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Anna Politkovskaja, uccisa per gli articoli contro le ingiustizie

Firenze – Una raccolta di articoli scritti per la testata russa “Novaja gazeta”, di testi inediti e di appunti della coraggiosa giornalista Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre 2006, nell’entrata della sua abitazione a Mosca.

Per questo. Alle radici di una morte annunciata. Articoli 1999-2006”, Gli Adelphi, 2022 è un documento impressionante, uno spaccato nudo e crudo di fatti e avvenimenti reali dall’inizio dell’era Putin, dalla sua ascesa al potere avvenuta nel 1999.

Sullo sfondo delle guerre in Cecenia, del dramma di Beslan, Anna Politkovskaja, professionista e donna, non ha mai voltato gli occhi dall’altra parte, sempre in prima linea per denunciare le ingiustizie, mostrare il dramma del popolo caucasico continuamente oggetto di violenze, torture, persone svanite nel nulla e uccisioni indiscriminate.

E gli abusi di potere, ricatti, carriere militari ottenute per generose concessioni, “titoli e cariche fuori di ogni scala gerarchica. Una vera cuccagna.  L’essenziale è uccidere un qualche ceceno al momento giusto e portare il cadavere dove e quando conviene”.

Sempre in prima linea, con il suo stile tagliente e profondo, teso alla ricerca di una verità, raccontava, attraverso le pagine del giornale “Novaja gazeta”, i risvolti grotteschi dei rapporti tra il potere moscovita, i fedelissimi alla sua politica estrema, ovunque distaccati nel Caucaso, dalla Cecenia, Dagestan, Inguscezia fino a Kabardino-Balkaria e il popolo. Gente ordinaria che subiva ogni violenza. Anna Politkovskaja  non trema di fronte ai mitra spianati dei ribelli al teatro Dubrovka, mentre tratta per consentire agli ostaggi di bere e mangiare. Dalle sue pagine del giornale tutti conoscevano la sua forza e determinazione nel denunciare qualsiasi ingiustizia. Era pronta a dare il suo contributo umano anche durante i fatti di Beslan, se non fosse stata avvelenata, nonostante le sue precauzioni, che gli ha danneggiato la salute e impedito di essere presente durante i terribili momenti delle trattative fino al drammatico epilogo.

Così parlava della sua attività: “È il mio lavoro: andare di villaggio in villaggio, di città in città e chiedere, chiedere, chiedere… Per cercare di capire come vive la gente. A cosa si rassegna. Cosa non accetta.

Il mio lavoro di giornalista è fatto di quelli che definirei sondaggi svolti, per mesi a partire dall’estate del 1999, in tutti i centri abitati della Cecenia. Su un tema essenziale: che fare perché in Cecenia torni la pace?”

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