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Gli ultimi anni di Carmelo Bene nei ricordi della sua compagna

Firenze – Non è mai facile il racconto di un amore condiviso e convissuto totalmente. Soprattutto quando la storia ha un’unica visione prospettica, per un banale gioco del destino. Otto anni di ricordi in un libro. Così Luisa Viglietti sceglie di ricordare la sua vita insieme a Carmelo Bene, uno dei più grandi artisti dello scenario teatrale nazionale e internazionale del secolo scorso, attraverso le pagine di “Cominciò che era finita”, Edizioni dell’asino, 2020. A metà tra una devota narrazione intima e un reportage fedele dei tanti eventi, progetti e iniziative del vulcanico Bene, il libro restituisce al mondo la quotidianità dell’uomo e al tempo stesso la straordinarietà del suo pensiero creativo.

Inizia con una data, il 27 giugno del 1994, quando Luisa incontra Carmelo. Lei, costumista, ha un colloquio di lavoro con il Maestro per un progetto teatrale, Hamlet Suite, dopo qualche anno di assenza dalle scene. Dopo poco l’autrice diventa la compagna, amica, sodale di un’esperienza unica, condividendo con Carmelo Bene tutto, i giorni, i pensieri, i progetti, gli amici, le case, i libri. I desideri di un grande uomo che portava avanti il suo modo di essere eccezionale con tutte le fragilità legate all’esistenza, all’individualismo sfrenato. Una figura pubblica, come nel privato, difficile, cinica, esigente, incontentabile.

All’inizio “Mi adeguai alle sue regole che erano lontane anni luce dalle mie… In qualche modo, avevamo bisogno l’uno dell’altra, Carmelo cercava qualcuno che si dedicasse solo a lui, io cercavo qualcuno che mi facesse sentire necessaria”. Scrive Luisa Viglietti.

Durante la bella lettura, si scoprono i lati di Carmelo Bene meno conosciuti ai più.  Le sue scelte alimentari per esempio. Oppure i ritmi dei giorni e delle notti. L’attaccamento alle medicine, ai medici… e ai suoi circa seimila libri.  Le nottate trascorse davanti alla televisione, poi il sonno all’alba fino a mezzogiorno, salutato con un caffè abbondante, i pomeriggi dedicati alla lettura, al lavoro o ai progetti. Infine, “Verso sera assecondando il rito chiamava al telefono il suo fornitore di pesce… lo interrogava a lungo per avere una descrizione dettagliata della specie e il peso, doveva essere gigante… Una volta stabilito il pesce, si poteva mediare, trattare una resa seguendo i gusti degli ospiti”. Le sere erano scandite dai pranzi luculliani, fatti di chili di pasta, scatole di pomodori pelati, tanti chili di carne, a Roma, e pesce a Otranto, spesso circondato dagli amici di sempre. Non c’erano verdure nella sua dieta.

Il tempo e la conoscenza reciproca aveva cambiato entrambi.  “Avevamo raggiunto un equilibrio perfetto, con il mio sostegno si sentiva forte abbastanza da affrontare nuove sfide, eravamo sempre insieme, ci scambiavamo gli abiti di casa e qualche camicia…”. Poi la fine di un sogno, la cancellazione della fondazione, fortemente voluta da Carmelo Bene, le battaglie legali. Ma la realtà di un legame è indelebile, resiste al tempo e agli uomini.

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