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40° Caritas Firenze: il cuore di tanti volontari aperto a chi ha bisogno Notizie dalla toscana

Domani, sabato 29 Settembre, la Chiesa fiorentina festeggia in Palazzo Vecchio i 40 anni della Caritas diocesana, organismo pastorale istituito dal Vescovo, di cui è Presidente, per la promozione ed il coordinamento delle iniziative caritative assistenziali. Lo farà, dopo la celebrazione liturgica dello scorso 21 nella Basilica della SS.ma Annunziata presieduta dal Presidente della Caritas, il Cardinale Giuseppe Betori, con un convegno nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. La Caritas a Firenze nasce nel 1972, primo direttore è Mons. Vinicio Del Perugia, coadiuvato da un segretario, il francescano Padre Antonio di Marcantonio del Convento di Santa Croce.  Nel 1976 il terremoto del Friuli, regione nativa dell’allora Arcivescovo Cardinale Florit, vede la Caritas di Firenze impegnata con ogni mezzo È la prima volta che si inizia a sperimentare l'aiuto dei volontari, che risponderanno a questo appello in gran numero. Nel 1978 accoglie i profughi dalla Cambogia e dal Vietnam. Nel 1980 è impegnata nel terremoto dell'Irpinia. E’ anche il periodo, fino al 1989, in cui sorgono le opere di assistenza ancora oggi attive: la mensa per i poveri, l'accoglienza dei parenti dei ricoverati negli ospedali fiorentini, l'accoglienza dei carcerati. Gli anni novanta vede l’impegno verso gli immigrati da vari paesi coinvolgendo anche le varie comunità parrocchiali. Nel duemila prosegue l’attività intrapresa nei decenni precedenti, incrementandola anche con nuove formule di organizzazione e di collaborazione con le istituzioni.

A fare da sfondo all’incontro celebrativo di sabato in Palazzo Vecchio il versetto paolino “Il nostro cuore si è tutto aperto per voi” (2 Cor 6,11). Un titolo evocativo, che richiama lo spirito e l'atteggiamento che ha animato in questi 40 anni, e continuerà ad  animare per il futuro, il cammino della Caritas fiorentina. “Dal 1972 a oggi – fanno notare dalla Caritas – in un crescendo straordinario di esperienze, attraverso le opere-segno, i percorsi di formazione, le molteplici collaborazioni con le altre realtà ecclesiali e non del volontariato e con le Istituzioni, si è consolidata una realtà fatta di volti, storie, spesso sconosciute ai più, ma tutte determinanti per la costruzione di una vita comunitaria più solidale”.

Attualmente sono oltre un migliaio i volontari che si alternano di giorno in giorno, di settimana in settimana, nelle mense, nei centri di ascolto, nelle 22 strutture di accoglienza diocesane. Oggi la Caritas – a volte braccio operativo delle istituzione, in primis il Comune di Firenze – opera in vari campi: dalla salute mentale ai richiedenti asilo, dai  minori in difficoltà all’AIDS, dalle marginalità estreme al carcere, dai reinserimenti lavorativi al sostegno alla precarietà economica con fondi dedicati, e all’accoglienza dei malati e delle loro famiglie.

“Quarant’anni di vita sono un tempo breve ma certamente significativo e intenso, che vorremmo ripercorre con i tanti volontari succedutesi e con le centinaia di giovani, oggi “ex giovani”, che in 40 anni si sono succeduti nell'obiezione di coscienza prima e poi, in tempi più recenti, nel Servizio civile.

I lavori si apriranno alle 9.30 con il saluto delle autorità presenti. A seguire l'introduzione del prof. Alessandro Martini, direttore della Caritas diocesana, e gli interventi di Mons. Francesco Soddu, direttore della Caritas Italiana, di S. Ecc.za Mons. Claudio Maniago, Vescovo ausiliare di Firenze, e di Stefania Saccardi, Assessore alle Politiche sociosanitarie del Comune Firenze. Le conclusioni saranno affidate a S. Em.za Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze. Saranno proiettate anche alcune video-interviste sulla storia e sul servizio della Caritas, con alcuni “testimoni eccellenti” che hanno contribuito alla sua fondazione a livello nazionale. Alle 12.45 sarà offerto a tutti un buffet nella Sala d’Arme, dove è allestita anche una mostra fotografica.

