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I giovani e le paure del nostro tempo: “primo, ascoltarli”

Firenze – L’età matura è segnata dalla consapevolezza del male e della morte e dalla capacità di trasformare in positivo le proprie angosce esistenziali, la paura di vivere. In età classica i giovani ateniesi venivano accompagni a Eleusi per partecipare a una cerimonia che li spingeva fino al culmine della paura che poi esorcizzava con l’esperienza della rinascita e della consapevolezza della intima bellezza dell’essere natura. In età cristiana i giovani vengono a contatto con il modello della Passione e della Resurrezione, della Fede  come elemento formativo essenziale per affrontare il dramma ciclico della vita.

Nella società secolarizzata, tuttavia, questo modello non entra più profondamente nell’esperienza dei giovani. Il mondo dei consumi e del benessere cerca di tenerli lontani da qualunque riferimento alla sofferenza e alla morte, salvo poi mostrare attraverso tutti i possibili canali di comunicazione  esplicite immagini della guerra, del terrorismo, della violenza. Accanto a loro ci sono adulti a loro volta impauriti da trasformazioni epocali che mettono in crisi sicurezze e certezze che si basavano soprattutto sul rifiuto di guardare al di fuori, laddove l’umanità si esprime nella fragilità e nella limitatezza, nella sua essenza tragica.

Un’insegnante, Rosalba De Filippis, osserva questi ragazzi disorientati, che esprimono i loro tormenti con segnali come quel continuo ansioso bere alle bottigliette d’acqua: “Mi domando se non si tratti di un bisogno di mandar  giù qualche cosa che altrimenti rimane come incastrato, incistato nella gola”, scrive.  Come se volessero sciogliere un nodo che li opprime: “Quello della  paura, della loro e delle nostre paure”.

Che parli dunque chiaro l’educatore, che affronti questo tema, che chiami la paura con il suo nome, che offra gli strumenti per conoscerla e dominarla. Perché è l’unica strada per prendere possesso forte e consapevole dell’essere uomo e donna: “Le paure si smantellano in primo luogo ascoltandole”.

E’ questa la molla che ha spinto Rosalba a realizzare un libro, Paura – Intellettuali e artisti sulle angosce del nostro tempo (Edizioni della Meridiana 2016), che raccoglie le riflessioni sul tema: ”Un coagulo di testimonianze che possano in qualche modo – scrive – agire su quello strato indurito della coscienza dei ragazzi, talvolta sotto forma di ulteriori domande, in altri casi come parabole o semplici attestazioni del proprio operato, oppure in veste di studi rigorosi e illuminanti”.

Sono scritti che affrontano da punti di vista diversi le angosce del nostro tempo: da quello dell’artista, del poeta a quello del sociologo e dell’urbanista. C’è una testimonianza diretta della lotta vittoriosa contro la paura della morte: Alessandro Moscè, poeta e critico letterario, racconta della grave malattia che lo aveva colpito a tredici anni  e come è riuscito a gestire la consapevolezza della condanna apparentemente ineluttabile grazie all’identificazione con un famoso giocatore di calcio: “Il campione come simbolo di vittoria, uno spazio di leggerezza come naturale antitesi alla malattia, così da annientare il terribile horror vacui”.

C’è l’altra faccia della paura che ne è il complemento. Ed è la falsità, l’ipocrisia, l’incoerenza, di chi offre ai giovani ritrovati posticci, comode vie per sfuggire al mal di vivere. Uno degli scritti più interessanti è “Lo spaventoso Omino di Burro”, nel quale Alessandro Zaccuri, giornalista e scrittore, prende l’inquietante personaggio di Collodi che accompagna Pinocchio e Lucignolo al Paese dei Balocchi, come l’ingannatore della buona fede dei giovani ai quali prospetta  “tenero e untuoso” una vita di allegria e leggerezza priva di fatica e depurata da ogni sensazione di timore. Pinocchio avrebbe dovuto avere paura di lui: “Non andrà a finire che la paura è una virtù? No, ma a volte non è neppure un difetto. Una considerazione che vale in tutti i casi in cui si ha a che fare con uno dei tanti Omini di burro che si aggirano nel mondo. Non si impara mai troppo presto a conoscerli  e riconoscerli, loro e le loro menzogne”.

Il libro offre anche un altro importante spunto di riflessione nell’individuare i contenuti concreti della paura. “Molto spesso, – dice la curatrice – nel mio lavoro di insegnante, mi sono accorta che la manifestazione di pregiudizi e le diffidenze verso l’ “altro” e il “diverso” sono frutto della paura.  Paura di ciò che non si conosce. C’è, in questo senso, tutto un lavoro, di carattere culturale, educativo e umano, da portare avanti”.

E’ il tema della paura come “sentimento sociale” che al centro del saggio Fabio Dei, docente di antropologia culturale: ”Le nuove paure – scrive – sono legate allo sbriciolamento delle forme classiche di integrazione degli individui nella società”. E’ questa la “paura del diverso” che non si supera con stereotipi e condanne politicamente corrette ma, prendendola sul serio, occorre “comprenderne le basi esperienziali profonde e non pretendere di ridurle a mera irrazionalità o ideologia”.

 

Il libro sarà presentato il 3 ottobre 2016 presso la Libreria Feltrinelli (via Cerretani, 40 r, Firenze) con la partecipazione, accanto alla curatrice, del giornalista e saggista Wlodek Goldkorn, dello scrittore e poeta Davide Rondoni e di Andrea Ulivi delle Edizioni della Meridiana.

 

 

 

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