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Elena De Blasio: i giovani e la vita in 55 pensieri poetici

Firenze – L’opera prima di una giovane poetessa fiorentina, Elena De Blasio, dal titolo è molto accattivante, “Magari fossi nata stronza – Taccuino d’amore per cuori nostalgici“, un libro pubblicato dell’editore thedotcompany di Reggio Emilia. 

Elena ha 33 anni, ha viaggiato parecchio e scritto molto. Adesso abita a Milano, dove lavora come commessa di una  grossa libreria in una centro commerciale. Vive dunque di libri e tra i libri. La sua vena poetica nasce da “qualcosa che le esplode dentro a dispetto di tutto”, altrimenti non avrebbe scritto questi versi secondo la raccomandazione di Charles Bukowski che l’autrice cita in epigrafe del volume.

Si tratta di una raccolta di 55 poesie, una selezione delle tante composizioni che ha scritto fin dalla tenera età. Sono altrettanti momenti dell’animo di una ragazza intelligente e sensibile che, a differenza dei suoi coetanei, ha avuto la fortuna di possedere un mezzo per esprimerli. 

Proprio per questo ne diventa la voce. I suoi versi comunicano non solo emozioni e sentimenti individuali, ma sono il canto a volte doloroso, a volte pieno di speranza, di un’intera generazione.

Ci perdiamo tessendo il futuro, immediato e prossimo, come in un  libro dagli infiniti capitoli. Fino al brusco risveglio“, scrive. Che cosa sognano Elena e la sua generazione?

Sognano soprattutto autentici sentimenti umani, come l’amore, e non riescono ad abituarsi alla loro caducità: “Se solo sapessero quanto è labile l’arte del cuore…; oppure: “Questo strano tempo dove i sentimenti sono una chimera“. Si interrogano sul futuro di un’esistenza che vorrebbe incontrare una felicità che percepiscono come irraggiungibile e che alla fine si trasforma nell’impietosa esperienza della solitudine. Cercano di andare a fondo delle loro insicurezze, capirne il significato e superarle. 

“Che colore ha la felicità? Troppi pensieri , troppe domande”. Importante, però, alla fine è non mollare. Una delle poesie più belle porta il titolo “Una perfetta idiota”: Ciò che di bello hanno i perfetti idioti è che non mollano mai”.

Elena non molla mai dunque. E torna a scrivere e a raccontare se stessa, ben sapendo che la poesia è qualcosa che ti sfugge appena l’hai creata: “Non è in te, non è in me, ma è nello spazio che ci divide“.

Ma più di tutto la poesia aiuta Elena a sopravvivere fra una stazione e l’altra di un viaggio che non si sa dove porterà: l’attesa di qualcosa che si intuisce e che forse non arriverà. Intanto bisogna ringraziare l’editore, il quale crede nella poesia e nei giovani che, in un mondo affollato di strumenti di comunicazione, scelgono l’unico che ci costringe a guardare il mondo con  altri occhi. 

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