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8 settembre 1943: cronaca di una resa senza condizioni Opinion leader

L’8 settembre",  alle 18:30 fu reso noto prima dai microfoni di Radio Algeri da parte del generale Dwight Eisenhower  e, poco più di un'ora dopo, alle 19:42, confermato dal proclama del maresciallo Pietro Badoglio trasmesso dai microfoni dell'EIAR:
« Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.
La richiesta è stata accolta.
Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza. »
La fuga dalla Capitale del Re Vittorio Emanuele III  e di suo figlio Umberto, del Capo del Governo Pietro Badoglio e dei vertici militari dapprima verso Pescara, poi verso Brindisi, fu immediata. La confusione fu immensa. Le forze armate italiane in tutti i vari fronti sui quali ancora combattevano, lasciate senza precisi ordini, si sbandarono.  Più della metà dei soldati in servizio abbandonarono le armi e tornarono alle loro case in abiti civili. La reazione da parte degli ormai ex-alleati nazisti non si fece attendere tanto che fu immediatamente attuata "l'operazione Achse" (asse), ovvero l'occupazione militare di tutta la penisola italiana. Una parte delle forze armate rimase fedele al Re Vittorio Emanuele III come la Divisione Acqui sull'isola di Cefalonia che fu annientata; una parte si diede alla macchia dando vita alle prime formazioni partigiane come la Brigata Maiella.

Vi furono alcuni – pochi – episodi di resistenza all’arrivo delle forze armate tedesche. Il più noto intorno a Roma.
All'alba del 9 settembre  i tedeschi, con un lancio di 800 paracadutisti,tentarono la cattura del capo di stato maggiore dell'esercito Mario Roatta, convinti della sua presenza nel palazzo: egli se ne era invece andato la sera precedente.
I tedeschi furono contrastati  dai reparti italiani dell'esercito, tra questi i reparti delle divisioni "Piave" e Re; la lotta  costò ai tedeschi la perdita di 300 paracadutisti, di cui 48 caduti, mentre gli italiani ebbero 125 caduti e 145 feriti.
Riporto qui alcuni brani della relazione di 23 pagine presentata dal tenente colonnello Luigi Salvini, capo di Stato Maggiore della Divisione Piave sui drammatici avvenimenti dei giorni che seguirono la dichiarazione dell’armistizio. Non mi risulta che la relazione sia mai stata resa pubblica; l’ho avuta da un mio amico, il cui padre aveva combattuto valorosamente  a Monterotondo.
<La Divisione Piave era schierata a difesa della cintura settentrionale di Roma. …. Alle ore 20 per radio avevamo la notizia dell’avvenuto armistizio.  La notizia portò in tutti lo stesso interrogativo: cosa faranno i tedeschi? Ci aiuteranno subito gli anglo-americani?  …. Entro le ore 21 tutti i settori comunicavano di essere già pronti in istato di allarme. ….

Alle ore 9 del giorno successivo giungono intanto le seguenti notizie: a – Caposaldo di Osteria del Grillo attaccato da paracadutisti (circa 200 uomini). b – Mentana e Monterotondo attaccati da paracadutisti (circa 400 uomini). c – Il campo di fortuna della Marsigliana occupato da paracadutisti (circa 40 uomini). ….
Mentre il Comando della divisione si postava a Montesacro, mi recavo al comando del C.A. per comunicare quanto  fino alle 9,30 era stato fatto. Al Comando regnava il caos!
a – L’Ecc. generale Carboni non c’era, mi veniva comunicato che era fuggito da Roma alle ore 3 del mattino in borghese.
b –  Il comando della difesa di Roma avrebbe dovuto essere tenuto dall’Eccellenza il Conte Calvi, per ora non reperibile. ….  d  –  Molti ufficiali si erano messi in borghese. …. f – La divisione Grabatieri resisteva bene. ….
Pervenivano intanto le prime notizie dalla zona dei combattimenti: a –  Il caposaldo di Osteria del Grillo resisteva benissimo. b –  Il II/58fanteria era in movimento su Monterotondo,  suoi elementi  avanzati  avevano cacciato i pochi paracadutisti germanici. ….
(in seguito) giungevano per radio le seguenti notizie:
a – Caposaldo di Osteria del Grillo sbloccato, i reparti germanici ripiegavano sulla stazione di Monterotondo inseguiti da reparti del 57° fanteria; 5 morti e una decina di feriti italiani, circa 40 germanici fuori combattimento. b –  Il 58°fanteria, raggiunte le alture circostanti da sud di Monterotondo, puntava sul paese. La resistenza germanica si presentava molto robusta. ….  Intanto a Monterotondo l’azione si svolgeva favorevolmente. Reparti sel 57° fanteria avevano sloggiato i tedeschi dalla stazione, il I/68° era già entrato in paese.  ….   Il btg. Paracadutisti tedesco si era arreso: sue perdite 200 uomini circa tra morti e feriti e circa 600 prigionieri ;nostre perdite 11 morti e circa 20 feriti. ….

(Dopo il rientro a Roma, il mattino del giorno 11 vi fu una riunione di tutti i divisionari accompagnati dai relativi capi di S. M. presso la sede dell’ex comando del C. d’A. territoriale di Roma). Colà recatici vi trovammo tutti i comandanti di divisione e molti altri ufficiali superiori. Il ten. Col. Giaccone, per conto del’Ecc. Calvi di Bergolo, ci dette lettura delle condizioni di armistizio definitive: “Le truppe italiane si arrendevano e deponevano le armi!!!”. Il freddo scese in tutti i nostri cuori e la reazione scoppiò improvvisa, ma perché arrendersi se non avevamo combattuto? ….
Rientrati alle ore 11 a Castel Giubileo convocammo tutti i comandanti di reggimento ed il vice comandante di divisione, ai quali comunicammo gli ordini. …. Ci abbracciammo tutti con  lacrime di dolore e di rabbia contro chi aveva ignobilmente tradito fuggendo e lasciandoci nel caos.
Mi sia permesso di dire che, mentre era concepibile che le supreme autorità dello Stato si fossero messe in salvo per continuare la vita della Nazione al di là della trincea, i capi militari non dovevano abbandonarci. ….
Non appena queste notizie  giunsero ai reparti, fu lo sfacelo; tutti fuggirono e fu lo sfacimento generale. ….  I nostri poveri fanti guardavano con gli occhi sbarrati  gli innumerevoli soldati sbandati che vagavano per le campagne  ….
Già alle ore 7 del giorno 13 …. iniziavano le defezioni. …
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Dal 25 settembre  i primi gruppi di ufficiali fuggiti dai campi di concentramento mi si riunivano intorno per costituire il gruppo  “Piave”, gruppo di giovani desiderosi di vendicare l’affronto, il tradimento ignobile e fare il possibile affinché il nostro giuramento di soldati non venisse a mancare  e la fiamma d’amore verso una Italia libera formata da uomini liberi restasse vivida e splendente fino all’arrivo del giorno della riscossa.".

Roberto Fieschi

Foto: Il generale Giuseppe Castellano firma l'armistizio a Cassibile per conto di Badoglio. In piedi Walter Bedell Smith (a destra) ed il funzionario del ministero degli esteri Franco Montanari (a sinistra).

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