi di “morosità incolpevole”, cioè dovuta a fattori oggettivi quali perdita di reddito, o altro. Peraltro è una misura che è stata messa a punto per la prima volta proprio in Toscana, e poi mutuata anche a livello nazionale. Nel 2019 sono stati erogati 366 contributi, quindi sono stati evitati 366 sfratti, anche se l’efficacia è limitata dall’adesione del proprietario, che può avvenire solo su base volontaria e spesso ritiene comunque più conveniente proseguire con lo sfratto e cercare un nuovo inquilino. Ci sono poi le Commissioni territoriali per il contrasto al disagio abitativo, cui partecipano anche le prefetture, che dovrebbero graduare l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio, favorendo il passaggio da casa a casa. Sono comunque strumenti che tentano di tamponare una situazione che non è affrontabile strutturalmente solo da parte della Regione: il tema è la assoluta liberalizzazione del mercato delle locazioni, in cui gli incentivi fiscali per i canoni concordati incidono solo limitatamente, che però è tema sicuramente nazionale che chiediamo di affrontare con leggi nazionali”.

2 – Un altro tema importante è quello del contributo affitti. Stante il quadro in evoluzione, purtroppo peggiorativa, della pandemia, la Regione ha messo di nuovo sul tavolo altri 9 milioni di euro. Da dove provengono questi fondi e secondo quali criteri saranno distribuiti ai Comuni?

“I 9 milioni appena ripartiti fra i Comuni derivano dall’incremento del Fondo nazionale per il sostegno al pagamento dei canoni di locazione previsto dal Governo (DL 34 del 19 maggio 2020) e vanno ad aggiungersi ad altre risorse sia statali (3,9 milioni) che regionali (2 milioni) che sono state già erogate nel 2020.

Dalla fine di marzo scorso, quando siamo andati verso la chiusura completa di tutte le attività, sono stati attivati strumenti di emergenza per prepararsi a sostenere le famiglie che stavano perdendo le fonti di reddito e che sarebbero state in difficoltà a pagare il canone di locazione. Per questo la Regione con una delibera di Giunta ha previsto che i Comuni facessero dei bandi straordinari per i contributi, dedicati a chi aveva subito o stava subendo una riduzione del reddito di oltre il 30%, destinando a questo fine tutte le risorse al momento disponibili. 

Ovvero i 3,9 milioni, più i 2 milioni già ricordati, più i residui non utilizzati del contributo sfratti. Complessivamente abbiamo avuto circa 10mila domande valide, che hanno comportato una erogazione di oltre 10 milioni di euro. Con il nuovo trasferimento di 9 milioni i Comuni possono completare le erogazioni per le graduatorie del bando di emergenza, liquidando tutte le domande, per un fabbisogno residuo intorno ai 3 milioni, destinando il resto al bando ordinario per il contributo affitti 2020.

La ripartizione fra i Comuni è stata calcolata a partire dal fabbisogno 2019, corretto con due fattori: il fabbisogno residuo del bando straordinario, e il residuo attivo della quota parte del fondo affitto, già ripartito fra i Comuni e non utilizzato.

Con la chiusura del bilancio regionale 2020 verificheremo la possibilità che abbiamo di utilizzare residui di altre poste di bilancio per integrare tali risorse. Inoltre, siamo al lavoro per attivare a breve ulteriori risorse per il contributo affitti anche tramite il Fondo Sociale Europeo (FSE).

Affrontare il problema in maniera strutturale, al di là dell’emergenza e guardando anche alla situazione extra-Covid che comunque vede un elevato numero di famiglie in difficoltà, vuol dire però lavorare da una parte per un incremento del numero di alloggi di edilizia sociale, fra ERP e canone ridotto rispetto alle quotazioni di mercato, dall’altra sulle considerazioni già fatte sulla mancanza di regolamentazione del mercato. Detto questo naturalmente lo strumento del contributo è da considerarsi in questo momento indispensabile”.

3 – Un altro problema che si pone è quello degli alloggi vuoti e non assegnabili per motivi di agibilità, alcuni fermi da svariati anni. A Firenze un calcolo prudenziale ne darebbe almeno 700. Quanti sono in Toscana e come pensate di poter intervenire?

