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25 aprile, Matulli: “Anche oggi di fronte alla sfida di progettare il futuro” Opinion leader

Firenze – Il messaggio di Giuseppe Matulli, presidente dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea, scritto in occasione del 75° anniversario della liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Il 25 aprile del 1945 la liberazione spinse a guardare avanti. A raccogliere la sfida di un Paese distrutto, occupato e governato dagli eserciti alleati, che doveva diventare indipendente e sovrano: dovette legittimare con elezioni democratiche gli enti locali, eleggere la Costituente, risolvere la questione istituzionale, redigere la Costituzione, risorgere dalle macerie materiali e morali.

Quest’anno il 25 aprile richiama, in modo peculiare, la spinta a guardare avanti che viene da quel lontano 25 aprile, proprio per l’emergenza mondiale che stiamo vivendo e che pone delle sfide non minori di quelle di allora.

Allora dovette prima di tutto definirsi il panorama internazionale. Churchill e Roosevelt avviarono nel ‘41 la creazione dell’ONU con la firma della Carta Atlantica, Beveridge presentò in Inghilterra nel ‘42 il piano che faceva nascere lo “Stato Sociale” (il Welfare), nel ’44 a Bretton Woods nasceva il WTO che assicurò lo sviluppo del trentennio d’oro come gli storici chiamarono il periodo ’45-‘73.

Anche oggi, come allora, la dimensione geopolitica sarà determinante. La memoria dei martiri di allora ci spinge a onorare le vittime della nuova violenza: l’imprevidenza di una cultura mercatista che ha cercato la soluzione nella competizione finanziaria dei mercati.

Oggi dobbiamo guardare al mondo, divenuto sempre più piccolo, in cui operare con l’Europa, non soltanto per conseguire aiuti pur legittimi, ma soprattutto per essere protagonisti della sua più completa integrazione politica. Per questo non possiamo considerare l’Europa soltanto come un interlocutore per i nostri interessi nazionali, ma come protagonista del nostro destino comune.

Spetta a noi, anche a noi, realizzare la capacità geopolitica dell’Europa, nella consapevolezza che la funzione di equilibrio geopolitico che potrebbe svolgere può segnare il futuro del mondo intero. Le vistose e gravi carenze della integrazione europea non possono costituire sterili elementi di giudizio, ma stimoli di impegno a realizzare l’integrazione politica indispensabile per un futuro di pace, di salvaguardia del pianeta, di recupero di un percorso solidale all’altezza delle sfide che ci stanno di fronte.

Un anno dopo la liberazione, nell’estate del 1946, era insediata a Parigi la conferenza della pace, e per l’Italia iniziò il difficile percorso per inserirsi nel mondo libero come protagonista, col peso di aver contribuito a scatenare la guerra, nella quale molti paesi vincitori avevano contato i morti uccisi dai nostri soldati.

Ci volle determinazione e serietà per risalire la china dall’umiliazione di allora. Gli uomini che avevano contribuito alla liberazione del paese furono capaci e risalirono quella china. Per questo le vicende di allora sono in grado di indicarci oggi la strada per il futuro.

Foto: Giuseppe Matulli

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