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7 pensionati su 10 a rischio povertà nelle campagne Società

Firenze – Nelle campagne si vivono le situazioni più difficili: se in Italia quasi un pensionato su due vive con meno di 1.000 euro al mese, nelle aree rurali la media percepita si abbassa notevolmente, ed è proprio qui che si registra la massima concentrazione di pensioni minime, inferiori alla soglia di 500 euro mensili. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in riferimento al rapporto annuale dell’Inps.

Nelle aree di campagna gli effetti della crisi sono amplificati, soprattutto per gli “over 65”, perché agli assegni pensionistici mediamente più bassi si unisce la carenza a volte strutturale dei servizi sociali –sottolinea la Cia- aggravata dai continui tagli alla sanità e in particolare al Fondo per la non autosufficienza. La conseguenza è che oggi sono 7 su 10 i pensionati delle aree rurali a rischio di povertà o esclusione sociale: un rapporto ancora più allarmante di quello relativo alla popolazione italiana, che tocca il 30 per cento.

Fortunatamente -osserva la Cia- nelle aree rurali è ancora molto viva e radicata quella rete di protezione sociale costruita su relazioni familiari e amicali basate sull’idea di reciprocità, sostegno, collaborazione e solidarietà. Senza contare i servizi e le attività innovative messe in piedi dal settore agricolo, a partire dalle “fattorie sociali”, volte proprio a promuovere diverse forme di assistenza e inclusione sociale, solidarietà e cura, in primis nei confronti degli anziani.

E’ chiaro, però, che bisogna agire al più presto sullo “stato di salute” dei servizi nelle arre rurali -conclude la Cia- colmando il divario qualitativo e quantitativo tra regioni e territori, in particolare al Sud, e garantendo i livelli essenziali di assistenza sociale.

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