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75° Maggio, finalmente un vero festival Opinion leader

Forse addirittura sarebbe stata prevenuta e scongiurata l'attuale tempesta? Sono domande oziose, ma servono per confermare l'importanza di un cambiamento come quello annunciato dalla soprintendente Francesca Colombo, dal sindaco Matteo Renzi, dal direttore artistico Paolo Arcà e da Zubin Mehta, il grande testimone della qualità del teatro musicale fiorentino. Di un grande festival il 75° Maggio ha tutti gli elementi: un tema (Il Viaggio, scelto anche per celebrare l'anniversario vespucciano), un periodo breve ma intenso (38 giorni al posto dei tre mesi che è praticamente una stagione ordinaria), il coinvolgimento dell'intera città e delle sue istituzioni (42 istituzioni culturali coinvolte, 23 luoghi fiorentini interessati), eventi di ogni genere e per tutte le età,  anche primizie artistiche, anche difficili, ma che sono quelle che lasciano un segno nella cultura nazionale nella grande tradizione della manifestazione e infine la messa a dispozione di tutta "l'argenteria" del Maggio, cioè i suoi archivi, i suoi magazzini, la sua pinacoteca, il suo grande patrimonio "fisico" raccolto nel corso della sua lunga vita. Se si pensa ai festival monografici fioriti in molte città (Economia a Trento, Letteratura a Mantova etc.), si può senz'altro dire che qui siamo su una scala assai più importante.
Pare di sognare. Così come viene ulteriormente sviluppato un caposaldo del rinnovamento della città, e cioè l'adesione al contemporaneo, che è l'unico fattore che può fare entrare Firenze nel dialogo globale della cultura di oggi, al di là dell'essere custode di meraviglie del passato. "Facciamo fiorire il Maggio nella città", così il sindaco ha riassunto in uno slogan il concept della manifestazione. Il che diventa – ha aggiunto – "una gigantesca opportunità" per l'intera comunità fiorentina.
Ancora. Fra i luoghi che ospiteranno gli eventi musicali c'è anche la nuova Opera House, che aspetta di conoscere il suo destino di opera incompiuta, ma che riaprirà per i concerti proprio come una sfida verso chi a Roma non ha ancora deciso di finanziare l'ultima tranche del progetto.
E tutto questo avviene nel momento in cui le casse sono vuote e tutto il personale vive nell'incertezza del futuro. Se occorreva un esempio di come ci si rimbocca le maniche e si lavora in squadra in tempi di crisi, eccovi accontentati.

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