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50 anni fa il viaggio di La Pira ad Hanoi: quando uccisero la colomba bianca Cultura, Opinion leader

Firenze – “Quando sono andato in Vietnam, agli inizi degli anni 80 sono rimasto sconvolto dalla povertà e dai problemi  giganteschi  di quel Paese, anche paragonandolo a come lo vedemmo ai tempi dell’incontro con Ho Chi Minh”:  Mario Primicerio, docente di matematica ed ex sindaco di Firenze, non ama lasciarsi andare alla memoria. I ricordi rischiano sempre di essere retorici, comunque celebrativi, nel migliore dei casi un po’ troppo aneddotici. Mai davvero corrispondenti alla propria esperienza fatta di sorprese, di piccole e grandi avventure, di particolari che assumono significati profondi. Soprattutto di incontri che segnano una personalità per tutta la vita.

Di quel viaggio di Giorgio La Pira si parla lunedì 29 giugno in Palazzo Vecchio (sala degli Elementi, ore 15) con l’intervento dell’ambasciatore del Vietnam in Italia Nguyen Hoang Long, l’ambasciatore Mario Sica, la storica Elisa Giunipero e Lapo Pistelli, viceministro degli esteri e dal 1° luglio vicepresidente senior di Eni.

Cinquanta anni sono passati da quel viaggio che cominciò il 20 ottobre e si concluse il 15 novembre 1965. La guerra del Vietnam è finita da 40 anni con un terribile bilancio di vittime e di distruzione ed “è giusto che le ricorrenze siano onorate, se non altro perché i giovani sappiano e i meno giovani riflettano”, osserva Primicerio.  E allora raccontiamola questa storia, senza dimenticare che la missione di Giorgio La Pira, allora ex sindaco di Firenze, fu forse il momento culminante dell’impegno per la pace nel mondo dei blocchi contrapposti, che era passato attraverso i Convegni  per la Pace e la Civiltà cristiana, quello dei Sindaci delle capitali e i Colloqui Mediterranei. Il dialogo assurto a metodo indispensabile per il superamento dei conflitti, nel momento in cui prevaleva il rifiuto e la condanna reciproca.

La decisione di andare ad Hanoi fu maturata dopo una serie di seminari di approfondimento sul conflitto Est – Ovest.  Nella primavera del 1964 c’era stato a Londra un incontro tra La Pira (accompagnato da La Pira e Giorgio Giovannoni) e alcuni esponenti del Labour Party, tra i quali Lord Fenner Brockway e William Warbey, in occasione di una conferenza contro il franchismo.

La situazione in Vietnam stava precipitando . Il presidente Lyndon Johnson aveva autorizzato proprio quell’anno l’intervento diretto delle truppe americane accanto ai militari sud-vietnamiti. L’escalation dell’impegno americano era diventata inarrestabili.  “A Londra decidemmo di discutere del problema esaminando con attenzione tutte le posizioni e quindi le possibilità concrete di negoziati in una tavola rotonda Est-Ovest seminario da tenersi a Firenze”, è ancora la testimonianza del professore che accompagnò La PIra ad Hanoi.

Organizzato da Note di Cultura la rivista fondata da Primicerio insieme ai fratelli Giorgio e Gianni Giovannoni,, il convegno si tenne al Forte Belvedere nell’aprile 1965. Fu Warbey a impostare il problema nei termini giusti: bisognava mettere a confronto le singole posizioni e il dibattito si concluse con un documento che proponeva come base di una soluzione negoziale il ritorno agli accordi di Ginevra del 1954, cioè la cessazione dei combattimenti e la trattativa.

Nel mettere a fuoco le due posizioni, emerse con  chiarezza che il nodo da sciogliere era questo: il  Nord Vietnam poneva come condizione preliminare ai negoziati il ritiro delle truppe americane oppure no? In ogni caso bisognava convincerli a trattare, “bisogna andare ad Hanoi”, concluse La Pira.

I documenti della conferenza furono inviati  a tutti gli ambasciatori dei Paesi coinvolti nei negoziati di Ginevra. Ai Nord Vietnamiti furono recapitati dall’ambasciatore polacco Willman, dato che la Polonia era uno degli Stati del Comitato di Sorveglianza sugli accordi. Fu informato dei risultati del seminario anche l’allora responsabile della sezione esteri del Pci Carlo Galluzzi. E alla fine arrivò l’invito di Hanoi. La Pira poteva recarsi in Vietnam all’interno di una delegazione di pace informale per rendersi conto personalmente della situazione.

