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Attimi e Infinito: energia poetica a cavallo fra due culture

Grosseto – Attimi e Infinito raccoglie 6 “ partiture”, che non avrebbero, certamente necessità di essere presentate e commentate, perché hanno già ricevuto l’encomio di un Poeta del calibro di Mario Luzi, che ha curato le introduzioni a ben 3 delle” partiture” presenti nella raccolta.

La sua è un’evoluzione dei sentimenti nel tempo e nello spazio infinito, appunto e lasciano ampio terreno alla sensibilità che apre, quasi in modo naturale, ad una sensualità soffusa e designano il fronte centrale della sua ispirazione secondo il diagramma di quella libertà della parola consentita e a cui può accedere soltanto l’Autore Poeta al quale è concesso di porsi in ascolto di una misteriosa divinità interiore.

Le liriche risultano essere tutte esperienze di esistenza toccate dalla magia del momento e che sedimentano il miele dell’inconscio e dell’incanto delle percezioni sensoriali e che, quindi, non appartengono più alla persona Caterina, ma entrano a far parte della conoscenza e del sapere universale, pur nella loro normale incertezza trasfusa proprio nella parola, che concentra nel verso, la sua energia più pura.

Nella Trombetti, questa energia, è tale da convergere in quel punto di fuoco della creatività poetica nel quale l’espressione s’incarna, trasforma la realtà percepibile, vive di una sua autonoma e quasi incontrollabile esistenza, agisce e “ditta dentro”, nella sua scelta pressoché misteriosa, attraversando mille rivoli, palesando nell’autenticità delle eventuali metafore, dei simboli, delle stesse comuni immagini naturali e, a volte scontate, del reale, quella tenace forza dei sentimenti e dei pensieri che invitano a comunicare con la massima, forse anche troppo audace semplicità, le prove sperimentate della “scoperta” di un mondo che a lungo può rimanere segregato, taciuto e riposto in un pudore arcano: il tutto, comunque, ha arricchito in maniera determinante l’interiorità dell’autrice che, con in propri versi, ha saputo ben interpretare il mondo, proprio attraverso se stessa, le personali spinte spirituali, le proprie volontà, le proprie rinunce, le proprie passioni.

Caterina si è posta, di fronte all’umanità, riconoscendo se stessa nel limite del possibile e della ragione di fronte alle grandi sfide frontali della vita, guardate e recepite con tutta la forza degli occhi limpidi di chi sa ben riconoscere, nella tentazione audace del sogno, i ritmi labili e passeggeri della speranza, della nuda e riconoscibile bellezza che si offre, con adesione totale, alla progettualità perigliosa dell’esistenza: perciò i suoi versi turbineranno sempre nella memoria dei lettori, toccando, profondamente, i tasti della condivisione.

Ma desidero ora soffermarmi sul preponderante fatto che i testi, oculatamente scelti da David Tammaro insieme all’autrice e da lui stesso tradotti in lingua inglese, costituiscono un’antologia bilingue di grande interesse: il testo italiano e, a fronte il testo in inglese.

Perché questa scelta? Se ne parla nella nota del traduttore e aleggia in tutta la raccolta: ma anche Mario Luzi ha scritto “Riflessioni sulla traduzione” ponendo l’accento su tale teoria: “ Ho sempre sostenuto che il problema della traduzione fosse da trattare più empiricamente che teoricamente. L’esperienza concreta di tradurre mi suggeriva questa opzione” , mentre Antonio Prete ha scritto: “Traduzione come esegesi”, quale interpretazione critica di un testo finalizzata alla comprensione del significato più intrinseco, mentre la Spaziani, più arditamente,proprio sulla traduzione di poesie, ha scritto: “ Traduzione di poesia come osmosi”. Ben sappiamo che l’osmosi è un fenomeno fisico basato sul principio fondamentale del bilanciamento e la scrittrice parla del tradurre quale influenza reciproca e, soprattutto, come reciproca compenetrazione di idee.

Anche Steiner nel 1975 parlò della necessità, da parte del traduttore letterario in genere, di “rivivere l’atto creativo, perché il tradurre, prima di essere un esercizio formale, deve essere un’esperienza esistenziale”.

