energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

50 anni dell’Irpet: i guardiani dello sviluppo alla Toscana Economia, Opinion leader

Firenze – Nasce nel 1968, sostanzialmente ad opera di Elio Gabbuggiani , presidente della Provincia di Firenze, e di Giacono Becattini, Professore della Facoltà di Economia dell’Università di Firenze. Diventa poi il centro di ricerca economica dell’Unione delle province toscane che cercano, unendosi in un progetto a scala regionale, di dare un fondamento di analisi economica rigorosa all’avvento dell’Istituzione regionale che sarebbe avvenuto di lì a poco con le elezioni regionali del 1970. La Regione Toscana regionalizza quindi l’Istituto nel 1974.

In molte parti d’Italia nascono in quegli anni e negli anni successivi diversi Istituti di ricerca economica a scala regionale, più o meno legati all’attività istituzionale della Regione di riferimento. Ma avranno per lo più vita stentata e breve. Solo l’Irpet e pochi altri fra cui l’Ires del Piemonte, che è stato negli anni un valido soggetto di collaborazione su ricerche di interesse locale, hanno avuto una vita lunga e una presenza viva all’interno del dibattito sui temi di carattere economico e sociale della regione.

Parlare dell’Irpet vuol dire parlare di due cose distinte, ma nello stesso tempo, legate: e cioè la vicenda regionale e la vicenda economico sociale della Toscana.

Le ricerche dell’Irpet, guidate dalla figura carismatica di Giacomo Becattini vanno subito al tema. Con molto ritardo rispetto al dettato Costituzionale inizia negli anni ’70 la regionalizzazione del paese. Perché questo fenomeno, di forte impronta istituzionale, non se ne stia ancorato e relegato al solo dibattito giuridico costituzionale occorre che sia accompagnato da un’analisi del paese in cui si dimostri la molteplicità dei diversi percorsi regionali allo sviluppo.

Una molteplicità fatta di economia, di società e anche di politica che stia alla base della nuova forma di Stato: unitaria ma composta da sistemi territoriali diversi e in parte autonomi. Che dovrebbero pertanto trovare, nelle nuove forme di autogoverno in primo luogo normativo ma poi anche organizzativo e politico, elementi di rafforzamento e qualificazione del proprio, specifico, modello di sviluppo.

Il primo lavoro dell’Irpet a cura di Giacomo Beccattini, “Lo sviluppo economico della Toscana” pronto per la gran parte nel 1971 ed edito nel 1975, dopo una serie lunghissima di discussioni interne ed esterne, è sostanzialmente questo. Un libro che studia “il di più e il diverso” della Toscana all’interno del sistema economico e sociale dell’Italia.

Una Toscana che, uscita dalla grande guerra più arretrata dal punto di vista industriale e più malconcia per danni bellici del centro nord ma più motivata del sud d’Italia, in quanto motore fra i più attivi, della guerra di liberazione, se ne sta nel mezzo fra il “triangolo industriale” delle grandi fabbriche e il “sud agricolo” in ritardo di sviluppo sia economico che sociale e civile.

Per qualcuno se ne sta nel mezzo, come si può dire, senza lode né infamia. Un mezzo che è dovuto alla lontananza dai fenomeni dello sviluppo più avanzato che sono rappresentati in quegli anni dalle grandi aziende industriali che sembrano un punto di arrivo verso cui nessuno, che vuol tendere allo sviluppo, si può astenere. Il messaggio del libro di Becattini ribalta questo assioma.

La Toscana non sta seguendo, in ritardo, lo sviluppo del triangolo industriale ma sta seguendo un proprio specifico sviluppo fondato sulla forza non della singola impresa ma del suo sistema territoriale (il distretto) e dalla forza sociale dei propri attori: i piccoli imprenditori, i lavoratori, gli artigiani e gli amministratori dei comuni attenti a sostenere con servizi e rappresentanza questi ceti produttivi.

Su questa storia dello sviluppo e dei suoi “campioni”, che non vanno nelle riviste patinate ma tirano la carretta ogni giorno con impegno e creatività, si regge l’identità dell’Irpet e dei suoi studi e la conduzione politica e istituzionale della Regione Toscana.

Sia dentro l’Irpet che dentro la politica regionale, che non è fatta solo dalla Istituzione e dai partiti ma anche da quei corpi intermedi di rappresentanza sociale ed economica particolarmente vivi in Toscana, l’analisi dello sviluppo regionale rimane come atto costitutivo di ogni proposta e valutazione. Si parte dall’analisi e quindi solo dopo si lanciano proposte e si attuano politiche. Come dire: un’abitudine a cui sempre di più, vedendo il dibattito politico attuale a scala nazionale, vorremmo sentirci ancorati.

Nel corso del tempo i contrasti nella valutazione dello sviluppo non sono pochi. E vertono sempre sul ruolo della piccola impresa e sulla sua capacità di contrastare, sempre attraverso il radicamento nel proprio territorio, la competizione a scala globale. Nel corso degli anni si aggiungono al dibattito, grazie anche all’impulso dato dal nuovo direttore Giuliano Bianchi, nuove figure e nuovi concetti: l’impresa rete, l’impresa leader di distretto, l’integrazione servizi-industria, la ricerca come asset strategico del territorio, la via difficile del rafforzamento finanziario etc. Ma mai, sia all’Irpet che nel dibattito regionale, si postula il banale, e poco rilevante, percorso dalla piccola alla grande imprese come potenziamento strategico dell’economia regionale. Il Distretto industriale si evolve e con esso si evolve la sua analisi. Ma è sempre nel radicamento territoriale fra economia, società e politica che si snoda l’analisi dell’Irpet e che si gioca la forza competitiva della Toscana.

Certo oggi non solo di industria si parla. Ci sono collegamenti fra terziario e industria e università che sono al centro del rilancio competitivo dell’economia regionale. Un rilancio che non sembra impossibile, se traguardato solo ai dati economici, come ci dimostra il tasso di crescita delle esportazioni dell’ultimo decennio che pure è un periodo di crisi economica per il paese.

Magari vanno guardate con maggiore attenzione, e l’Irpet lo sta facendo con gli ultimi progetti di ricerca, le variabili sociali e demografiche, la sostenibilità ambientale di fronte ai cambiamenti climatici, le nuove criticità sociali di fronte alla crisi del welfare. Insomma variabili diverse e più complesse da governare rispetto al solo sviluppo economico ma che siamo certi l’Irpet come centro studi e la Regione Toscana come istituzione sapranno affrontare se resteranno legate all’originario approccio. E cioè “l’analisi” come attività propedeutica alla proposta e “il radicamento al territorio” sia come elemento base per l’analisi della società e dell’economia che come base di riferimento per l’applicazione delle politiche.

Foto: la foto di famiglia dei ricercatori dell’Irpet

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »