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Festival Seta, la Cina è il più grande partner commerciale dell’Italia in Asia Breaking news, Cronaca

Prato – Quando si parla di Cina, tante sono le “storie” e i racconti. Ma scarse invece le analisi, gli approfondimenti, la ricostruzione dei fatti al punto che di Cina si discute ancora sulla base di pregiudizi scaturiti  da un retaggio che fa capo ad una presunta superiorità europea e occidentale. La volontà di far emergere narrazioni più attinenti alla realtà attuale con una serie di informazioni, di elementi dettagliati  in grado di rappresentare il punto di vista cinese sul proprio paese e sui rapporti tra la Cina e il resto del pianeta è stato l’obiettivo della seconda edizione  di Festival Seta.Dialoghi sulla Cina Contemporanea promossa dall’associazione Orientiamoci in Cina in collaborazione con il Centro Studi per la Cina Contemporanea e che si è svolta a Prato il primo week-end di ottobre.

Un tentativo di offrire una visione del Paese del Dragone senza preconcetti anche perchè, nel prossimo futuro, avremo sempre più a che fare con l’universo cinese. E a questo punto sarebbe bene conoscere meglio la Cina mettendo da parte tutta una serie di  stereotipi che il mainstream ci propone. A cominciare da come il partito comunista cinese sia riuscito attraverso una incessante propaganda di regime a mobilitare un miliardo e mezzo di persone per far fronte al Covid e tornare alla normalità in pochi mesi mentre il resto del mondo continuava  a sperimentare aperture e chiusure. « Il numero relativamente esiguo (4.635) di morti ufficialmente registrati nel Paese- cosí Michelangelo Cocco giornalista ed analista politico del Centro Studi per la Cina Contemporanea, relatore al Festival,  – il risveglio della metropoli sul Fiume azzurro da un lungo, durissimo lockdown, la ripresa del prodotto  interno lordo +8,4% la stima per il 2021 e la prospettiva,come rilevato da studi recenti, che il Pil cinese scavalchi quello statunitense prima del previsto, hanno permesso al Partito di trasmettere al popolo un messaggio inequivocabile: quello della “superiorità” del sistema cinese rispetto alle democrazie liberali nella gestione delle crisi. Un insegnamento che mira a rafforzare la legittimità del Pcc a governare come partito unico. In particolare, i successi ottenuti confermano la validità della scelta strategica di un governo sempre più forte e centralizzato nella leadership del Partito, alla base della “Nuova era” inaugurata da Xi Jinping col XIX Congresso nazionale del Partito nel 2017».

Oggi il Partito Comunista Cinese però  si trova a gestire una realtà sempre più complessa dovendo rispondere alle incalzanti domande sociali delle classi medie che avanzano,e in tal senso non mancano una serie di novità strutturali  volute da Xi Jinping e dai suoi collaboratori senza però che nulla sia concesso alla democrazia come metodo di governo e di partecipazione politica tipiche dell’occidente. Che sono “spiegate”  in spot televisivi  che rimandano ai tragici fatti della  primavera araba o all’assalto  a  Capitol Hill e dei disordini che ne seguirono. E al bisogno  crescente di una vita migliore da parte della popolazione cinese che dopo tre decenni di crescita economica improvvisa ne ha mostrato gli evidenti squilibri, il governo cinese ha assicurato  che uno dei suoi prossimi obiettivi sarà quello di promuovere ” l’uscita dalla povertà” non solo in termini quantitativi ma  qualitativi.  Un tentativo questo per affrontare le sfide del presente tentando di coniugare  il “socialismo con caratteristiche cinesi”.

Ma la competizione internazionale, economica e politica, richiede oggi anche un cambiamento di rotta in termini ecologici ed  è stato avviato da parte del governo centrale cinese  un grande piano di riconversione industriale che prevede la chiusura delle fabbriche tre  giorni a settimana  per abbattere l’inquinamento ambientale. Emerge dunque che la Cina è un Paese in rapida ripresa dall’impatto del Covid Sars cosí come le  esportazioni italiane che sono per il terzo anno consecutivo destinate a crescere, grazie ai prodotti made in Italy che giocano un ruolo crescente nella partnership commerciale. E se in passato l’export italiano nel paese asiatico riguardava i prodotti dell’industria della moda italiana di lusso,(abiti, accessori e gioielli), ora la tendenza si sta diffondendo anche in altri settori come quelli di alta tecnologia. “La Cina è sempre stata un mercato grande, dinamico e con il suo sviluppo cresce anche la domanda di prodotti noti e di alta qualità. I sistemi logistici globali sono ancora ostacolati da fattori legati alla pandemia. Potremmo vedere un’altra spinta verso la crescita quando questi sistemi si riprenderanno”, ha spiegato Francesca Spigarelli, professoressa di economia applicata e membro del comitato esecutivo della Chinese Globalization Association,ospite del Festival Seta.   Secondo i dati ufficiali di Pechino, l’Italia è il quarto partner commerciale della Cina nell’Unione Europea, e la Cina è il più grande partner commerciale dell’Italia in Asia.  Un vantaggio da non sottovalutare.

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