Se analizziamo quale può essere lo scopo di colui che si appresta a tradurre un’opera, soprattutto in poesia, ben si comprende una precisa volontà di estendere la conoscenza dell’opera stessa a più vasto raggio, perché tanti possano accostarsi e riconoscersi:  importante è che chi si appresta a tradurre in altra lingua brani poetici abbia  una forte capacità di mantenere vivo il ritmo traduttivo, perché la traduzione puramente letterale può andare a discapito della traduzione poetica, ma, comunque, anche se attentamente compiuta, come afferma il Gadamer, la traduzione è “ pur sempre un’interpretazione, anzi è il compimento dell’interpretazione che il traduttore ha dato della parola che si è trovato di fronte”.

Il Gregory nel suo saggio “ Origini della terminologia filosofica moderna” insiste proprio sull’importanza sostanziale dell’opera dei traduttori, non sempre apprezzati, perché non autori di opere originali, ma altrui e relegati in secondo piano.

Ma al tempo stesso riconosce che tradurre è necessario per la comunicazione, per far avvicinare a concetti vari  persone che provengono da diverse realtà culturali e affiancare i popoli, così che strategia comunicativa e strategia traduttiva coincidano e anche il Lotman sottolinea il rapporto tra cultura propria e cultura altrui come una benefica possibilità di arricchimento, di crescita per  due diverse culture, fecondandosi ed evolvendosi.

Nel confronto interno tra noi e l’altro prende appunto forma la traduzione: certo è che tradurre poesia è estremamente delicato. Si sono occupati di questo anche il sommo poeta Dante nel suo “Convivio”: “…..sappia ciascuno che nulla cosa per legame musaico armonizzata si può de la sua loquela in altra trasmutare, senza rompere tutta sua dolcezza e armonia…” Anche Benedetto Croce si espresse in modo contrario per la traduzione di testi poetici, ma poi, anch’egli stesso ha poi affermato che “ deve essere un atto di amore e, come tale, non ha alcun debito verso la logica e, almeno in parte, è un fatto, comunque, irrazionale”.

E David ha compiuto proprio questo atto di amore, quasi obbedendo a un desiderio imprescindibile di possedere intimamente l’opera della Trombetti e…. infatti….”Fui presentato a Caterina dal mare” E’ già una poesia!!! E poi: “….L’effetto che la sua parola produce è quello della creazione di un intero mondo percettivo”.

La lingua inglese si discosta molto dal nostro idioma, sempre definito dolce e musicale, per cui il lavoro di Tammaro è stato senz’altro difficile e necessario di estrema attenzione per assumere il tono intimo della lirica e rendere un’eco di quella musica profonda che si sprigiona dai versi poetici: non soltanto abilità tecnica, ma soprattutto sensibilità poetica, dote che non manca certamente  in David e che sembra proprio accordarsi con quella della poetessa.

Infatti, nel momento in cui il traduttore traduce una poesia diventa egli stesso poeta, se già non lo è come nel nostro caso, e, perciò, il suo, non può essere un lavoro meccanico, ma” un’Arte” e, quindi, la qualità della traduzione dipende dalla fedeltà al testo, al ritmo e alla musicalità poetica, quindi imperniata sull’eventuale rima , l’eufonia e la morfologia del verso primario, perché lo scopo del tradurre è quello di mantenere, cogliere e trasmettere l’opera originale e il suo messaggio: scopo riproduttivo, quindi, come scrive Apel: “La traduzione è una forma che insieme comprende e dà corpo all’esperienza di opere in un’altra lingua”.

Dopo questo excursus sulla tematica della traduzione, non mi resta che compiacermi con Tammaro per il suo estremo impegno e, certamente, con Caterina Trombetti per la sua capacità poetica davvero esaltante e la sua abilità sottile d’incanto.

 

Giuseppina  Scotti

Giornalista Poeta Critico d’Arte

 

Attimi e Infinito. Poesie scelte 1986-2016

di Caterina Trombetti
(Raccolta antologica – tra cui 6 componimenti inediti –
con traduzione in inglese di David Tammaro e scritti critici di Mario Luzi)

“MOMENTS AND INFINITE”

Pagine 154 / ISBN 978-88-99257-21-7 / Marzo 2017
Collana Myricae – Ed. cartacea: 13,90 euro

 

 

Foto: Caterina Trombetti con il saggista e letterato Giuseppe Nicoletti

 

 

 

 

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