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Il Cubo di Horus: “Nonna Benedetta, scriviamo insieme una storia”

Roma – Presentato a Roma “Il Cubo di Horus”, il racconto fantasy di StampEditore scritto da una nonna con il suo nipote: Benedetta Gentile e Olmo Sartori. Questa la recensione di Ernesto Perez giornalista dell’Ansa.

Forse per la prima volta nella millenaria storia della letteratura, una nonna e il suo nipote di 14 anni hanno scritto insieme una favola per bambini che può sedurre anche gli adulti, grazie a uno stile narrativo asciutto ma pieno d’immaginazione e a un complesso di idee strepitose che lavorano e innovano sui tipici luoghi comuni del genere.

 “Il cubo di Horus” di Benedetta Gentile e Olmo Sartori (Stamp Editore, Firenze, 13,90 euro) è un libriccino di 120 pagine, stampate a caratteri grandi, divise in 27 brevi capitoli di non più di due/tre pagine che raccontano le avventure di Nicolas e Irina, due orfanelli russi (o per meglio dire sovietici), figli di genitori morti “per la libertà” (purghe staliniane?) rinchiusi in un orfanotrofio di Novo Bir, nella lontana Siberia.

Insieme dovranno lottare contro l’amministratore dell’orfanotrofio, che vuole impadronirsi dell’ingente eredità che ha lasciato il nonno dei bimbi, arricchitosi negli Stati Uniti, e contro un poliziotto corrotto ma, col concorso di un paio di maghi, riusciranno a sconfiggerli e nel frattempo, a rompere l’incanto di una montagna ghiacciata che nasconde un immenso tesoro e  di un gruppo di maghi buoni che, incautamente, si erano fatti ibernare nello stesso incantesimo.

Il progetto letterario è nato quando Olmo ha chiesto a nonna Benedetta di scrivere insieme un libro per bambini che dovrà avere una forma letteraria che lui non è in grado di inventare. “L’idea di scrivere insieme a Olmo una favola per bambini mi ha conquistato subito” dichiara nel prologo l’autrice, giornalista dell’agenzia ANSA e corrispondente di “Il Sole-24 ore” e altre prestigiose testate.

 “Ma quando lui mi ha tratteggiato l’intreccio con la Siberia gelata, le  montagne incantate, i maghi buoni e cattivi, i boschi, i torrenti e i lupi, mi sono resa conto che faceva sul serio”, aggiunge Gentile. Da quel momento si sono messi all’opera, comunicando tramite email e chiedendo la nonna al nipote l’approvazione di ogni capitolo ed, eventualmente, facendo i cambiamenti richiesti da lui  quando non lo convinceva che la soluzione proposta da lei era la migliore.

Ad esempio, quando in una mail Olmo vuole più suspense e più inseguimenti, Gentile s’inventa il personaggio del poliziotto corrotto che segue i passi di Nicolas e Irina grazie alle piste che loro, senza volerlo, lasciano dietro di se. E aggiungendo quello di un avvocato americano incaricato dal nonno degli orfanelli di consegnarli l’eredità, che perseguita il persecutore, il tutto raccontato con linguaggio semplice ma non semplicistico.

I due autori, finalmente, hanno deciso di lasciare aperto l’inevitabile happy ending, in modo di essere pronti per un’eventuale seguito.

 

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