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Estate del ’44: storia di famiglie sconvolte dalla strage del Padule

Firenze – E’ davvero sorprendente la varietà dei metodi di approccio che la prima generazione del dopoguerra sta utilizzando per ricostruire la storia della propria famiglia. Si può procedere pubblicando diari e documenti che in qualche modo mantengono una loro completezza e una loro unità. Si può procedere con ricordi autobiografici nel quale inserire spezzoni di vita vissuta che tornano alla memoria. Oppure attraverso una vera e propria indagine basata su documenti e testimonianze, confronto delle fonti con le conferme frutto di lunga e meticolosa ricerca.

Naturalmente questa è la strada preferita da chi nella sua vita professionale ha maneggiato con cura materiali storici come Giovanna Lori, che per tanti anni ha insegnato materie letterarie. Ed è quella che sollecita nel lettore non solo la passione della scoperta di vite vissute che hanno anch’esse più o meno contribuito a formare il suo universo di valori ed emozioni .

Il libro “Era l’estate del ‘44” (Nardini Editore) accompagna il lettore passo dopo passo, documento per documento, personaggio per personaggio  in un’inchiesta condotta con ritmo da detective che non ci si aspetta da parte di chi si appresta a raccontare della propria famiglia. Qui i tempi sono diversi, qui si parla di esistenze vissute nel dramma e nel pericolo, negli anni dell’occupazione tedesca, della guerra civile fra fascisti e partigiani, della lotta per la liberazione di Firenze .

Una di queste vite, quella di Alessandra Nicole Settepassi, uccisa dalle truppe tedesche in ritirata al Padule di Fucecchio insieme ad altre 11 donne, due bambini e un ragazzo. Era il 23 agosto 1944. Una delle tante stragi nazifasciste che hanno insanguinato la Toscana. Al Padule i tedeschi intendevano vendicarsi del ferimento di uno di loro. Nella loro furia assassina trovarono mogli e figlie, perché i padri e i mariti si erano rifugiati nei canneti: fino a quel momento vi erano stati infatti solo rastrellamenti di braccia maschili per il lavoro forzato in Germania.

La tragica sorte di Sandra (figlia del cugino del padre dell’autrice) e il breve corso della sua vita a contatto con l’ambiente degli anni della formazione scolastica, “l’Istituto della Santissima Annunziata del Poggio Imperiale”, cuore narrativo del volume, è  al centro della grande tela di relazioni, personaggi, parenti e amici, intessuta dipanando un filo apparentemente esile: una citazione del padre incontrata nel libro Disegno della Liberazione italiana (1950) di Carlo Ludovico Ragghianti presidente del Comitato Toscano di Liberazione nazionale (CTLN), consultato per tutt’altra curiosità storica.

Si tratta di una lettera che Piero Lori aveva inviato al Comitato per denunciare le manovre volte a destabilizzare l’azione dei partigiani fiorentini alla vigilia del ritiro delle truppe naziste da Firenze, da parte di un alto ufficiale del tramontante regime fascista che dichiarava di avere un mandato del maresciallo Badoglio.

Giovanna decide di approfondire quell’episodio, consulta carte, interroga storici e figli di protagonisti. Progressivamente mette in  luce un’incredibile “ghirlanda fiorentina” di compagni e amici di gioventù che le leggi razziali, la guerra con le scelte drammatiche che impone, trasformano in nemici senza pietà.

Al centro di queste terribili vicende ci sono loro i Lori, i Vannucci, i Settepassi, una costellazione di famiglie che è più o meno indirettamente collegata con altri nuclei storici dell’alta borghesia e della nobiltà di Firenze.

Ma è il ricordo di Sandra Settepassi, morta innocente, ciò che dà valore e sostanza alle loro esistenze. Il libro si raccomanda per lo stile che unisce l’oggettività di una meticolosa analisi storica con la curiosità e la passione di chi va alla ricerca delle radici della propria esistenza.

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