L’attuale direttore, Alessandro Martini, di professione insegnante, con un passato politico da amministratore, è il primo laico chiamato, dal Cardinale Antonelli nel 2007, a questo importante incarico, fino ad allora affidato sempre ad un sacerdote: “La Caritas – mi dice – anche a Firenze, come del resto in Italia, è nata soprattutto per alimentare e per supportare, quindi come strumento, la carità delle diocesi e delle parrocchie, immersa nel territorio in cui si trova. Quindi strumento di animazione della carità. Noi siamo testimoni della carità attraverso le nostre opere e i nostri segni sul territorio. E’ una esperienza solida, che si è consolidata nel tempo, modellandosi, in questi quattro decenni, a seconda delle situazioni di bisogno e delle realtà che si è trovata di fronte, e che abbiamo sempre affrontato. A partire, negli anni 70, dalle grandi calamità italiane, quali i terremoti del Friuli, dell’Irpinia, alle situazioni internazioni quali quelle nei Balcani e nel Kosovo. Negli ultimi vent’anni poi sono nate le grandi opere segno, quali le mense per i poveri, le case d’accoglienza, e nei settori più di frontiera”.

Lei è il direttore, ma il presidente è l’Arcivescovo? “Questo è importante dirlo, perché è la conferma che lo Caritas è lo strumento della diocesi, che è guidata dall’Arcivescovo, e segue le sue direttive, che s’inseriscono nella pastorale generale da lui portata avanti. Per questo motivo la Caritas principalmente deve porsi come strumento d’animazione della pastorale della carità in diocesi, piuttosto che nella sua azione diretta nel compimento di opere e di servizi. Anche se attualmente siamo impegnati in opere di carità anche molto ben evidenti, grazie anche all’impegno di molti volontari. Paradossalmente a noi non interessa tanto fare tante cose o fare tante azioni di filantropia o di solidarietà. A noi, e principalmente al vescovo, interessa che la comunità cristiana tutta, sia un segno, e sia un grado di testimoniare questa dimensione caritativa della vita che ogni cristiano deve testimoniare. Non soltanto alcuni ad essere buoni operatori o buoni volontari”. 

Impegnati non da soli, ma insieme alle Istituzioni? “E’ importante. Sulla carta noi potremmo fare anche a meno di queste opere, perché potrebbero esserci anche altri soggetti a farlo. E’ una scelta che noi abbiamo fatto, ritenendo che sia utile a migliorare le azioni a vantaggio delle persone che ne hanno bisogno. Però paradossalmente questa non è l’azione principale della Caritas per i motivi che ho detto prima”.

Come mai un laico direttore, dopo 35 anni di sacerdoti? “Credo sia stata una cosa molto tranquilla, semplice e normale. Credo si sia ritenuto opportuno favorire una testimonianza di Chiesa che è fatta non solo di sacerdoti ma anche di laici. Non gli darei comunque una rilevanza particolare se non nell’ottica che nella Chiesa, oltre alle specificità tipiche del ministero sacerdotale e del ministero consacrato, in quella comunione che c’è nell’esperienza ecclesiale, ci sono servizi che possono essere svolti anche da laici”.

Cosa vi aspettate da queste celebrazioni per i 40 anni? “Ci aspettiamo, attraverso iniziative mirate, che si possa rafforzare il nostro spirito ecclesiale di una testimonianza della carità che possa essere fatta di un impegno quotidiano”.

Quale sarà il futuro della Caritas? “In quell’ottica di animazione pastorale di cui parlavo prima, che dia un po’ le motivazioni a tutti i cristiani della comunità, di sentirsi davvero impegnati, responsabilmente, nella propria esperienza di fede, attraverso una testimonianza coerente, magari semplice, ma quotidiana, che è chiesta ad ognuno di noi”.

Cosa si sente di dire a quei cristiani che mettono la Carità all’ultimo posto o che credono di avere la coscienza a posto con una offerta per i poveri ogni tanto? “Di ripensare a questo atteggiamento perché sicuramente è in questa dimensione caritativa che si trova anche la ragione fondamentale di essere uomini e donne di Fede”.

Ha un particolare ricordo di questi suoi cinque anni di direzione? “Non ho particolari ricordi di eventi di questi miei cinque anni di direzione alla Caritas. Ho invece ricordi particolari di un insieme d’incontri e di condivisioni che fanno di questa esperienza, che è molto impegnativa e difficile, un esperienza straordinaria”.

Nella foto la prima visita dell'Arcivescovo Betori alla mensa Caritas di via Baracca, dove pranzò con i volontari e i poveri al suo ingresso a Firenze nell'ottobre 2008.
 

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