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Breda e il caso amianto: la battaglia di Valentina

Pistoia – Un libro, una tesi di laurea che Valentina, figlia di Marco Vettori, dedica al suo babbo, come si dice qui da noi, in Toscana. ” Quel” babbo che ha perso troppo presto a causa dell’amianto. Marco lavorava alla Breda, allora San Giorgio, l’orgoglio industriale della città di Pistoia. Era un sogno per molti poter far parte della squadra di operai che alle otto in punto udivano la sirena della loro fabbrica ed entravano, fieri di contribuire al grande importante lavoro, ben conosciuto a livello mondiale. Fieri e vittime. Un binomio che stride, che fa a botte con parole come ” sicurezza sul lavoro ” e con valori come ” salute” e ” dignità”.  Non si può morire a causa del proprio lavoro, no.

È inconcepibile, oggi come allora. E Marco questo lo sentiva forte, a pelle. Specialmente dopo la morte di un suo compagno, quasi tra le braccia. Da quel momento decise di agire e di rompere gli argini del silenzio e si recò in Procura per denunciare i fatti. Ad accoglierlo, l’allora PM Giudice Jacqueline Monica Magi. La storia è  ben nota ai più. Molto nota alla figlia Valentina che ha pensato di cogliere il testimone e di continuare a portare avanti la battaglia del padre e non solo. Come scrive nel suo libro: “Morire d’amianto a Pistoia: il caso Breda e l’informazione” , -una battaglia, prima di tutto, di tutti e per tutti i lavoratori- È visibilmente commossa Valentina, fresca di laurea in Giornalismo, quando ci parla della difficoltà nella stesura del suo libro, mi dice :” Rimanere fredda e distaccata non è stato facile per nulla. Io l’ho vissuta in casa questa vicenda. Io avevo quattro anni, ero piccola, vedevo mio babbo Marco sui giornali e non capivo. Sono cresciuta con questa sua lotta ed impegno politico e ho respirato assieme a lui ed alla mia famiglia ciò che lui ha respirato. La paura.”

Lacrime, vere, sentite e miste tra dolore della perdita e commozione per il ricordo di un uomo che ha donato la sua vita, come molti altri, a causa della negligenza di qualcuno, noncurante del pericolo amianto, materiale ben conosciuto all’estero già prima degli anni ’50, anni in cui si affaccia a Pistoia. Potremmo scrivere migliaia di pagine su questa vicenda, finita con l’assoluzione dei dirigenti dell’epoca e la non costituzione di parte civile al processo da parte del Comune, né della Provincia,né di alcun sindacato. Neppure di quello, in primis, che inneggiava fortemente alla verità ed era molto presente in fabbrica. Nonostante Marco lo avesse chiesto più volte ed a gran voce, nessuno si mosse.

E mi fermo qui, nel rispetto di queste morti e di questo grande dolore mai sopito e non rimarginabile se non con l’azione, oggi più che mai, forte e diretta alla verità ed al riconoscimento della malattie amianto correlate. Quando incontrai Marco Vettori, all’epoca Presidente del consiglio comunale di Pistoia, conobbi un uomo forte, sincero e leale. Un galantuomo che dietro la corazza nascondeva una paura folle, quella di finire come molti suoi compagni di viaggio. Una bella chiacchierata , uno scambio di idee e vedute ed un abbraccio furono le ultime cose che ricordo di lui. Poco dopo seppi che stava molto male. La sua paura era fondata. Non solo Pistoia è stata colpita a lutto da questo, ma molti altri luoghi che hanno avuto, diversamente, riconoscimenti tangibili. Valentina nelle presentazioni del suo libro chiede a gran voce giustizia e supporto alle Istituzioni, al Governo ed a chi lo rappresenta. Credo che debba essere accolta la sua richiesta, per lei e per il suo brande babbo Marco. E per tutti i lavoratori.

Foto www.sindacatounaltracosa.org

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