“Il tema della manutenzione del patrimonio ERP rappresenta una priorità per le azioni regionali ma anche nazionali. Sappiamo che gli attuali edifici ERP sono in gran parte di vecchia costruzione, il 54% precedenti al 1970, e quindi necessitano di interventi anche significativi. Secondo una fotografia di alcuni mesi fa, al 31 dicembre 2019, gli alloggi ERP non assegnati erano 3.420, di cui 300 con lavori di manutenzione in corso, 930 in attesa di manutenzione con finanziamenti assegnati, 1.200 in attesa di finanziamenti. 

Che ci siano alloggi vuoti è fisiologico, ma è patologico qualndo la situazione perdura oltre il termine ragionevole di organizzazione ed esecuzione dei lavori. Come previsto dalla legge regionale (LR 2/2019) stiamo costituendo un sistema informativo regionale ERP in sinergia con gli Enti Gestori che, a regime, ci consentirà di monitorare più efficacemente queste situazioni.

Al momento la Regione nel triennio 2020-2022 ha stanziato 30 milioni di euro a favore dei Gestori destinandoli alla manutenzione del patrimonio, che si vanno ad aggiungere alle risorse nazionali e a quelle che già i gestori stessi destinano a questo scopo derivanti dalla gestione del patrimonio. Insieme a loro e agli enti locali dovremo lavorare affinché vengano investiti nella maniera più efficiente ed efficace possibile”.


4 – Un’altra evidente criticità è il rischio sociale, inteso sia nella sua natura di conflittualità estesa nelle varie fasce socio-economiche, sia per quanto riguarda una categoria mai o quasi mai presa in considerazione, quella dei cosiddetti “invisibili”, fra cui rientrano anche le persone che hanno perso la residenza dopo averne goduto, magari per anni. Sul territorio nazionale si stima ci siano almeno 50mila persone senza visibilità, il che significa, senza accesso al SSN, all’educazione, ai sostegni, al reddito di cittadinanza, a qualsiasi welfare. Un problema che si amplia in tempi di pandemia, sia come allarme per la salute collettiva che per la salute delle persone “cancellate” o invisibili da sempre. Avete una stima di quanti sono gli invisibili sul territorio toscano? E quali potrebbero essere (o sono già in atto) gli strumenti per affrontare questa realtà?

“Credo che il tema dei cosiddetti “invisibili” chiami tutti noi a fare ogni sforzo per migliorare la capacità di risposta da parte del nostro sistema di welfare. Ci sono fenomeni di disagio che sono in evidente crescita, che non riguardano solo l’ambito dell’edilizia sociale. Per quanto riguarda l’Erp la Regione, che non è ente di gestione, può contribuire all’elaborazione di nuove linee guida capaci di andare nella direzione della massima presa in carico possibile di ogni situazione di disagio sociale.

Il nostro intento dev’essere però di fare in modo che casi come quello proposto non escano “dal raggio di azione dei nostri radar”, da quello dei servizi sociali territoriali.

Un esempio è rappresentato dal SEUS, il Servizio di emergenza e urgenza sociale, chiamato ad intervenire 24 ore su 24 nelle situazioni di emergenza sociale. Lo Regione lo ha sperimentato a partire dal 2016, è attivo in alcune zone delle province di Firenze, Lucca e Siena e nel 2021 contiamo di estenderlo progressivamente a tutto il territorio regionale.

Stiamo ragionando anche di come promuovere progetti specifici, in grado di attivare esperienze di mediazione sociale e culturale, di animazione e di conciliazione. Più in generale stiamo cercando di orientare le politiche dell’edilizia sociale verso una integrazione con attività e dotazioni di servizi, di attrezzature pubbliche, di opportunità di incontro e di scambio. Tutti fattori che fanno diventare una semplice area edificata un tessuto fatto di relazioni e rapporti, sociali e funzionali. In questo senso va letto anche il rapporto di crescente interrelazione fra interventi ERP e operazioni di rigenerazione urbana, che se affrontati con il corretto approccio non si limitano ad intervenire sull’assetto meramente fisico dei contesti urbani ma vanno anche a favorire e potenziare le relazioni di comunità”.

 

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