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Pistoia, meraviglie multimediali nel nuovo Museo di San Salvatore Cultura

Pistoia – Inaugurato ieri (sabato 24 settembre) a Pistoia il Museo di San Salvatore: diventa così operativa la quarta sede espositiva del Progetto Sistema Museale, cuore pulsante del centro cittadino.

Ascoltare la sua storia è un po’ come tornare bambini, tanto è il fascino che la ammanta. Se poi oltrepassi la soglia dell’ingresso, resti stupefatto per la carezza avvolgente che contraddistingue il perfetto connubio realizzato per raccontarla.

Claudio Rosati e Nicola Becagli – lo storico e l’architetto responsabili del progetto museologico e museografico per la ex chiesa di San Salvatore – non hanno mancato di trasferire il loro entusiasmo ai primi che hanno varcato la soglia, definita da una avveniristica porta di accesso, un simbolico trait d’union fra passato e presente, una congiunzione fra ciò che l’edificio ha conservato e la città che, durante i suoi due secoli di sonno, le è cresciuta intorno.

Obiettivo della progettazione era di rendere lo spazio museale quanto più possibile coinvolgente, uno spazio che – come ha affermato l’architetto Becagli – stimolasse la fruizione attiva da parte del visitatore che non deve limitarsi a guardare un’opera suggestiva e poi andare oltre, bensì possa restare coinvolto in un percorso che può fare “suo”, proprio perché funzionale alla sua percezione.

«I resti dell’affresco del ‘Compianto’, attribuito alla cerchia di Lippo di Benivieni», racconta lo storico Claudio Rosati «sono stati tra le prime tracce a riemergere durante il cantiere. Si ammirano ora su una parete che aveva un pericoloso fuori piombo di quindici metri. Sarebbero stati destinati a scomparire e con loro la chiesa, chiusa da due secoli. Il recupero e il restauro dell’edificio ci restituiscono ora una delle chiese più antiche di Pistoia che arricchisce il panorama dei luoghi e delle forme che è un elemento costitutivo della città. Siamo a poche decine di metri da piazza del Duomo e si percepisce come questa chiesa abbia pulsato nel cuore più antico della città. Per questo motivo chi la visiterà sarà sollecitato a esplorare o rivedere piazza del Duomo, anche con un’apposita applicazione digitale. Il museo è al servizio della chiesa e non viceversa. Racconta la sua storia e si è cercato di farlo con tutte le forme possibili in modo che ognuno possa trovare la più adatta.»

Ed è lo stesso Claudio Rosati a presentare i tre cilindri di legno che, allo stesso tempo, fungono da sedute e da contenitori di giochi, come quelli che venivano usati dai bambini di età romana: qualche noce e un cilindretto, o dei tasselli di legno bianchi e neri con i si potranno oggi replicare i disegni del pavimento a mosaico esposto poco più avanti (ritrovato in piazza del Duomo nel 1902), accompagnato dal prototipo virtuale di una domus romana.

Questo della domus e l’avatar per sordo-muti, sono strumenti realizzati con la collaborazione della Scuola Normale di Pisa, che insieme agli altri realizzati da Toscodata sono solo alcuni dei prototipi appositamente messi a punto per il museo di San Salvatore, affinché sia realmente al servizio della cultura. Un servizio che lo pone come ponte ideale fra generazioni: vediamolo, prima di tutto, testimone della storia cittadina che racconta attraverso i reperti recuperati durante il lungo lavoro di restauro (iniziato nel 2015), e che gli interventi di restauro hanno valorizzato mantenendo la sobria linearità del luogo.

Sobrietà riconosciuta anche attraverso l’applicazione di un’informatizzazione non invadente, perfetto interlocutore intergenerazionale fra “nativi” e più o meno “alfabetizzati” digitali: per esempio è con un semplicissimo “touch” che si interagisce con l’affresco. Particolare che per i bambini è cosa del tutto naturale, una modalità che è come un gioco ma che permette loro di imparare, avvicinandoli alla cultura. Per i meno piccoli, diventa un modo per considerare il digitale sotto una prospettiva diversa, non aggressivo o invadente, ma semplicemente un supporto che permette di godersi meglio un’opera d’arte.

Ci sentiamo, per questo, di definire il Museo di San Sebastiano uno strumento di comunicazione completo, un museo realizzato secondo concezioni che ne definiscono il modello secondo canoni diversi dai comunemente noti.

Come una principessa la ex chiesa si è risvegliata da morte apparente, e lo ha fatto in modo clamoroso, non con il bacio di un principe ma con l’attenzione concertata di più figure, le stesse che per Pistoia da qualche anno stanno lavorando intensamente.

Oltre alle competenze dei già citati Rosati e Becagli, fondamentali sono stati la Fondazione Caript, Pistoia Musei, Chiesa Cattedrale, il Comune con il Museo Civico, la Soprintendenza dei beni culturali e tutta la competenza dei singoli che all’intero progetto hanno lavorato, organizzando questo sublime viaggio nella storia: «Il museo è frutto di un percorso molto articolato che la Fondazione ha affrontato seguendo una linea per noi centrale, soprattutto negli interventi per la cultura: operare in stretto raccordo con le istituzioni e i soggetti che, a vario titolo, hanno responsabilità in questo ambito e fornire un contributo al complesso dell’offerta presente, entrando con questa in rete» ha affermato Lorenzo Zogheri, Presidente della Fondazione Caript.

Il Vescovo di Pistoia, Monsignor Fausto Tardelli, ha manifestato il proprio apprezzamento: «Grazie al suo lungimirante accordo con la Chiesa Cattedrale, la Fondazione non solo ha recuperato una chiesa che aveva bisogno di essere restaurata, ma ha anche dato un’ulteriore sede a Pistoia Musei ampliando quel buon connubio che ultimamente ha permesso di intervenire per il riallestimento di prestigiose opere del patrimonio artistico e devozionale della Cattedrale nel Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi

Quanto a Monica Preti, Direttrice di Pistoia Musei, è stata instancabile nel mostrare le meraviglie di questo luogo, vivo nel tessuto sociale cittadino: «L’allestimento, seppur concentrato in un unico grande spazio, riesce a coinvolgere il visitatore in un racconto che si dipana, attorno alle stratificazioni, alle opere, alle leggende e ai riti religiosi, per soste di esplorazione personale o vere e proprie narrazioni.» Ed è alle riflessioni dei visitatori che sarà affidato in parte il futuro dello spazio, considerando preziose le loro indicazioni – apprezzamenti ma anche critiche – per rendere il museo sempre migliore.

Intanto, gli ingredienti per il successo ci sono tutti: per prima cosa storia e architettura si fondono armoniosamente, in una corrispondenza di sentire che la musica va a completare, come totale immersione nella bellezza. Poi c’è la tecnologia che, come abbiamo già accennato, ha avuto un ruolo determinante nel tenere insieme le diverse facce di questa poliedrica meraviglia. Infine, non poteva mancare la competenza, la professionalità che ha reso la tecnologia alla portata di tutti, un “digitale moderato” – come l’ha definito Claudio Rosati – che si sposa perfettamente al complesso lavoro di valorizzazione dell’intera struttura.

Museo di San Salvatore

via Tomba di Catilina, Pistoia

Da domenica 25 a venerdì 30 settembre, dalle 10.00 alle 18.00

Dal 1° ottobre, aperto il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 18.00

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