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Alchimie di dolori quotidiani in “Vite sbeccate” di Dianora Tinti

Firenze – Il  nuovo  romanzo  di Dianora  Tinti è stato  a lungo atteso e  non ha certo deluso le aspettative. Anzi, Vite sbeccate sintetizza con  efficacia narrativa  aspetti psicologici ed esistenziali  che si intersecano con i solchi della vita  suscitando effetti evocativi nei quali per certi versi  tutti noi lettori ci possiamo riconoscere.

In un  racconto  che si svolge su più piani temporali  e su vari registri narrativi in un modo che intriga e appassiona, scopriamo che tutti i protagonisti hanno le loro ferite le loro inquietudini , ma troviamo anche eventi e risvolti inaspettati ,storie d’amore  e vicende di suspence e di mistero. Un romanzo come i precedenti dove il fil rouge sembra aggrovigliarsi ma è sempre proteso verso  una direzione definita. Infatti, anche le brevi digressioni narrative  non sono mai divagazioni ma sono funzionali al pathos. che emerge con forza  in tutti gli stati d’animo. 

D. Perché questo titolo  “Vite sbeccate?”

R. Chi di noi non ha provato il dolore, la sofferenza? Chi nella vita non ha vissuto, in momenti particolari, una tempesta di desideri, sogni e sentimenti? E chi non ha memoria di un incontro particolare, seppur fugace, con un’altra lei o un altro lui che sono fuori dalla nostra vita? Insomma, l’amore, in tutte le sue sfaccetture, segna i nostri corpi e, da qualche parte, lascia sempre sbeccata la nostra anima. E’ questo il senso del titolo e del romanzo.

D. Dove è ambientato il romanzo ?

R. La vicenda si snoda tra Gradara, antico borgo nelle Marche, celebre per aver fatto da cornice alla sfortunata storia d’amore tra Paolo e Francesca immortalata da Dante nella Divina Commedia, e il magnifico promontorio di Monte Argentario in Toscana.

D. Chi è  la protagonista e  quali solo le sue inquietudini ?

R. Viola è un architetto, ha quasi cinquant’anni, un marito premuroso e tre gatti che in casa spadroneggiano. È un periodo tutto sommato tranquillo della sua vita. Nel lavoro, in ufficio, le cose vanno bene. Ma, a dispetto dell’apparente serenità, anche lei vive appunto le sue inquietudini. C’è un passato che torna a bruciarle dentro, da qualche tempo più forte, e che un giorno la spinge a salire in macchina e a dirigersi verso un vecchio luogo caro, dove si ritrova a fissare la tomba di Andrea, l’amore mai dimenticato, un uomo affascinante. La madre siciliana gli aveva regalato occhi verdi che avrebbero messo in crisi anche Medusa e il padre toscano le battute, le risate e l’ironia. 

D. Quale il ruolo di Gianluca  nell’economia del romanzo ? 

R. Gianluca è il giovane collega di studio di Viola, anche lui architetto. Fra loro si è instaurato un rapporto affettuoso, soprattutto dopo che lei, con pazienza e con il suo carattere affabile, è riuscita a diradare il velo d’ombra che sembrava avvolgere il ragazzo e a vincerne l’iniziale diffidenza. Sotto il fisico prestante, i capelli neri lucidi portati leggermente lunghi, la deliziosa fossetta sul mento, due tatuaggi sugli avambracci e l’aria cinica, intravede subito, però, un ragazzo solo e smarrito.  Una storia d’amore finita nel peggiore dei modi con Perla lo ha lasciato pieno di tormenti e incertezze, ed è forse con la segreta speranza di uscirne che, un po’ docilmente un po’ ostentando resistenza, accetta i consigli e i rimproveri di Viola. La ristrutturazione di un antico palazzo lo porta, insieme a Viola, nella residenza di due ricche signore. Con loro vive Aliènor, la nipote prediletta. Dopo l’iniziale curiosità, Gianluca sente però il bisogno di evitarla: graziosa, apparentemente innocua, ha il potere di turbarlo. Non saprebbe dire in che cosa, ma gli ricorda Perla. Lo sguardo enigmatico, l’impercettibile inarcatura delle sopracciglia, i movimenti delle mani… e poi una pesante aurea di mistero l’avvolge. Forse non ha ancora chiuso i conti con i recenti dolori e delusioni…