Tutto fu fatto nel riserbo più assoluto  fino al momento della partenza da Roma, il 20 ottobre 1965 con un volo diretto a  Varsavia. Tra i pochissimi che erano a conoscenza degli obiettivi del viaggio c’erano il magistrato Gian  Paolo Meucci e Giorgio Giovannoni, che accompagnò La Pira e Primicerio all’aeroporto.

Nella capitale polacca rimasero in attesa del  via libera per una decina di giorni, trascorsi in colloqui riservati con esponenti diplomatici.  “La Pira aveva cominciato a presentarmi come il suo esperto nucleare, l’inventore della “formula Primicerio”, una specie di formulazione immaginifica, ma estremamente concreta  nel contenuto dei pericoli di annientamento che correva l’umanità a causa degli arsenali nucleari”, ricorda ancora Primicerio.  Già a Varsavia cominciò a manifestarsi  il problema pratico contro il quale toccò al giovane professore combattere ogni giorno: la carenza cronica di fondi. Per fortuna a ogni tappa ci furono amici e persone generose che dettero contributi , ma la mancanza di denaro fu all’origine di molti episodi , talvolta gustosi: “Come quando, al ritorno si dovette fare del vero e proprio contrabbando di valuta nell’Ambasciata italiana a  Mosca o quando La Pira dovette chiedere a Ho Chi Minh il biglietto di ritorno, altrimenti non  avremmo potuto liberarlo della nostra presenza”.

Dopo una tappa a Irkutsk, in Siberia, raggiunsero Pechino con un aereo di linea cinese. Ad Hanoi furono ricevuti con gli onori destinati agli ospiti illustri. Seguirono giorni di incontri ccn delegazioni di ogni genere: intellettuali, donne, giornalisti.  Ecco ancora la ricostruzione di Primicerio: “Era il loro modo per prepararci agli incontri più importanti e capire se ne valeva la pena. Fra l’altro La Pira discusse per sei ore con il colonnello Ha Van Lao, alto funzionario del ministero degli esteri, utilizzando gli argomenti del diritto romano su questo tema: può la vittima di un’aggressione trattare mentre l’aggressore si trova ancora in casa sua? Dopo l’incontro La Pira disse soltanto:  “Recitiamo il rosario”.

L’incontro con Pham Van Dong e Ho Chi Minh avvenne l’11 novembre.  Un’auto accompagnò La Pira e Primicerio al palazzo presidenziale dove il primo ministro li accolse scendendo le scale e andando loro incontro, un onore concesso a pochissimi.  Subito dopo entrò nella stanza Ho Chi Minh: “La Pira con la sua abilità nello spiazzare gli interlocutori  trovò pane per i suoi denti – racconta il professore –  perché il leader vietnamita gli domandò; facciamo il caso che io sia La Pira e lei Ho  Chi Minh, che cosa farebbe? Ma ebbe la risposta pronta: inviterei gli americani a prendere una tazza di te”.

Il colloquio si protrasse per più di due ore. Giunti al punto chiave, La Pira un po’ bluffando disse di essere sicuro che gli americani erano intenzionati a lasciare il Paese. Ho rispose che in quel caso “avrebbe disteso un tappeto rosso”. Insomma i due singolari ambasciatori verificarono che il Vietnam del Nord era disposto ad aprire negoziati con gli americani senza chiedere pregiudizialmente il ritiro delle truppe.

Il viaggio era finito La Pira e Primicerio rientrarono a Roma via Mosca e Parigi il 15 novembre: “Affermare che i nord-vietnamiti ponevano come pregiudiziale il ritiro delle truppe americane era un pretesto messo avanti da chi non voleva la pace”, dice ancora Primicerio, che il giorno dopo partì per New York  per informare Amintore Fanfani , allora presidente dell’Assemblea  generale delle Nazioni Unite, dei risultati della missione. “Fanfani mi disse di aspettare, perché ne avrebbe parlato co0n il Segretario di Stato americano Dean Rusk”.

Tre settimane dopo i bombardieri americani  attaccarono obiettivi  nordvietnamiti e un giornale di St.Louis rivelò tutti i retroscena della missione di La Pira: “Capimmo che era finita. Ad Hanoi ci avevano detto che avrebbero smentito tutto se fosse uscita la notizia. La pace divenne impossibile”.

Per averla ci vollero altrio otto anni.

 

Foto: la foto che vinse il premio Pulitzer e che ritrae bambini in fuga da un bombardamento americano. Fu selezionata come  World Press Photo of the Year in 1972.

 

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