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Cardini contro gli islamofobi e i loro pregiudizi

Firenze –  Il suo avversario polemico sono tutti quei pubblicisti e quegli uomini politici che rovesciano quotidianamente attraverso i media una grande quantità di commenti, appelli, giudizi basati su presupposti  falsi. Insomma contro quello che definisce “Orianesimo” di ritorno, che caratterizza tutti coloro che hanno fatte proprie le tesi del libro “Le radici dell’odio” di Oriana Fallaci e le utilizzano per chiamare  alla guerra politico-religiosa contro l’Islam considerato “una minaccia” ai valori della civiltà occidentale.

E’ un libro altamente raccomandabile quello uscito in queste settimane nella collana Idòla di Laterza: “L’Islam è una minaccia. Falso”, dello storico Franco Cardini. Già nel titolo è messa in evidenza la natura del saggio. Nel dibattito ampiamente riportato dai media prevalgono le tesi secondo le quali siamo “in guerra contro l’Islam”che per sua natura  e per il testo sacro sul quale si fonda, cioè il Corano, è un nemico aggressivo ed implacabile che approfitta della tolleranza e di quella che viene descritta come un’acquiescenza senile verso il nemico storico.

Ebbene queste tesi si basano su presupposti  falsi che sono assolutamente speculari a quelli che fanno parte del bagaglio ideologico dei jihaidisti, che è il termine corretto per indicare gli estremisti  e i terroristi che hanno provocato lutto e morte a Parigi e a Bruxelles. Dunque – spiega l’autore – non è l’Islam il nemico da esorcizzare e da combattere, ma l’ideologia che prende a prestito e stravolge gli insegnamenti  coranici per combattere una guerra che è tutt’altro che santa e ha una matrice politica: “La radice dei mali del mondo attuale è la profonda ingiustizia nella quale l’umanità sta affondando, l’abissale sperequazione che la domina e che ormai l’informazione globalizzata sta rendendo nota a tutti nella sua insensata insostenibilità – scrive Cardini – è il mondo delle oscene, insopportabili disuguaglianze lucidamente denunciate nell’enciclica Laudato Si’ di papa Francesco”.

I terroristi, i foreign fighters, i politischen Soldaten e tutti i seguaci del “brigante califfo al-Baghdadi” devono e possono essere battuti senza cadere nella trappola di “costringerci ad abbandonare il ritmo della nostra usuale vita civile, a vivere come talpe in un sistema di sicurezza cioè di paura continua, a perdere la testa per lo sgomento o per la rabbia fino a commettere gesti inconsulti”. Magari rovesciando tempeste di fuoco che hanno l’effetto soprattutto di  avvicinare ancora di più la popolazione civile ai suoi persecutori.

Ogni capitolo del libro-pamphlet è dunque la confutazione basata su una rigorosa analisi e un solido impianto storico scientifico dei pregiudizi degli “islamofobi in servizio permanente effettivo” che in modo preoccupante stanno mitridatizzando l’opinione pubblica europea.  Il più pericoloso dei quali è quello che considera i  musulmani come un’unica compatta massa di 1,5  miliardi di persone “la maggioranza delle quali alquanto male in arnese e anzi minacciata da un progressivo processo di proletarizzazione” che  si appresterebbe a conquistare il mondo.  Invece quella massa è percorsa da spinte e aspirazioni diverse spesso contraddittorie fra loro tra jihad e Coca Cola, tra Corano e  business, tra chador e niqab, Gucci o Valentino. “Una realtà polimorfa attraversata da paradossi continui e per un verso in grave e profonda crisi di contraddizione, per un altro in ora straordinaria, ora ambigua crescita”.

E come argomenti generalizzano casi particolari, certo drammatici e terribili, ma che spesso sono fenomeni di natura diversa, senza alcun denominatore comune e nei quali la religione viene sbandierata in modo del tutto strumentale. Al contrario, non bisogna dimenticare mai gli errori e le prepotenze che la ragion di stato petrolifera dei paesi occidentali ha commesso in Medio oriente che è all’origine dell’odio dei  mujiahiddin armati e coccolati quando si trattava di combattere l’espansionismo sovietico e poi abbandonati e combattuti quando lo scopo è stato raggiunto.

Per evitare di rimanere impigliati negli argomenti errati e poco informati, occorre diffondere una vera conoscenza del mondo islamico, delle sue diverse correnti ed espressioni religiose: dell’impatto di prima grandezza, per esempio, che sugli equilibri geopolitici e dunque sull’attuale conflitto produce la rivalità fra Arabia saudita e Iran, la “fitna sunnito-sciita”.

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