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8 marzo: in Toscana crescono le imprese “in rosa” Economia

Firenze – Toscana in pole position in Italia per lo sviluppo delle imprese “in rosa”. Le donne imprenditrici nel 2015 in Toscana crescono dell’1,7%, come in Lazio e in Trentino. Ma molto più che in Italia (+1,2%), e anche un po’ di più di regioni più avanzate del Centro-nord come la Lombardia (+1,6%). La particolarità della nostra regione (ma non solo) è che oltre la metà delle imprese nate lo scorso anno (845 su 1581) sono nate grazie a imprenditrici straniere, che corrono ad un ritmo neanche paragonabile alle italiane: +6,6% le prime, contro lo 0,9% delle seconde. Industria e commercio sono i settori in cui le donne straniere tendono di più a “fare impresa”.

Lo sviluppo delle aziende in rosa ha preso letteralmente il volo nell’ultimo trimestre dello scorso anno (+12,4%), secondo i dati forniti dall’Osservatorio dell’ufficio studi di Unioncamere Toscana. Ma dove sono andate a lavorare queste donne? Soprattutto in agricoltura, (364 nuove iscrizioni al Registro imprese) grazie al varo di incentivi regionali per favorire la nascita di imprese gestite da giovani. Gli altri settori d’elezione, sempre in riferimento al quarto trimestre 2015, sono poi quelli più tradizionali: il commercio (500 nuove iscrizioni, il 25% del totale), le attività industriali (232, il 12%), i servizi alle imprese (167) e il turismo (142).

Questi dati testimoniano il sostegno femminile alla lenta ricostruzione del tessuto imprenditoriale provato dalla crisi di questi ultimi anni, ma con molti distinguo.

Intanto le imprese femminili rappresentano il 22,9% del totale e dunque: «Il percorso di riequilibrio nei confronti della componente maschile è ancora lontano dall’essersi esaurito» come sottolinea Andrea Sereni, presidente di Unioncamere Toscana. Ma soprattutto spicca il dato che le donne, tranne alcune eccezioni, vanno ad occupare nicchie abbastanza tradizionali, scarsamente innovative.

Fra le 95mila aziende femminili con sede in regione, due su tre operano nei servizi, in particolare nel commercio (25.670) e nel turismo (9.800). Fra i restanti comparti del terziario, particolarmente diffuse sono le attività immobiliari (5.800) e dei servizi alle imprese (3.450). I servizi alle imprese più avanzati svolti da donne sono purtroppo ancora una minoranza (2.200).

La presenza femminile è invece decisamente più marcata nei servizi sociali e alla persona (ruoli da sempre indiscutibilmente femminili) dove oltre il 40% delle aziende è capitanata da donne, nell’agricoltura (32% circa) e nel turismo (30%).

Coerente con questo quadro è la forma giuridica scelta dalle imprenditrici. La maggior parte delle imprese in rosa toscane scelgono la forma organizzativa più “elementare”, la ditta individuale (63%).

Consola sapere che il 18,6% si affidi invece forme più evolute come la società di capitale (18,6%). Non conosciamo l’analogo dato riferito all’imprenditoria maschile, ma intuitivamente per risalire la china dell’universo imprenditoriale, per le donne, c’è ancora molta strada da fare. E non solo numerica.

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