D. Aliènor  il personaggio più inquietante ….  anche il nome, così arcano, è un indizio rivelatore ?

R. Effettivamente la storia, nella storia, di Aliènor è come un pugno  nello stomaco per chi legge, perchè nessuno si aspetta che entri in scena un personaggio così. Il nome è importante sì, anche se non intendevo fosse evocativo. Non mi dispiace però l’idea di poterlo accostare a quello della duchessa   Eleonora d’Aquitania (Bordeaux, 1122 – Fontevrault, 1º aprile 1204) battezzata Alienor. Allevata alla corte d’Aquitania, una delle più raffinate del secolo XII, ricevette l’educazione di una giovane nobile del suo tempo, ma imparò a leggere e scrivere in latino, la musica, la matematica e la letteratura e apprese anche a cavalcare e a cacciare. Per l’epoca una donna che tentò di emanciparsi. La “mia”Aliènor è invece fuggita da Parigi e da un uomo, Roy, di cui si era innamorata e che aveva sposato. È un uomo complicato, e lei si era fatalmente convinta che avesse bisogno delle sue cure. Una tentazione a cui non aveva saputo resistere e di cui sconta le conseguenze. La realtà si è manifestata peggiore delle apparenze. Botte, violenze fisiche e psicologiche l’hanno resa fragile e insicura. Nonostante ciò, continua a dirsi che Roy potrebbe ancora cambiare se lei lo amasse di più. Anche ora che è stata costretta a rifugiarsi a migliaia di chilometri di distanza, presso le protettive zie che attraverso l’amore per lei riescono finalmente a confessarsi i segreti delle loro vite.  Solo quando le cose precipitano e quasi viene uccisa dalla furia dell’uomo, riesce a trovare le forze per ribellarsi e per desiderare una nuova vita, accanto a Gianluca che, con pazienza, è riuscito a recuperare la propria sicurezza e fiducia e a restituirle a lei. La storia di violenze subite da Aliènor, purtroppo, è quanto mai attuale. Pur nella sua crudezza, viene però romanzata in maniera tale da non turbare esageratamente.

D. Le  anziane   zie sono   personaggi solo apparentemente marginali…

R. Ha detto bene: apparentemente. Le ho amate molto, specialmente Adriana, fin dal primo momento. Due donne e personalità completamente diverse che, attraverso l’amore per Aliènor, riusciranno a scrollarsi di dosso i loro torpori e riflettere sulle loro esistenze dorate.  Nemmeno loro sono indenni da ferite e sbeccature dell’anima….

BIOGRAFIA      

Dianora Tinti  scrittrice, giornalista, blogger  collabora con riviste e quotidiano e con l’emittente TV9  .

Nel 2007 pubblica il romanzo “Il pizzo dell’aspide” un’appassionante storia d’amore giunto in breve tempo alla sedicesima ristampa (Editore Albatros) Il romanzo viene anche registrato in formato audio per non vedenti, entrando a far parte della nastroteca nazionale dell’Unione Italiana Ciechi

  • Nel Luglio 2009 pubblica il romanzo “Il giardino delle esperidi” (Pagliai Editore) ambientato nella minuscola e selvaggia isola di Marettimo, nelle Egadi
  • Nel 2010 scrive il racconto “Caruso”
  • Nel 2012 pubblica il romanzo “Storia di un manoscritto” (Pagliai Editore) che, per una sorta di attaccamento alle proprie radici, ha come scenario proprio la Maremma, una terra che ancora oggi riesce a sprigionare oscure alchimie e strani poteri

 

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