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Dalle stanze del cucito echi di segreti inconfessabili

Firenze – Verso la fine dell’Ottocento, il corredo da sposa, i vestiti, le camicie da notte e tutto ciò che di tessile serviva in casa era fatto dalle sarte e dalle ricamatrici. Le attività sartoriali da donna non prevedevano di vestire gli uomini “… nessuna donna era ammessa a lavorare in quel campo, forse perché le esigenze del pudore vietavano loro di toccare i corpi maschili per prendere le misure…”.

In quei tempi le origini umili non permettevano ai bambini di correre dietro ai loro sogni infantili, così una bambina di sette anni, la protagonista del libro di Bianca PitzornoIl sogno della macchina da cucire”, Bompiani Editore, inizia subito a fare piccoli lavoretti di cucito sotto l’occhio esperto della nonna conosciuta in città per la sua bravura.

Entrambe sopravvivono in due stanzette, grazie alle pulizie che la nonna fa tutte le mattine. La bambina cresce e acquisisce un mestiere che la porta a conoscere la realtà che le ruota intorno. Va con la nonna nelle case delle clienti, dove si fanno confidenze, chiacchiere, ma viene richiesto il massimo della discrezione. Il suo lavoro di cucitrice le fa conoscere donne con piccoli e grandi segreti, eventi e storie celate all’intero paese, scandali che sconvolgono la quotidianità.

Ne esce un ritratto della società del tempo in versione femminile, visto attraverso gli occhi di una sartina a giornata. La giovane impara a convivere con quell’ambiente e progredisce, ormai non più analfabeta, con qualche sogno nel cassetto. Quello che più desiderava è possedere una macchina da cucire, il congegno moderno che permette di migliorare la qualità della sua vita sollevandola dalla routine.

Il suo lavoro costante, non solo una necessità per sopravvivere, ma con la sua capacità di imparare sempre delle novità, nel modellare e cucire, porta la giovane a conoscere tante donne di estrazioni sociali diverse, la marchesina Ester con la quale nascerà una bella amicizia, miss Lily, donna Licinia, le sorelle Provera. Ciascuna ha qualcosa da nascondere e da scoprire e lei, sartina a giornata, si rivela una docile, utile collaboratrice. Con le donne di umili condizioni invece condivide pane, sogni e speranze. Per questo spesso si trova in tante situazioni diverse, dove solo il suo buon senso e le sue non comuni capacità umane riescono a farla apprezzare. Pian piano anche lei si troverà ad affrontare la vita da protagonista, a conoscere sulla sua pelle il valore del cambiamento.

La Pitzorno disvela un mondo, dove la speranza scioglie il carico di povertà che accompagna i giorni di questa donna, sempre pronta vivere con coraggio le occasioni, adattandosi a quello che la sorte le offre senza smettere immaginare un futuro migliore.

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