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35° Strage di Bologna, Mattarella: “Ora verità, Italia non deve dimenticare” Cronaca

Bologna – La tenacia dei familiari delle vittime e dei superstiti, che dopo 35 anni, senza tutta la verità, guidano il corteo di tutta Bologna. Risuona ancora il boato di quel 2 agosto 1980 nel cuore e nella memoria dei sopravvisuti e della città, come per Silvana Ancillotti di Montespertoli che ne porta ancora tutta l’angoscia. Il presidente della Repubblica, ha inviato un telegramma: “L’Italia ha il dovere di non dimenticare quella strage e quelle vittime innocenti che fanno ormai parte della memoria nazionale”. Il presidente del Consiglio comunale di Firenze, Caterina Biti, nel corteo con il gonfalone fiorentino. I Comuni di Castelfiorentino e Montespertoli hanno inviato a Bologna una delegazione istituzionale per ricordare le 3 concittadine vittime dell’attentato di stampo fascista.

“L’Italia ha il dovere di non dimenticare le vittime innocenti”. E’ quanto ha sottolineato il Capo dello Stato ricordando il 35esimo anniversario della strage alla stazione ferroviatria di Bologna, la più grave strage terroristica del secondo dopoguerra in cui morirono 85 persone e più 200 rimasero ferite, ed esprimendo la sua solidarietà all’Associazione dei familiari delle vittime. “L’auspicio è che la verità possa emergere nella sua interezza – ha aggiunto – : la vostra battaglia che riguarda anche l’introduzione del reato di depistaggio costituisce un’importante risorsa”

Le indagini si indirizzarono quasi da subito sulla pista neofascista, ma ci volle un un lungo iter giudiziario e l’ostacolo di depistaggi (per cui vennero condannati Licio Gelli, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e Francesco Pazienza), per arriovare alla sentenza definitiva del 1995: condannati Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro “come appartenenti alla banda armata che ha organizzato e realizzato l’attentato di Bologna” e per aver “fatto parte del gruppo che sicuramente quell’atto aveva organizzato”. Solo pochi anin fa, nel 2007, si aggiunse anche la condanna di Luigi Ciavardini, minorenne all’epoca dei fatti. Gli ipotetici mandanti sono tuttora sconosciuti.

Bologna nuovamente in piazza, per ricordare la strage e chiedere tutta la verità. Il corteo ha percorso via Indipendenza terminando come sempre nel piazzale della Stazione, dove resta indelebile lo squarcio subito. Qui i discorsi del sindaco Virginio Merola, di Paolo Bolognesi a nome dei parenti delle vittime, e del presidente del Senato Pietro Grasso. Alle 10,25, l’ora dello scoppio della bomba, la sirena ha ricordato le 85 vittme e i feriti di quel sabato tragico.

La presidente del Consiglio Caterina Biti ha rappresentato re il Comune di Firenze, accompagnando il Gonfalone della città.

I Comuni di Castelfiorentino e Montespertoli hanno inviato a Bologna una delegazione istituzionale per partecipare alle celebrazioni. In rappresentanza del Comune di Castelfiorentino parteciperà il consigliere Sandra Niccolai, mentre per il Comune di Montespertoli parteciperà l’Assessore Mauro Mucciarelli. La presenza in forma ufficiale dei due Comuni, con il Gonfalone, è motivata dalla volontà di ricordare tre concittadine (una di Castelfiorentino e due di Montespertoli) che persero la vita in quel vile attentato terroristico: Verdiana Bivona, di anni 22 (allora residente a Castelfiorentino, in loc. Vallecchio), Maria Fresu (anni 24) e Angela Fresu (anni 3) di Montespertoli

strage di bologna Corteo piazzaIl presidente dell’Associazione delle vittime, Paolo Bolognesi, denuncia come la proposta di legge dell’associazione, che introduce il reato penale di depistaggio, sia stata di fatto bloccata dal parlamento. “L’anno scorso – ha detto Bolognesi davanti a tanta gente arrivata da tutta Italia per commemorare la strage – abbiamo apprezzato la direttive della Presidenza del Consiglio, ma abbiamo da subito avanzato alcune perplessità sulla reale volontà delle amministrazioni interessate ad attuarla integralmente. Purtroppo oggi dobbiamo constatare che avevamo ragione”. E lancio un nuovo appello per l’approvazione della legge sul depistaggio: “Quali carte hanno messo sul tavolo gli apparati a tutela della loro immunità, perché non venga approvata definitivamente?. Attendiamo ancora una risposta”.

“Quel boato mi tormenta ancora”. Silvana Ancillotti ricorda l’esplosione nella sala d’aspetto della stazione. Era con due amiche  e la piccola Angela, entrambe morte. Silvana denuncia di “non essere mai stata ascoltata da un giudice, nonostante lei fosse la persona più vicina al tritolo”
 “Mi ricordo tutto. Tutto  – spiega nell’intervista rilasciata a La Repubblica – . Eravamo sedute tutte assieme. Maria no, era in piedi lì accanto. Mi ricordo il boato. Un grande boato. Ho chiamato Verdiana. Non mi ha risposto. Sono svenuta. Poi mi sono risvegliata sotto le macerie. E ho visto Verdiana e la bambina, Angela. Erano di spalle. Non si muovevano. Verdiana forse aveva provato a proteggerla con il suo corpo. Maria non c’era più. Ho strillato, ho chiamato i soccorsi. “Aiutate le mie amiche…”.

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