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40° Cantiere Montepulciano: alla fine la “finta semplice” scelse la libertà Spettacoli

Montepulciano  – “Un distretto culturale” è diventato il Cantiere internazionale d’Arte ideato dal compositore tedesco Hans Werner  Henze nelle parole del sindaco Andrea Rossi.  A 40 anni dalla sua fondazione, quell’intuizione di Henze di trasformare un territorio in un centro permanente di studio e sperimentazione musicale è diventata una realtà anche più estesa e radicata di quanto auspicasse. Da due settimane e ancora fino al 1° agosto accanto oltre che a Montepulciano, il paese “madre”, anche la maggior parte dei Comuni della Valdichiana è impegnata in una serie di eventi musicali: un coro unico che canta la qualità e l’eccellenza di questa parte di Toscana. Il modello del Cantiere inventato dal compositore scomparso a Dresda nel 2012 mostra la sua vitalità e la sua capacità di essere replicato e reinterpretato in altre realtà.

Il tema scelto per il 40° compleanno è quest’anno una variazione sul tema “terra” con tutto ciò che di positivo e negativo, di meraviglioso e di tragico ospita, la “guerra e la pace”. Così venerdì 17 luglio è andata in scena in prima assoluta commissionata dal 40° Cantiere l’opera da camera per soli, attori e ensemble “Idroscalo Pasolini” con la musica di Stefano Taglietti e il libretto di Carlo Pasquini. Pier Paolo Pasolini fu ucciso in circostanze mai del tutto chiarite nel 1975, l’anno nel quale Henze concepì l’idea del Cantiere dove tutti “sono insegnanti e al tempo stesso studenti”, dove le idee nascono dall’incontro creativo fra i giovani e i professionisti esperti che vengono da tutto il mondo per partecipare a questa esperienza unica.

Se la storia di Pasolini rappresenta la fine tragica della poesia e dell’impegno intellettuale, l’altro evento clou del 40° Cantiere, “La Finta Semplice”, opera buffa composta da Wolfgang Amadeus Mozart quando aveva 12 anni, ne rappresenta l’inizio: l’amore, la pacificazione degli animi premessa della felicità, che prevale su tutte le mediocrità, le miserie, quegli ostacoli che alla fine sorgono prevalentemente a causa di chi non riesce ad accogliere dentro di sé l’armonia pacificatrice di Eros.

L’opera è andata in scena  il 25 e il 26 luglio, con l’esecuzione dell’orchestra del Royal Northern College of Music di Machester diretta da Roland Böer, il maestro di Francoforte direttore artistico e musicale del Cantiere; la regia di Caterina Panti Liberovici e le scene di Sergio Mariotti. Accanto alla sapiente direzione di Böer che ha saputo mettere in risalto tutto ciò che di fresco e innovativo è contenuto nella partitura del giovanissimo genio di Salisburgo rispetto alla “routine” dell’opera italiana del ‘700, molto interessanti sono state le scelte registiche della Liberovici, che hanno impresso una dinamica relazionale  nello svolgimento dell’intreccio che ha permesso ai sette cantanti del cast internazionale di mettere in mostra eccellenti doti di attori.

Il diverso, spesso comico, approccio all’amore – che sia in forma di insincera repulsa (don Cassandro), di ingenuità e infantilismo (don Polidoro), di totale fisicità e abbandono (Ninetta) , di ostentato machismo (Fracasso) , di repressa sottomissione alle convenzioni (Giacinta) o, infine, di calcolato gusto dell’intrigo e delle arti di seduzione femminili (Rosina, la finta semplice) –  è rappresentato dalla regista per quello che è: attrazione sessuale, desiderio di  possesso e sentimento allo stato nascente, che le regole ferree della società del tempo non riescono ad imbrigliare. Di qui anche la sottolineatura di gesti erotici anche espliciti che hanno aggiunto un che di piccante a quanto avviene sulla scena.

Personaggi veri, dunque, non gioco di ruoli cristallizzati, non maschere ma figure in carne ed ossa che danno forza allo sbocciare delle note di Mozart che si sta preparando per comporre i capolavori  “Così fan tutte” e “Le Nozze di Figaro”. Così la regista ha potuto, senza tradirla, cambiare il finale dell’opera: Rosina alla fine non andrà sposa di Cassandro, come previsto dal libretto di Marco Coltellini da Carlo Goldoni, ma dopo aver favorito la realizzazione dei desideri degli altri, sceglie la condizione di donna intelligente e libera fuori dalle convenzioni e dalla supposta supremazia maschile che osserva con timore e tremore “la quintessenza femminesca”.

 

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