after festival reggio emilia
logo stamptoscana
badzar
after festival reggio emilia
badzar

Dialoghi in rete di un magnifico “influencer”

Firenze – Non è giusto, anzi, è molto pericoloso lasciare i social media nelle mani di impostori, gente in  malafede, polemisti perditempo o di persone che semplicemente parlano di cose che non conoscono.

Nel grande mondo di Facebook, Twitter, instagram etc. è bene che sia ben presente come “influencer” anche chi difende i valori dell’onestà intellettuale, della conoscenza, del lavoro ben fatto, della missione fondamentale della cultura e del suo presidio più importante,  l’università.

Dunque fa bene Luigi Dei, rettore dell’Università d Firenze, a postare riflessioni, racconti, suggerimenti, proposte che entrano nel grande gioco dei commenti e delle condivisioni e creano flussi di energia positiva all’interno di una società virtuale che è specchio dei difetti e delle carenze di quella reale.

Da chimico qual è, dunque cresciuto a pane e atomo, Dei ha scelto di non abbandonare le sue riflessioni solo alla rete e ai bit, ma ne fa dei volumetti illustrati e ben curati, un “Diario Social di un Rettore” in più puntate, la seconda delle quali è uscita in questi giorni con la Firenze University Press, i cui proventi saranno devoluti dall’autore a progetti di divulgazione scientifica.

Diffidenza della generazione dei pre-nativi digitali per la parola online? Se verba volant, ancora di più appaiono impalpabili e effimere quelle affidate all’elettronica binaria. Muove invece l’autore l’obiettivo di uscire periodicamente da un mondo troppo affollato nel quale alla fine ciò che si vuole dire annega in un  mare di commenti, slittamenti più o meno consapevoli dal tema centrale proposto.

“Dopo poche ore – scrive nelle pagine introduttive –  il contenuto delle micro-riflessioni annegava nel rumore infinito del déjà vu e pertanto perdeva ogni valore di testimonianza, a causa di un’obsolescenza insita nei meccanismi che governano la rete”.

Sta di fatto che un libro ben fatto crea un ambiente di idee, di concetti di storie che impone al lettore interessato uno stop alle infinite varianti e alle infinite eccezioni che si sprigionano sul web e lo costringono a riflettere. Per poi, se vuole, riprendere la discussione sui social, ma con ben altra consapevolezza di ciò di cui parla.

Nella sua attività di dialogante social Dei  si presenta con l’identità forte e orgogliosa di un uomo che ha scelto per passione e vocazione la missione dell’insegnante, figura essenziale di una società che vuole essere libera, aperta e attenta alla persona: ai suoi bisogni materiali e spirituali e ai suoi diritti. L’essere docente e magnifico rettore è per lui solo una variante, neanche la più importante, dell’essenziale  rapporto fra maestro e allievo .

Per questo, accanto a tante riflessioni sull’Università, la sua natura, il suo ruolo nella società, l’autore cita personaggi importanti nella storia della scuola italiana, a cominciare da Alberto Manzi , “meraviglioso maestro”  al quale dedica un omaggio che va “a tutti gli educatori, dai nidi più sperduti alle Università più famose, e alle allieve e agli allievi di ieri, di oggi e di domani”.  C’è anche Gianni Rodari, che l’autore porta a illustre testimone della “gioia di imparare”.

Gran parte delle riflessioni sono ovviamente incentrate sull’ateneo e la ricerca , “una magnifica fabbrica pubblica di idee, pensiero, scoperte, invenzioni, innovazioni e trasmissione di conoscenze”. Tanti sono gli esempi da lui citati di scienziati e studiosi che hanno accompagnato l’eccellenza del loro lavoro con una umanità piena e profonda. Sono aspetti che non possono essere disgiunti, visto che la scienza e dunque il progresso umano va avanti solo se ci si avvicina con “passione e ragione, generosità e curiosità”. Con una mente aperta e una grande onestà intellettuale nell’affrontare il mare sconfinato dei “riccioli”, i punti interrogativi che fanno progredire la scienza.

Formazione, cultura e ragione sono ingredienti necessari, ma non sufficienti: “Il nostro ruolo è quello di condurre battaglie civili e culturali a viso aperto e con tutta l’energia intellettuale di cui siamo in possesso”. Ed è questa la quarta missione dell’Università: “Una istituzione volta a riportare sempre sul palcoscenico dell’attualità proprio i i temi de civismo, della crescita sociale  e dell’impegno civile”.

Numerosi i post che meritano di essere letti, come i due racconti che vedono protagonisti due allievi, Amir e F., che aprono e chiudono il volume. Altri confermano il talento dell’autore nel sapersi muovere con competenza fra arte, soprattutto la musica, scienza, letteratura.

Lo fa con quel taglio  che utilizza il meglio della cultura “pop” per parlare ai suoi allievi e ai suoi lettori. Non bisogna temere mai che l’alta cultura si “abbassi” o addirittura si “incanaglisca” con i miti, le immagini e i riti della società della comunicazione. “Sì mi piace la parola popolazione – scrive nel post “Quattro parole” – mi piace la radice popolo, perché richiama il grande tema della comunità che si arricchisce per la presenza solidale di tante individualità”.

Print Friendly, PDF & Email
Translate »