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41 bis, Cospito a quasi 70 giorni di sciopero della fame, presidio e corteo a Firenze Breaking news, Cronaca

Firenze – Si è tenuto oggi, martedì 27 dicembre, un presidio e corteo a Firenze in favore della cessazione del regime di carcere duro 41 bis a carico dell’anarchico Alfredo Cospito, che si trova a 67 giorni di sciopero della fame per protestare contro il regime carcerario duro ex 41 bis (comminatogli per 4 anni) che lo vede rinchiuso in una cella sotterranea del carcere Bancali di Sassari, senza alcuna possibilità di contatti nè interni nè esterni, in isolamento assoluto. A organizzare l’iniziativa odierna, che si è tenuta a Firenze a partire dalle 10 in piazza Santissima Annunziata con corteo non autorizzato cui hanno preso parte circa una cinquantina di persone e che si è snodato nelle vie limitrofe, gruppi anarchici cui hanno aderito movimenti della sinistra radicale.

L’iniziativa fiorentina si inserisce nell’ondata di manifestazioni e proteste nazionali che sono divampate quando, il 20 dicembre scorso, il tribunale di sorveglianza ha convalidato il regime di carcere duro nei confronti di Cospito, mentre il processo ad ora è sospeso dal momento che la Corte d’Assise d’Appello di Torino ha adito alla Suprema Corte in merito alle eventuali attenuanti che potrebbero ricevere applicazione (nella fattispecie, “fatto di lieve entità”, pur in presenza di recidiva).

Il caso di Alfredo Cospito è rimbalzato all’attenzione mediatica e giuridica, mentre è rimasto sullo sfondo della politica. Alfredo Cospito fu arrestato con l’accusa di aver fatto esplodere due ordigni a bassa intensità nella sede di una scuola per allievi carabinieri in provincia di Cuneo. L’esplosione, avvenuta in orario notturno, non causò nessuna vittima e neppure danni gravi. Tuttavia, nel luglio scorso, il reato venne riformulato in una fattispecie molto più grave dell’originaria, dal momento che passò dall’art. 280 c.p, ovvero “attentato per finalità terroristiche”,  a “strage ai danni dello Stato”, ex art. 285 c.p.. Si tratta di uno dei reati più gravi previsti dall’ordinamento italiano, che apre la strada all’egastolo ostativo, conosciuto sinteticamente con la definizione “fine pena mai”. Non solo: nel maggio 2022, a Cospito venne comminato il regime 41bis, ovvero il regime di carcere duro. Le motivazioni, avere continuato a intrecciare relazioni epistolari con il mondo anarchico con messaggi e testi considerati pericolosi.

La questione però si è complicata, dal momento che, mentre il 20 dicembre scorso il Tribunale di sorveglianza ha stabilito che il detenuto permanga nel regime carcerario previsto del 41 bis, contemporaneamente la Corte di Torino ha accolto la richiesta della difesa, tesa a contestare la riformulazione del reato il 285 c.p. Ciò è valso a inviare la questione alla Corte Costituzionale, che potrebbe, se l’esito risultasse positivo, vedere una riduzione della pena a 21- 24 anni di carcere.

Nel frattempo, continuano sia le mobilitazioni sia la copertura mediatica. Per quanto riguarda le prime, oltre ai vari presidi che si sono tenuti e si terranno, il 31 dicembre prossimo è in arrivo una manifestazione a Roma, cui terrà dietro un presidio sotto al carcere di Bancali, il 1° gennaio 2023.

Da ricordare il fatto che Cospito, ormai a 67 giorni di sciopero della fame, è al di là del limite: Bobby Sands, martire della libertà iralndese, non sopravvisse al 66esimo giorno nel famigerato Blocco H. Una domanda rimane aperta, ovvero se l’eventuale morte di Cospito possa assumere contorni imbarazzanti per la politica nazionale, anche al netto della famosa indicazione costituzionale (pur spesso travisata) dell’art. 27, ovvero che la pena deve “tendere alla rieducazione”.

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