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Giocare con le parole: il mondo appassionante del rebus

Firenze – Per chi non ha mai concepito una particolare passione né curiosità per i giochi enigmistici ecco un libro che contiene tante sorprese. Si parla di rebus, uno dei più classici rompicapo della Settimana Enigmistica, quello che con lettere (grafemi) e disegni (chiavi) chiede l’individuazione di una frase a senso compiuti: “una sequenza testuale dotata della caratteristica straordinaria della equivocità”.

Lo ha scritto Pietro Ichino, soprattutto moto per essere uno dei più autorevoli maestri di diritto del lavoro, più volte parlamentare, con un titolo e una grafica di copertina che introduce direttamente nel mondo del “giocare con le cose”: “L’ora desiata vola – Guida al mondo dei rebus per solutori (ancora) poco abili” pubblicato da Bompiani nella collana “Amletica Leggera” diretta da Stefano Bartezzaghi.

L’immagine disegnata da Maria Ghezzi che ha dato un contributo ineguagliato al mondo dei rebus “per quantità e soprattutto per qualità”, mostra un tizio che non trova nulla di meglio da fare che radersi a tavola. Con il grafema LO viene fuori una frase all’inizio incomprensibile, poi tagliando e ricomponendo le sillabe, ecco che ne viene fuori un’altra di senso compiuto completamente diversa da quella rappresentata dalla vignetta.

Quello che si rade a tavola è la porta d’ingresso di un mondo che richiede conoscenza delle parole e delle loro sfumature  (una delle condizioni è data dalla presenza di parole con doppi o tripli significati) fantasia e il gusto della scoperta. Quando compare (sì è proprio un’apparizione) la soluzione la soddisfazione dell’enigmista è impagabile e fa parte delle piccole gioie della vita quotidiana. Aiutare chi ne è escluso a godere di questa felicità ludica è appunto l’obiettivo dell’autore che ha scritto il libro “per i nipoti e per chi non ha ancora assaggiato i piaceri raffinati del mondo dei rebus”.

Ichino ha costruito il manuale per aspiranti “rebussisti” con il rigore scientifico che ha sempre contraddistinto la sua attività professionale. Si parte dalle regole base e i rebus più facili, quelli che i grandi enigmisti nemmeno prendono in considerazione, si indicano fonti e si rende omaggio ai maestri di quest’arte e, capitolo dopo capitolo dopo averci trasmesso gli strumento giusti, ci porta ai giochi più difficili e complicati fino a quello difficilissimo (figura 81) con il quale rende omaggio a Maria Ghezzi.

Del resto il suo lavoro, solo apparentemente “leggero”, è anche un affettuoso riconoscimento a coloro che lo hanno introdotto all’arte delle parole.  In una famiglia tutt’altro che portata a cercare pretesti per “ammazzare il tempo”, l’autore fu iniziato soprattutto dallo zio Giangiotto Pellizzi a quanto il gioco “sia al tempo stesso appassionante e necessario per la padronanza della lingua”. Ma attenzione, avverte, non si tratta di un’attività aristocratica e meritocratica, anzi prevale il tratto democratico: “Non tanto e non solo perché esso premia in qualche misura anche chi conosce l’attualità dello sport e dello spettacolo, quanto perché in realtà esso non esclude nessuno ed è per tutti anche strumento di apprendimento nel campo della logica della frase , oltre che in quella del vocabolario”.

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